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Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento
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Lo sviluppo e la situazione odierna dei Club in ItaliaIntroduzione E. Palmesino, M. SforzinaDopo la nascita del primo Club a Trieste, nel 1979, e il primo Corso di sensibilizzazione di Udine, nell’arco di pochi mesi i CAT si sono diffusi in Friuli-Venezia Giulia con una velocità sorprendente. Poi, grazie ai contatti con professionisti e volontari del Veneto, il metodo Hudolin è stato importato anche in questa regione confinante. Per qualche tempo, il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto sono state due regioni-guida alle quali facevano riferimento sia famiglie con problemi alcolcorrelati, sia operatori professionali e non. Ma già all’inizio degli anni ottanta in quasi tutte le regioni del Nord Italia esistevano Club, e nel 1990 fu completata la rete su tutto il territorio nazionale. Oggi si contano circa 2.400 CAT, diffusi in ogni zona, cosicché ogni famiglia - come diceva Hudolin - ha a disposizione una ‘porta aperta’ attraverso la quale poter accedere facilmente per affrontare le proprie sofferenze. Il quadro che viene presentato nei resoconti che seguono rispecchia in modo abbastanza fedele le diversità che formano l’unità dell’Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento, che, come tutte le unioni, è la somma di tante diversità. E queste diversità, non ce lo possiamo nascondere, hanno portato a molte difficoltà nel tenere unito il sistema, soprattutto nel tenere unita ed omogenea la metodologia. Questo oneroso compito di tenere le fila del sistema ben unite se lo è assunto, negli anni, Vladimir Hudolin, che con la preziosa collaborazione della moglie Višnja, ha viaggiato per l’Italia in lungo ed in largo, al punto da diventare un fine conoscitore della nostra nazione e di tanti dei suoi angoli, anche i più remoti. Da questo punto di vista, Hudolin era forse più italiano di tanti italiani. Durante i suoi viaggi, per condurre i Corsi di sensibilizzazione, i Corsi monotematici, i Congressi, aveva parole di incoraggiamento e di sprone per tutti, era una molla ed un collante allo stesso tempo. Con la sua scomparsa, alla fine del 1996, l’Associazione è stata scossa, non solo dal dolore per la scomparsa del Padre della metodologia, ma anche dal timore che il sistema si potesse scollare. Ma a tre anni e mezzo dalla sua scomparsa, forse si può cominciare a dire che la rete, da lui creata, covata, cresciuta, nutrita, sorretta, è ormai abbastanza robusta, e non sembra si possa scollare tanto facilmente. Il sistema ecologico sociale è cresciuto al punto che sembra davvero possa vivere in modo autonomo, tante sono le individualità, i contributi personali ed associativi, anche di grande livello, tanto è il coinvolgimento delle famiglie dei Club (al Congresso di Foggia del 1999 sono state contate ad un certo punto 1.300 persone in sala!). La forza dei Club degli alcolisti in trattamento in Italia è ormai consolidata, al punto che l’Associazione deve porsi adesso traguardi più avanzati, e fra gli altri, quello di diventare il capofila per lo sviluppo dei programmi all’estero, e quello di diventare un interlocutore credibile e riconosciuto dalle istituzioni, per una seria politica di prevenzione primaria. AbruzzoA. Di Salvatore La storia dei Club degli alcolisti in trattamento in Abruzzo inizia nel Giugno del 1985, subito dopo il Corso di sensibilizzazione diretto da Hudolin presso l’Università Cattolica di Roma. Un medico e una famiglia continuarono ad incontrarsi per alcuni mesi presso un ambulatorio di un paesino sperduto, fra lo scetticismo e l’isolamento (è stato il primo Club del Centro-Sud). All’inizio della storia risultarono davvero utili la partecipazione al primo Congresso Italo-Jugoslavo dei Club, nel 1985, i contatti frequenti con gli amici del Friuli, e gli innumerevoli spostamenti in giro per l’Italia, dietro a Hudolin. Pian piano, alla prima famiglia se ne aggiunsero altre e il Club fu trapiantato ad Avezzano, la cittadina dalla quale hanno poi mosso i primi passi anche gli altri Club. I Corsi di sensibilizzazione del 1989, del ‘91, del ‘95 e del ‘97 hanno contribuito alla crescita del numero delle famiglie e dei Club. I Servizi pubblici per le Tossicodipendenze e i Servizi di Alcologia hanno ‘contaminato’ le attività proprie dei Club, portando progressivamente ad una parziale medicalizzazione e professionalizzazione dei programmi ecologici. Negli ultimi tempi si è sviluppata una consapevolezza di questi pericoli e si è arrivati ad ‘uscire’ dal Ser.T. per ritornare nella comunità. Tuttavia non siamo ancora riusciti a creare un vero Centro alcologico territoriale funzionale. Le Scuole alcologiche territoriali hanno conosciuto uno sviluppo florido soprattutto negli anni ‘93-’97. Molte comunità sono state coinvolte e la cultura dei Club è potuta entrare nelle case. Il lavoro continua.
