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IL SECOLO XIX del 15 maggio 2006

San Martino dice no al vino

SANITA' Applicata una legge del 2001. Il direttore Cosenza: «La salute dei dipendenti viene prima di tutto»
Da oggi vietato anche il bicchiere a pasto nella mensa dell'ospedale

    Un bicchiere di vino a pasto? Da oggi sarà un pallido ricordo per i dipendenti del San Martino. Tra le prime ad adeguarsi alle disposizioni del decreto antialcol, che ha individuato tutta una serie di categorie di lavoratori che non possono permettersi il "cicchetto" a pasto, la mensa dell'ospedale cancella la carta dei vini e delle bevande alcoliche. Ad accompagnare il pasto dei dipendenti del San Martino solo acqua e bibite. Neppure la birra, anche quella all'indice.
    La legge che proibisce il consumo di alcol sul posto di lavoro risale al 2001: lo stabiliva l'articolo 15 della legge 125/01.

    A marzo, dopo cinque anni di attesa, si è passati dalla grammatica alla pratica, con la definizione del decreto attuativo dei ministeri del Lavoro e della Salute e l'intesa Stato-Regioni per individuare le categorie per le quali è pericoloso (con l'obbligo del datore di lavoro di controllare che ciò non avvenga) dissetarsi con bevande alcoliche durante l'orario lavorativo. E, ovviamente, un ospedale grande e importante come il San Martino annovera parecchie di queste categorie ad alto rischio, dalla più banale che in un ospedale può essere quella dei medici e dei chirurghi a quella meno scontata degli elettricisti. Comunque sia, per non fare figli e figliastri tra chi può concedersi un bicchiere di vino e chi non potrebbe per legge sentirne neppure l'odore, la direzione generale del San Martino ha deciso una strategia radicale, obbligando la "Serenissima", la Spa che gestisce la mensa ospedaliera (da qualche giorno accessibile anche al personale universitario), ad eliminare il vino e la birra dalle sue proposte.
    «Ci siamo adeguati a quello che dice la legge, d'altro canto siamo in un ospedale e la salute, che sia dei nostri utenti o del nostro personale, viene prima di tutto - commenta il direttore generale Gaetano Cosenza - Il provvedimento, comunque, riguarda solo la mensa dei dipendenti, perché ai pazienti il vino non era somministrato». Con buona pace dell'eterno dibattito tra medici e ricercatori che, parlando di antiossidanti e simili, affermano che un bicchiere di vino (rosso) fa bene e previene le malattie cardiocircolatorie. «A casa propria si può anche bere un bicchiere di vino a pranzo se poi non si deve lavorare rientrando nell'elenco delle categorie ad alto rischio - prosegue Cosenza - ma sul luogo di lavoro bisogna rispettare la legge e la normativa di sicurezza, soprattutto quando oltre alla propria salute si può mettere a repentaglio quella degli altri. Inoltre questa legge impone al datore di lavoro il compito di vigilare.
    Eliminare la carta dei vini dalla mensa del San Martino non porterà, però, ad una diminuzione dei costi per l'ospedale anche perché la "Serenissima" ha annunciato all'amministrazione che sostituirà le bevande con gradazione alcolica con una più ampia varietà di bibite.
    Sull'applicazione della normativa sui luoghi di lavoro sarà chiamata a vigilare la Asl attraverso il suo "braccio armato", l'Unità operativa che si occupa di prevenzione e sicurezza sul lavoro che annuncia controlli severi, soprattutto nei cantieri edili.
Alessandra Costante

 

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