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Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento
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L’APPROCCIO ECOLOGICO-SOCIALE DI VLADIMIR HUDOLIN: UNA NUOVA EPISTEMOLOGIA PER I PROBLEMI ALCOLCORRELATI Guido Guidoni e Angela TilliModello medicoNonostante che l'idea dell'ubriachezza abituale come malattia fosse già presente in Rush nel 1700 e che all'inizio del 1800 fosse stato descritto il quadro clinico del delirium tremens, la prima descrizione dell’“alcoholismus chronicus”, come specifica sindrome, risale al 1849 ad opera del medico svedese Magnus Huss13. Tuttavia, solo nel '900, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, gli alcolisti cominciarono ad essere sottoposti a cure specifiche, tra le quali anche le diverse terapie psichiatriche allora disponibili come l'elettroshock, la lobotomia, i sedativi, il decondizionamento. Fu però solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che si affermò il concetto dell'alcolismo come malattia. All'affermarsi di tale modello contribuì in maniera decisiva il movimento degli Alcolisti Anonimi (AA) il quale, nato nel 1935 negli USA, sostiene che l'alcolismo è una malattia né più né meno di come lo è, per esempio, il diabete, prescrivendo agli alcolisti la completa astinenza dall'alcol e definendo nel contempo l'alcolismo come una malattia cronica contro la quale bisogna lottare per tutta la vita: non esiste una dose sicura, che non rappresenti un rischio per la salute di un alcolista e che non lo porti in seguito alla compulsione a bere. Tuttavia, per i non alcolisti bere non rappresenta un rischio poiché la causa del problema è nella "malattia" dell'individuo e non nella sostanza in sé14. Successivamente il modello medico trovò il suo suggello nell'opera di Jellinek che nel 1960 pubblicò il libro Disease concept of alcoholism. Nella sua opera Jellinek definisce l'alcolismo come "qualunque uso di bevande alcoliche che provochi un qualsiasi danno all'individuo o alla società, o a entrambi" e classifica diverse forme di alcolismo: alfa, beta, gamma, delta e epsilon. Il tipo alfa è caratterizzato da dipendenza dagli effetti dell’alcol per mitigare delle sofferenze fisiche o emotive, chi ne soffre non ha perso la capacità di controllare il consumo della sostanza e gli effetti negativi di questa emergono solo nelle relazioni interpersonali. Non si riscontrava in questo tipo una sindrome di astinenza, né una progressione della malattia. Nel tipo beta, invece, sono presenti gravi complicanze mediche senza sintomi evidenti di dipendenza fisica o psicologica. Questa è la forme di alcolismo, progressiva, che si trova nei paesi in cui si consuma vino quotidianamente, come usanza sociale, e dove spesso si trovano anche abitudini alimentari carenti. L'alcolismo gamma è caratterizzato dalla dedizione all’alcol e dalla perdita di controllo sulla quantità di sostanza assunta; è presente un forte deterioramento fisico e sociale ed è questa la forme di alcolismo più comune negli Stati Uniti. Tali caratteristiche sono presenti anche nell'alcolismo delta, tranne il fatto che l'individuo riesce ad avere un controllo sull'alcol astenendosi dall'uso per alcuni periodi. L'alcolismo epsilon era ritenuto la forma meno comune in America ed è caratterizzato da sbornie periodiche7. Negli anni successivi, dopo che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva da tempo incluso l’alcol tra le varie droghe, le varie classificazioni mediche compreso il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM III-R, DSM IV, DSM IV-TR) inclusero l'alcol tra le sostanze psicoattive che possono generare modificazioni comportamentali e sintomi fisici, psicologici e sociali associati al loro uso adottando una distinzione tra un consumo di alcol moderato da un uso patologico senza per altro definire una dose soglia che segni il confine tra le due modalità di consumo. I Disturbi da Uso di Sostanze Psicoattive riguardano un uso patologico che viene classificato come Dipendenza oppure con la categoria residua di Abuso, a seconda dei criteri diagnostici soddisfatti che si riferiscono ai sintomi presenti nell'individuo e mai alla quantità di alcol ingerita. Queste condizioni sono distinte da un uso non patologico di sostanze psicoattive, come appunto un consumo di alcol moderato. Il modello medico dell'alcolismo considera quindi l'alcol come una sostanza socialmente accettabile che fa ammalare solo alcune persone. L'alcolista è una persona, in qualche modo, diversa costituzionalmente dai non alcolisti e a causa di questa differenza individuale, per l'alcolista è impossibile bere in modo moderato. La causa della malattia viene ricercata più nell'individuo che non nella sostanza in sé. D’altro canto non sono mai stati individuati assetti di personalità, tratti psicologici o costituzionali specificamente correlati con l’alcolismo. Il trattamento basato su tale modello è focalizzato sull'interazione tra l'individuo e la sostanza e sull'aiuto dato all'individuo nel suo sforzo di controllare il proprio comportamento compulsivo6. Il modello medico è stato spesso appoggiato anche dai produttori di bevande alcoliche poiché implica che la maggioranza delle persone possa bere moderatamente senza il rischio di diventare alcolista. Il modello medico è stato importante perché ha esteso la protezione sanitaria e sociale agli alcolisti e alle loro famiglie e ha permesso di pensare a loro non più come persone da condannare ma come persone bisognose di cure, tuttavia allo stesso tempo ha frenato lo sviluppo dell'approccio ai problemi alcolcorrelati, occupandosi prevalentemente delle complicanze somatiche o psichiatriche dell'alcolismo senza considerarne le componenti sociali e culturali15. Purtroppo, nonostante l’esistenza di un'ampia letteratura medica ed epidemiologica che si è preoccupata di definire la quantità massima di alcol che un soggetto adulto può assumere senza rischi per la salute, si è riscontrato notevole disaccordo su tale definizione a causa dell'eterogeneità dei criteri che si riferiscono, al peso individuale, al tipo di lavoro svolto e alla sua responsabilità sociale, al sesso, all'età o altro. Di fatto si assiste regolarmente ad un continuo abbassamenrto dei limiti di volta in volta proposti12. Il XX secolo vede anche l'emergere di un nuovo modello dei problemi alcolcorrelati che, in parte basato sulle critiche rivolte al modello medico della devianza, non guarda solo all'interazione tra l'individuo e la droga quanto all'interazione tra l'individuo e l'ambiente sociale: secondo il modello socio-psichiatrico la devianza non è più semplicemente definibile come dovuta a carenze nel controllo e nella responsabilità individuale ma viene vista come un processo sociale. Sebbene questo tipo di approccio abbia allargato l'orizzonte di ricerca e trattamento dai singoli ai gruppi e abbia determinato un progresso nelle attività di prevenzione non si affranca da una logica di causalità lineare e non incide in maniera sensibile sulla prevalenza e sull'incidenza dei problemi alcolcorrelati che in tutto il mondo occidentale sono continuati ad aumentare. Alla fine degli anni Quaranta L. von Bertalanffy propose la teoria generale dei sistemi che segnò l’inizio del diffondersi, nell’ambito di tutte le scienze, di una nuova visione epistemologica che rifiuta il concetto di causalità lineare ed è caratterizzata da concetti come circolarità e complessità16.
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