Alto AdigeF. Vittur L’APCAT-AKVS è nata nel 1988 come risposta ai bisogni emersi sul territorio dell’Alta Val Badia nel campo dei problemi alcolcorrelati. Allora nella Val Badia non c’erano strutture né possibilità di seguire le persone che si sottoponevano a trattamenti per i problemi alcolcorrelati. Per diversi mesi nell’inverno di quell’anno alcune persone interessate, su iniziativa del Consiglio Parrocchiale di La Villa, si recarono nella vicina Pieve di Livinallongo per prendere parte, assieme agli amici ladini di Fodom, agli incontri settimanali che in quella parrocchia si svolgevano da alcuni anni per aiutare le persone che volevano uscire dall’alcol. Dopo un po’ di tempo, sempre per iniziativa del Consiglio Parrocchiale di La Villa, del parroco don Franz Sottara e soprattutto di Costante Valentini, venne istituito il primo Club degli alcolisti in trattamento. Ebbe sede nella casa canonica di La Villa e cominciò a funzionare con sempre maggiore regolarità una volta alla settimana. In pochi mesi il CAT arrivò a una decina di membri. Il coordinamento degli incontri venne assunto da Costante Valentini, che nel frattempo si era interessato alla problematica, aiutato soprattutto da don Elio Del Favero, allora parroco di Selva di Cadore, che seguì e coordinò l’attività del primo Club per diversi anni. Attualmente i Club funzionanti sono sedici. Sono interetnici e accolgono persone provenienti dai gruppi ladino, tedesco e italiano. I Club, che sono presenti soprattutto sul territorio di competenza dell’Unità Sanitaria Est, operano in Val Badia, in Val Pusteria e nella Valle Aurina. Da parte dell’Associazione sono stati svolti finora due Corsi di sensibilizzazione: uno a La Villa nel 1990 e uno a Bressanone, presso l’Accademia Cusanus, nell’autunno del 1994, diretti da Vladimir Hudolin. In media ogni Club è composto da una decina di famiglie. I locali per gli incontri sono stati finora messi a disposizione dei Club gratuitamente da parte dei Comuni e di varie istituzioni. Anche per l’arredamento, il riscaldamento e la luce non vi sono spese in quanto queste vengono sostenute dalle istituzioni che ci ospitano. Ottimi sono i rapporti con il servizio medico sociale dell’Unità Sanitaria di Brunico e in modo particolare con Von Sölder, che è la responsabile del servizio. Il risultato migliore raggiunto dall’Associazione è stato quello dell’espansione territoriale dei Club, che da uno nel 1987 sono passati a sedici alla fine del 1995. Altro risultato consequenziale è stato quello dell’aumento del numero delle famiglie.
Basilicata B. DonvitoIl primo Club in Basilicata è nato a Potenza nel 1989, successivamente a Policoro, nel 1993. Il primo Club a Matera è stato aperto nell’Aprile del ’95. Nel Dicembre del 1996 si è costituita l’ACAT Matera che comprende i quattro Club di questa città e inoltre i CAT di Bernalda, Ferrandina. Grottole e Montescaglioso. In questa regione si sono svolti, nel 1996, ’97 e ’98 Corsi di sensibilizzazione a Matera, Policoro e Acerenza. Nel Maggio del ’99 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa fra l’ASL n. 4 di Matera e l’ACAT. Da circa due anni sono stati organizzati diversi cicli di Scuola alcologica territoriale di terzo modulo. CalabriaF. Montesano, D. Pelaia La storia dei Club degli alcolisti in trattamento in Calabria inizia nell’anno 1987, quando una psicologa, Maria Furriolo, dopo aver partecipato ad un Corso di sensibilizzazione nel 1985 a Roma con Hudolin, avviò a Chiaravalle (CZ), presso il Reparto di Medicina Generale del locale ospedale, il primo CAT della Regione. Nello stesso anno sensibilizzò, a Catanzaro, il primario della I° Divisione di Medicina Generale di quell’ospedale, G. Zimatore, ed un medico dello stesso reparto, Franco Montesano. Nel Maggio 1987 nasceva così, anche a Catanzaro, nell’ospedale così come a Chiaravalle, un altro Club degli alcolisti in trattamento. In seguito sono sorti altri Club nella stessa zona. L’entusiasmo derivato dai risultati ottenuti con la nascita dei primi Club permise, il 7 Giugno 1988, la costituzione dell’Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento (ARCAT) della Calabria: soci fondatori erano professionisti, alcolisti e loro famigliari. Tutti i CAT si tenevano in ospedale. Nel 1990 cominciò la ‘deospedalizzazione’ dei Club e la loro sistematica attivazione nel territorio, in sedi proprie ed autonome, indipendenti dai reparti ospedalieri, pur continuando il rapporto di reciproca collaborazione. Nello stesso tempo, attorno agli anni 1991-’93, cresceva l’interesse di altri professionisti verso questa esperienza e, conseguentemente, si ampliava il numero dei Club e delle loro sedi. Negli anni seguenti, sono stati organizzati due Corsi di sensibilizzazione, a Catanzaro e Montepaone, grazie ai quali sono state regolarizzate le posizioni di quanti avevano iniziato per entusiasmo, ma senza formazione, e sono stati formati altri operatori, oggi servitori. Parimenti è ulteriormente aumentato il numero dei Club che, nel 1994 erano diciotto. Ad oggi sono funzionanti trentun Club, dislocati in tutta la Calabria, ma soprattutto nella provincia di Catanzaro. Ora sono attivi trentacinque servitori-insegnanti su sessantatré che hanno preso parte al programma, lavorando nei Club. Sono state inoltre attivate sia a Catanzaro sia a Soverato le Scuole alcologiche di 1°, 2° e 3° modulo. E’ stata istituita l’ACAT Medio-Ionica a Noverato (CZ) e l’ACAT a Catanzaro e Rogliano di Cosenza. Tra le iniziative più importanti va ricordato l’avvio, nel 2000, della Scuola meridionale di perfezionamento in alcologia (300 ore),
CampaniaA. BaseliceIl primo Club degli alcolisti in trattamento fu attivato a Salerno il 1° Dicembre 1989 grazie alla disponibilità di due famiglie, delle quali una proveniente da un periodo di permanenza presso la Sezione di alcologia di Castellerio (UD). Il Club che venne denominato e tuttora si chiama ‘La Speranza’, si riunisce ogni giovedì presso una saletta della Parrocchia di San Domenico, nel centro storico di Salerno, messa a disposizione del parroco dell’epoca, don Enzo Quaglia. Il primo servitore-insegnante di allora fu Nello Baselice, che, dopo un anno, iniziò a lavorare in un altro Club. Inizialmente le famiglie che cominciarono a frequentare il Club provenivano prevalentemente dalla provincia e anche dalla vicina Basilicata, percorrendo molte centinaia di chilometri ogni settimana. Da parte delle poche famiglie di Salerno città che prendevano contatti con i Club, si coglieva un palpabile segno di diffidenza, scetticismo che si sommavano agli ormai consolidati sentimenti di sfiducia, vergogna e impotenza che albergano in esse. Tale atteggiamento non ostacolò peraltro la grande carica di entusiasmo e determinazione dei membri dei Club che cominciarono a verificare come la formula semplice, ma incredibilmente efficace, del CAT dava i suoi bravi risultati, sia sul piano dell’astinenza sia, soprattutto, sul piano del mutamento di stile di vita. Il Club ‘La Speranza’ ha rappresentato la punta di diamante del sistema ecologico-sociale locale, che si va progressivamente arricchendo di nuove comunità multifamigliari, in modo tale da diffondersi ormai in tutta la Campania. A partire dal 1993 sono stati organizzati: - Due Corsi di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati presso il Centro Servizi per il Volontariato dell’amministrazione provinciale di Salerno, a Vietri sul Mare (SA). Il primo dal 29.11.1993 al 4.12.1993; il secondo dal 21.11.1994 al 28.11.1994. - Un Corso di aggiornamento sulle difficoltà del lavoro dei Club presso il Centro Servizi per il Volontariato dell’amministrazione provinciale di Salerno, a Vietri sul Mare (SA) nei giorni 24 e 25.09.1994. - Un Corso avanzato all’approccio ecologico-sociale, a Majori (SA) dal 5 al 9.09.1995. - Un Corso di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati, nel Novembre1996, a Teggiano (SA). - Un Corso di aggiornamento per servitori-insegnanti e famiglie dei Club su ‘Alcol e disagio psichico’, a Salerno l’1 e il 2.03.1997. - Un Seminario nazionale sul tema: ‘La scuola come comunità per la salute: linee guida per la prevenzione primaria dei problemi alcolcorrelati. Strategie, programmi e strumenti di intervento’, a Salerno il 23 e 24.01.1998. - Un Corso di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati, dal 15 al 20.06.1998 presso l’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania (SA). - Il Forum Nazionale ‘Alcol e politiche municipali dalle linee di indirizzo alle strategie di Comunità’, il 5.12.1998 presso il Comune di Salerno. - Un Corso di sensibilizzazione sui problemi alcolcorrelati, dal 15 al 20.03.1999, a Battipaglia (SA). - Un Seminario nazionale sul tema: ‘La scuola come comunità per la salute; linee guida per la prevenzione primaria dei problemi alcol correlati. Strategie, programmi e strumenti di intervento’, a Salerno, dal 28 al 30.04.1999. - Il Workshop ‘Alcol, municipalità, che fare? Come scegliere le iniziative più adatte al proprio Comune e come realizzarle’, a Salerno, presso la sede di Soccorso amico, l’8.05.1999. - Un Corso di sensibilizzazione per operatori da auto mutuo aiuto, dal 2 al 4 Dicembre, con l’Università degli Studi di Salerno, a Fisciano (SA). Emilia-RomagnaS. Alberini Quando fu inaugurato in Emilia-Romagna il primo Club degli alcolisti in trattamento, nel 1988, non pensavamo che i programmi alcologici avrebbero assunto dimensioni tanto ampie. Il primo Corso di sensibilizzazione si tenne nel Marzo 1988 a Guastalla e fu condotto da Hudolin. In seguito al Corso, al quale avevano partecipato persone di tutta la Regione, furono fondati due Club a Guastalla e fu avviato il Servizio di alcologia, presso il Ser.T. L’anno successivo ha visto la nascita dell’ACAT, che stipulò una convenzione con il servizio pubblico (Ser.T.): questa cooperazione ha dato la possibilità di formare nuovi servitori-insegnanti e aprire altri sei Club. Il sistema ecologico sociale si è diffuso in tutta l’Emilia-Romagna grazie ai Corsi di sensibilizzazione, tenuti a Reggio Emilia (1991), a Parma (1991), a Imola (1992), a Modena (1993), tutti diretti da Hudolin; e poi nel 1995 a Rimini, nel 1996 a Cesena e nel 1997 a Bagno di Romagna, diretti da Pier Paolo Vescovi. Questi Corsi hanno permesso la moltiplicazione di diversi Club, che oggi sono 129. Oggi in Emilia Romagna i Club lavorano anche nelle carceri. Successivamente al Corso di sensibilizzazione di Guastalla, l’apertura del Servizio di alcologia presso il Ser.T. ha segnato una tappa fondamentale nella storia dei programmi secondo l’approccio ecologico sociale. All’epoca questo Servizio godeva di grande considerazione e, come nel resto d’Italia, ha favorito un aumento progressivo del numero dei Club, ma anche il cambiamento culturale, a partire dal passaggio dal concetto di alcolismo come malattia e quello di stile di vita. La nostra esperienza ha dimostrato quindi l’utilità di una cooperazione fra pubblico e privato, anche se non facile, perché entrambi tendono a condizionare i programmi. Friuli-Venezia Giulia D. TassinNell’Ottobre 1979 l’Ospedale Civile di Udine organizzò, con la collaborazione della Scuola Superiore di Servizio Sociale di Trieste, un corso della durata di una settimana sul trattamento medico-psico-sociale dell’alcolismo. Il corso fu diretto e condotto da Vladimir Hudolin e dai suoi collaboratori della Clinica Universitaria ‘M. Stojanović’ di Zagabria e creò vivo interesse e coinvolgimento nei partecipanti (oltre cento fra operatori socio-sanitari, amministratori, religiosi e altre persone sensibili al problema). Vladimir Hudolin espose l’esperienza da lui portata avanti in Croazia e diventerà negli anni successivi il promotore e il punto di riferimento obbligato dei nuovi programmi per i problemi alcolcorrelati e complessi nel Friuli-Venezia Giulia e successivamente nel resto d’Italia. Sulla scia di questo corso nasce il primo Servizio di Alcologia nell’Ospedale di Udine grazie alla sensibilità di Luciano Floramo, allora presidente dell’Ospedale, e alla disponibilità di Renzo Buttolo, primario medico dello stesso. Contemporaneamente nasce a Trieste, presso l’abitazione della famiglia Pitacco, il primo Club degli alcolisti in trattamento. L’avvio dei primi Club in questa regione permise l’attivazione di servizi alcologici presso gli ospedali di San Daniele del Friuli, Palmanova, Pordenone e Trieste, nonché di ambulatori alcologici in altri centri della Regione. Una prima fase di applicazione del modello Hudolin prevedeva una stretta collaborazione fra servizio pubblico e Club, con un iniziale trattamento medico-psico-sociale presso le allora cosiddette ‘comunità terapeutiche’ intraospedaliere e conseguente inserimento nel Club. Successivamente, a partire dal 1985, quando, durante il Congresso italo-jugoslavo dei Club ad Abbazia, Hudolin introdusse il concetto di alcolismo come stile di vita, il Club diventa strumento d’elezione e fulcro dei programmi ecologico-sociali nel territorio. Attualmente i Club presenti sul territorio regionale sono 275. Sono organizzati localmente in diciannove ACAT, corrispondenti a zone territoriali limitate, tali da rispondere in maniera adeguata alle necessità organizzative dei Club. Nel Friuli-Venezia Giulia, dal 1979 al 1999 sono entrate nei programmi 10.648 famiglie. Dal 1992 sono state attivate le Scuole alcologiche territoriali nei tre moduli previsti. Nel territorio della Bassa Friulana, del Gemonese e del Sandanielese sono stati attivati i Centri alcologici territoriali funzionali, intesi come collaborazione fra le risorse dei servizi pubblici e i Club per lo sviluppo dei programmi alcologici territoriali secondo l’approccio ecologico sociale. Le ACAT, spesso in collaborazione con i servizi pubblici, hanno svolto diverse iniziative di prevenzione e sensibilizzazione fra cui: - serate di educazione alla salute rivolte alla popolazione dei diversi comuni; - incontri con medici di base e operatori dei servizi di base; - trasmissioni radiofoniche su emittenti locali, - collaborazione con le autorità scolastiche per programmi rivolti agli insegnanti, agli allievi e ai genitori; - interventi nelle fabbriche e nelle caserme. Nonostante siano presenti ancora comprensibili resistenze a vari livelli (economici, professionali, culturali), si può dire e dimostrare che la ventennale esperienza dei programmi ecologico-sociali in questa regione, oltre a consentire a un così alto numero di famiglie di uscire dalla sofferenza alcolcorrelata, ha permesso una sensibilizzazione e un cambiamento della cultura non solo sanitaria ma generale, nel senso di una promozione della qualità della vita, basata sulla condivisione, la solidarietà, la ricerca di una migliore giustizia sociale e la difesa della pace.
L’ACAT Maniaghese-Spilimberghese G. B. De Stefani Ogni anno i programmi ecologico-sociali si evolvono e crescono per cercare di affrontare il disagio dei problemi alcolcorrelati. Negli ultimi anni nella nostra ACAT Maniaghese-Spilimberghese si è cercato di rendere le persone consapevoli che tutelare e proteggere la loro salute e quella delle loro famiglie è insieme un diritto ed un dovere, questo anche per ridurre i comportamenti a rischio (Programma dell’OMS per ridurre i consumi di alcol del 25% entro il 2000). Nei programmi ecologico-sociali per il lavoro con i problemi alcolcorrelati è vitale dare ampio spazio alla valorizzazione della persona, alla dignità ed alla ricchezza esistenziale. E’ necessario cogliere la grandezza delle risorse di ognuno e metterle in comune in modo che condividere le diversità diventi una ricchezza di tutti, anche quando il disagio sembra avere la meglio. Non è facile trovare un metodo di lavoro sempre creativo e coinvolgente anche perché l’esitazione che è presente in ogni impegno che ha come interlocutore la persona umana non è poca e neanche da sottovalutare. Compiere un passo avanti per crescere interiormente e per migliorare la qualità della vita nella nostra cultura sociale è sicuramente difficile ma è anche necessario per vivere la nostra vita da protagonisti, per dare significato al nostro futuro e per cogliere tutto ciò che ci viene offerto come sostegno per il nostro cammino di crescita, questo il compito e l’obiettivo dello sviluppo dei programmi ecologico-sociali. Concludiamo con una affermazione di Vladimir Hudolin: “Dobbiamo trovare la pace nel nostro interno, nel profondo del cuore, nelle nostre famiglie e comunità. Quando l’avremo, potremo offrirla anche agli altri”.
Lazio D. UccellaNel 1985 il Ministero della Sanità organizza a Roma il Corso di sensibilizzazione, diretto da Hudolin, al quale partecipano corsisti di varie regioni italiane. Per Roma, da questo Corso escono cinque servitori-insegnanti che aprono subito i CAT. I quattro CAT vengono avviati all’interno di servizi pubblici così dislocati: - Ser.T, nell’Ospedale ‘Santo Spirito’ di Roma (con due servitori-insegnanti); - Ser.T di Centocelle (Roma); - Reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale ‘San Camillo’ di Roma (con un servitore-insegnante volontario); - Ospedale ‘Santa Maria Goretti’ di Latina, presso il Reparto di Psichiatria e Tossicodipendenze. Nel 1987 si aggiungono due servitori-insegnanti volontari a Roma che avevano frequentato un altro Corso di sensibilizzazione. A partire dal 1990 la storia dei Club nel Lazio si evolve così: - All’interno del Reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale ‘San Camillo’ di Roma i due servitori-insegnanti volontari attivano un servizio completo: accoglienza, day hospital, CAT, che sono portati nel territorio, mentre i ricoveri si effettuano quando è necessario. - Presso l’Ospedale ‘Santa Maria Goretti’ di Latina vengono attivati altri CAT, secondo le necessità del Servizio, senza più contatti con i CAT di Roma né con altri attivati anche da persone che non hanno frequentato un Corso di sensibilizzazione. - Negli altri Servizi la situazione rimane invariata. Nel 1992 si organizza un altro Corso di sensibilizzazione a Roma, nella speranza di realizzare una collaborazione fra l’ARCAT Lazio ed un Reparto di Gastroenterologia del Policlinico ‘Umberto I°’ di Roma. Vi partecipano settanta corsisti, dei quali venticinque danno la loro disponibilità a diventare servitori-insegnanti. L’anno seguente, fra questi solo cinque aprono i CAT (oggi ne resta uno) gli altri si dedicano alla ricerca in campo alcologico. Nel 1994 vengono aperti nel territorio sei CAT. Nel 1995 Hudolin dirige un Corso di sensibilizzazione a Roma, in collaborazione con il Policlinico ‘Umberto I°’. L’ARCAT Lazio grazie ad alcuni amici del mondo dei CAT realizza un Corso di sensibilizzazione al quale partecipano 22 corsisti, dei quali 13 aprono i CAT. Nel 1995 la situazione è ancora difficile. L’ARCAT Lazio realizza varie iniziative nel territorio per far conoscere i CAT. Prende sempre più contatti con le istituzioni pubbliche. C’è un nuovo incontro che dà la speranza di realizzare una forma di collaborazione: viene organizzato un Corso a Sabaudia dal Servizio di Psichiatria e Tossicodipendenze di Latina nel 1994. Settanta sono i corsisti. Sei di questi aprono i CAT; nessuno si è collegato con l’ARCAT Lazio. Dal 1996 ad oggi non sono stati organizzati altri Corsi di sensibilizzazione. Nel 1999 nella Regione ci sono circa 40 Club che usano il metodo Hudolin, ma di questi solo 15 si riconoscono pienamente nell’ARCAT e nel metodo. Gli altri non hanno contatti con l’ARCAT. Sono tenuti tutti da operatori dei servizi pubblici. Nel 2000 l’ARCAT Lazio prosegue il suo cammino realizzando: - incontri mensili con i servitori e i referenti dei CAT; - le Scuole alcologiche territoriali di I°, II° e III° livello; - due Interclub regionali (uno a Roma e uno a Pontecorvo); - incontri di prevenzione primaria con la popolazione; - rapporti con le Istituzioni, Regione, carceri e Ser.T.
L’ Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento di Latina G. Nicolucci Nel 1984 Hudolin conduce un Corso di sensibilizzazione a Roma. Partecipa al Corso la nostra amica, oggi scomparsa, Luciana Faraone che dopo diventa socio fondatore dell’Associazione Regionale dei Club degli alcolisti in Trattamento del Lazio. Nasce a Latina il primo Club con servitrice la stessa Luciana. Dapprima si tiene nella struttura ospedaliera che nel frattempo istituisce una unità di alcologia, da considerarsi tra le prime nell’Italia centro-meridionale. Nel 1986 i Club diventano due e si spostano nel territorio, ospiti in due parrocchie della città. Nel 1990 le famiglie partecipano al Congresso nazionale dei CAT di Riva del Garda, dove si confrontano con realtà molto più avanzate nei programmi, e trovano lo spunto per accrescere il loro entusiasmo. Al ritorno fondano l’Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, e iniziano una serie di attività di formazione-informazione, ed i Club diventano sette nel 1994. Nello stesso anno viene organizzato un Corso di sensibilizzazione a Sabaudia con la direzione di Hudolin. Il Corso, rivolto ad operatori pubblici dei Ser.T. del Lazio e a volontari, ha permesso di sviluppare le attività nel campo alcologico di tutte le aziende sanitarie del Lazio. Nascono i Club di Velletri e Nettuno, in provincia di Roma ed i Club che aderiscono all’APCAT Latina diventano rapidamente 18. L’aggiornamento delle famiglie e dei servitori diventa da quel momento regolare ed assiduo. Dal 1991 siamo presenti con le famiglie a tutti i Congressi nazionali, e dal 1995 al Congresso sulla spiritualità antropologica di Assisi. Dal 1994, la prima domenica di Luglio si svolge una festa campestre analcolica con la partecipazione delle famiglie e della popolazione intera. Ad Aprile del 2000 si svolge il secondo Corso di sensibilizzazione con un’idea nella mente: ‘Un Club in ogni Comune della nostra Provincia’. LiguriaE. PalmesinoIl primo Club degli alcolisti in trattamento è stato aperto a Genova, nel 1986, da una famiglia di friulani emigrati a Genova per lavoro, che avevano avuto in precedenza un trattamento a Castellerio (Udine), con Lezzi. Come sempre agli inizi, essi hanno avuto difficoltà: per tutto il primo anno le riunioni hanno avuto luogo a casa loro, e le uniche famiglie che riuscivano a contattare erano quelle che andavano in Friuli per un trattamento ospedaliero e che al rientro a Genova venivano contattate ed invitate a frequentare il Club. Successivamente si è stabilita una collaborazione con l’Associazione San Marcellino, che opera tuttora a favore dei senza dimora, ed il cui direttore, padre Alberto Remondini, non solo ha aperto dei Club presso la sua struttura, ma è diventato primo presidente dell’ARCAT Liguria. La successiva collaborazione con medici del servizio pubblico (Schiappacasse) e del Consultorio Militare (Sacripante) ha portato ad un rapido sviluppo dei Club, grazie anche ai finanziamenti della Regione Liguria per i primi Corsi di sensibilizzazione, che si sono tenuti regolarmente dal 1991 al 1995, sempre con l’intervento di Hudolin. Dopo una momentanea crisi, dal 1995 al 1996, che ha visto una certa diminuzione del numero dei Club, e la temporanea sospensione dei Corsi di sensibilizzazione, l’attività ha avuto un rilancio a partire dal 1997, quando sono ripresi i Corsi (uno nel ‘97, tre nel ‘98, due nel ‘99 e due nel 2000). I Club a metà anno 2000 erano risaliti a 58. Un passo importante è stato poi l’inaugurazione del Centro alcologico territoriale funzionale (Marzo 1999, alla presenza di Višnja Hudolin) che ha prodotto subito dopo numerose iniziative di grande significato: l’acquisto di una Unità Mobile per la sensibilizzazione sul problema ‘Alcol e Guida’, grazie al finanziamento della Fondazione CARIGE, i primi Corsi di formazione sui problemi alcolcorrelati agli insegnanti delle scuole medie (in collaborazione con il Provveditorato agli Studi sia di Genova sia di Sanremo), il primo Corso per la formazione delle famiglie sostitutive (con il contributo della Fondazione San Paolo), il primo Corso di sensibilizzazione per operatori penitenziari (in collaborazione con il Ministero di Grazia e Giustizia), una proficua collaborazione con la Croce Rossa Italiana, Comitato Regionale Ligure, la preparazione di un CD-Rom interattivo sull’alcol, destinato agli studenti delle scuole medie, in collaborazione con l’Università di Genova e quella di Lione, e con il finanziamento della Regione Liguria. Lombardia A. TedioliIl primo Club lombardo vede la luce il 17 Dicembre 1984, a Bergamo, presso la Parrocchia di S. Alessandro della Croce, di via Pignolo. Erano presenti a quel primo incontro le famiglie Cuni, Moi, Piantoni e Goisis nella veste di famigliare sostitutivo. Molti di loro sono ancora attivi nel sistema ecologico sociale e anche servitori-insegnanti. L’ARCAT Lombardia è nata nel 1986 a Bergamo. Il primo presidente fu Felice Vanzetti, poi Roberto Cuni, dal 1989 al ’93, e in seguito l’incarico fu ricoperto, per circa due anni, da Graziella Ferrami, mentre l’attuale presidente è Angelo Tedioli. Seguendo il programma di territorializzazione dei Club e aderendo all’idea delle piccole ACAT quanto più possibile vicine ai Club, da quel primo sparuto insieme di famiglie possiamo contare attualmente su cinquantadue ACAT zonali, con un totale di 350 Club. Nella primavera del 1998 frequentavano i CAT complessivamente 1.600 famiglie, che però salgono fra le tre e le quattromila, se consideriamo tutte le famiglie iscritte. Quella rilevazione conferma il risultato buono nel 75% delle 1600 famiglie frequentanti. Nel 1986 fu organizzato il primo Corso di sensibilizzazione ad Albino, in provincia di Bergamo. A tutt’oggi l’ARCAT Lombardia ne ha promossi trentacinque, con un progressivo impegno delle nostre comunità locali. Fra il 1989 e il ’90 fu organizzata la Scuola nazionale di perfezionamento in alcologia (300 ore), con sede a Bergamo e a Milano, mentre ne 1997 l’ARCAT organizzò il 7° Congresso nazionale delle famiglie e dei servitori-insegnanti a Cremona. Inoltre si è ormai consolidato, a partire dal 1997, l’appuntamento con il Corso monotematico nazionale sull’approccio famigliare di Somasca (Lecco), organizzato in collaborazione con l’AICAT, l’ACAT Val San Martino e con altre ARCAT, che vede ogni anno impegnati cinquanta servitori-insegnanti su questo tema. Nel 2000 è stata avviata a Leno la Scuola nazionale di perfezionamento in alcologia (Scuola delle 300 ore). Marche Nell’Ottobre 2000, in questa regione risultano attivi quattordici Club. MoliseA. Romanelli Nella regione Molise il primo CAT è nato a Campobasso nel Maggio del 1994. Nel marzo 1995 a Campobasso gli operatori del Ser.T. organizzarono un Corso di sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati che ha visto una buona partecipazione di operatori dei servizi pubblici territoriali (Ser.T., Servizi sociali del Comune, Consultorio famigliare ecc.) Il Corso, pur avendo come immediato risultato l’apertura di nuovi Club, permise ai Ser.T. di prendersi cura in maniera sistematica delle persone con problemi alcolcorrelati, in un lavoro di rete con gli altri servizi e presidi territoriali, sensibilizzati a tali problematiche. A Isernia, nell’Aprile del 1995 è nato un Club con sede presso i locali del Comune. Nel Novembre del 1997 il Club di Campobasso si è sciolto. Nel Febbraio 1998 è nato un Club a Frosolone. Dopo un mese circa la sede del Club è stata spostata a Salcito (CB) e, attualmente, gli incontri si effettuano presso i locali della Caritas. Nel territorio molisano, al momento, sono presenti due Club.
Piemonte P. BarcucciI programmi per il trattamento ecologico sociale dei problemi alcol/droga correlati e complessi nacquero in Piemonte nel 1984 per opera di alcuni operatori del Servizio Tossicodipendenze di Chieri (TO), che avevano deciso di occuparsi dei problemi alcolcorrelati, a seguito della sollecitazione di una famiglia che, avendo avuto tale problema, aveva trovato la soluzione iniziando a frequentare un Club degli alcolisti in trattamento in Veneto. Nei primi due anni esisteva un solo Club in tutto il Piemonte; poi nel 1986 i quattro operatori del Servizio Tossicodipendenze di Chieri, parteciparono ad un Corso di sensibilizzazione in Veneto; i Club aumentarono, e all’inizio del 1988 erano quattro: tre a Chieri ed uno a Dronero (CN), aperto a cura di famiglie e operatori dei servizi pubblici locali, che avevano conosciuto il metodo in Friuli. Nel 1988 si svolse a Chieri il primo Corso di sensibilizzazione in Piemonte; iniziativa che si ripeté tutti gli anni, una o più volte. A seguito di quest’iniziativa, diverse persone dettero la propria disponibilità ad operare nei programmi e si aprirono così nuovi Club, che diventarono sette entro l’anno. Nell’ottobre del 1988 i Club esistenti fondarono l’ARCAT Piemonte e successivamente nacquero le ACAT locali. Gli anni successivi videro lo sviluppo progressivo dei Club, che alla fine di Marzo 2000 sono 299. Lo sviluppo si è caratterizzato da una concreta e fattiva collaborazione tra gli operatori del servizio pubblico e i volontari, facilitata dalla posizione assunta dall’Ufficio Tossicodipendenze dell’Assessorato Regionale alla Sanità del Piemonte, che grazie all’allora funzionario responsabile, sostenne l’iniziativa, finanziando i Corsi di sensibilizzazione e facendo opera di pressione presso i servizi pubblici affinché si facessero carico dei problemi alcolcorrelati della popolazione e della necessità di attivare dei trattamenti efficaci. Dal 1994 i Corsi di sensibilizzazione si svolsero in località differenti del Piemonte, e questo ha facilitato lo sviluppo dei programmi locali, nonché la partecipazione attiva delle famiglie dei Club, sia nell’organizzazione delle attività formative, sia nella disponibilità a diventare servitori-insegnanti. Alcuni servitori-insegnanti di Club hanno proseguito la propria formazione, frequentando la Scuola nazionale di perfezionamento in alcologia (300 ore), i primi ad Udine nel 1988 e gli altri in Piemonte e Trentino. Si sono svolti nella Regione tre cicli di Scuola di perfezionamento in alcologia, l’ultimo nel 1998, come sede staccata della Scuola nazionale di Arezzo. Nell’Ottobre 2000 si è svolto il 9° Congresso nazionale dell’AICAT a Torino. PugliaG. Aquilino, L. Colajanni, M.A. Papapietro, M.T. Salerno Il processo alcologico in Puglia ha perseguito due vie: offrire alle famiglie già sofferenti per il problema modalità di trattamento e di assistenza accessibili, creare un contesto educativo per migliorare la qualità di vita della comunità attraverso la promozione della salute. I programmi alcologici in Puglia sono nati in maniera parallela e inconsapevole, a metà degli anni ’80 in ambito ospedaliero presso la Divisione di Neurologia di Foggia e la Clinica Medica della Facoltà di Medicina di Bari, non dall’insistenza delle famiglie, ma dalla frustrazione dei primi operatori incapaci di dare un’adeguata risposta alle richieste di salute di alcuni ‘pazienti’ che a loro si rivolgevano. Questo contesto ha creato inizialmente una reale difficoltà alla diffusione territoriale dei programmi, perché ha alimentato sia negli operatori sia nelle famiglie una visione ‘ospedalocentrica’ del sistema, che non apparteneva all’ospedale, ma neanche alla comunità locale, luogo di riabilitazione per persone che non potevano definirsi malate, ma neanche sane, ma che soprattutto nessuno voleva. Del resto questa forma di assistenzialismo trovava piena accettazione da parte delle famiglie, atavicamente usate a delegare il proprio benessere alle strutture sanitarie, essendo assolutamente assente la cultura della promozione, bensì quella ancorata al concetto di ‘vizio’, ben lontana dal considerare l’alcolismo una malattia e ancor meno un comportamento a rischio. Tuttavia della comunità facevano parte anche gli amministratori, gli educatori, il personale socio-sanitario e quanti altri avrebbero dovuto promuovere programmi di intervento per prevenire ed affrontare il disagio sociale. In Puglia manca tuttora un piano sociosanitario, pertanto tutte le attività sono iniziate ed in seguito condotte in un territorio non amministrato, ma soprattutto non formato, non educato alle problematiche alcolcorrelate ed in cui i servizi territoriali, uno dei pochi casi in Italia, funzionavano male per carenza di personale, quasi totalmente convenzionato, quindi scarsamente motivato. Inizia così la scommessa dei programmi alcologici che a nostra insaputa si sarebbero trasformati in programmi ecologici. E si iniziò con un clamoroso insuccesso. Infatti sia a Bari sia a Foggia i primi interventi furono condotti con un approccio medico. Non sapendo bene cosa fare, furono avviati ambulatori e ricoveri in cui gli operatori medici e gli assistenti sociali, dopo una classica prassi professionale, prescrivevano di non bere. Quindi, nonostante l’impegno di ore di colloqui e l’entusiasmo dei neofiti, si ottenevano risultati scarsi e comunque al di sotto delle aspettative. Per ovviare a questo fallimento si pensò in entrambe le realtà di delegare il problema all’esperienza delle strutture psichiatriche che si dichiararono disinteressate, memori di precedenti insuccessi. A questo punto decidemmo di allargare i nostri orizzonti, di andare fuori a confrontarci con esperienze e capacità professionali specifiche: Dolo, Treviso, Castellerio, località che sicuramente hanno rappresentato tappe obbligatorie per chi a quell’epoca voleva avvicinarsi alle problematiche alcolcorrelate. Da questa esperienza all’apprendimento ed all’applicazione del metodo, allora definito medico-psico-sociale integrato, il passo fu breve. E sicuramente, sia per i programmi di Bari che per quelli di Foggia l’incontro con Hudolin durante la frequenza di un Corso di sensibilizzazione al suo approccio fu determinate per l’avvio dei programmi e per la costituzione di una rete di intervento che oggi va sempre più abbracciando a maglie strettissime tutte le realtà pugliesi e parte della Basilicata. Infatti capimmo che il problema alcol non era chiuso nel mondo dei ‘pazienti alcolisti’, ma che passava prima dalla nostra cultura alcolica, dal nostro rapporto con l’alcol, dal modo di intendere e di pensare alla salute ed al piacere. Sicuramente una chiave di volta ai programmi l’ha data il nostro stesso cambiamento di ottica di visione del problema. L’accettazione del concetto di stile di vita, di comportamento, di comunità, ha fisiologicamente indotto all’abbandono del concetto di malattia e quindi della visione ‘ospedalocentrica’ e riabilitativa dei programmi alcologici ai programmi ecologici, tali perché collegano la nostra comunità in rete ad altre realtà italiane, per promuovere progetti più idonei alla protezione e promozione della salute in campo alcologico, rivolti alla comunità. Fondamentale per la crescita dei programmi ecologici è stata la consapevolezza, raggiunta dagli operatori e dalle famiglie in trattamento, dell’appartenenza alla comunità locale con l’attivazione delle reti informali (famigliari, amici, medici, datori di lavoro, centri d’ascolto, comunità parrocchiali) e delle reti formali (amministrazioni comunali, amministrazioni sanitarie), con la partecipazione attiva agli incontri informativi e scientifici, con gli interventi nelle comunità scolastiche. I Club sono nati nell’autunno del 1985, pressoché contemporaneamente a Foggia (per opera di Giovanni Aquilino) e a Bari (per opera di Camilla Maenza e Pia Marzo coadiuvate da Tecla di Canio) e si sono sviluppati dapprima in queste due province per poi, gradualmente, diffondersi nel resto delle altre province pugliesi. Attualmente, in Puglia vi sono 80 Club. Nuove esperienze sono state avviate: - I programmi nelle carceri avviato con due Club e due cicli di Scuola alcologica territoriale, una per i minori l’altra per gli adulti. - ‘Unità di strada’, in collaborazione con una cooperativa che opera nell’ambito del disagio causato dall’uso di sostanze psicoattive, in rete con altre agenzie del territorio (Comuni, Province, Club Service, Telecom). - La rete di solidarietà oltre il mare, ovvero il progetto Albania. Questo è iniziato circa quattro anni fa con l’arrivo in Albania di due servitrici di Club provenienti dall’ARCAT Puglia. - La scuola per la salute: motivati dalle indicazioni dell’O.M.S., è stato avviato e in parte realizzato in collaborazione con realtà operative della Campania (Logos di Salerno), Umbria (GOAT di Perugia), Trentino (CSDPA di Trento) il progetto ‘La scuola come comunità per la salute’. Il progetto vuole costituire un fermento operativo per tutte le componenti della scuola (docenti, discenti, famiglie, personale non docente). - Il Progetto Prometeo, attualmente in fase di realizzazione è in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali della Provincia di Foggia e prevede la realizzazione dei Corsi di sensibilizzazione, Corsi per servitori di Club, l’apertura di nuove comunità multifamigliari nelle zone scoperte e l’attivazione di un programma di promozione e protezione della salute, avvalendosi di una costituenda rete territoriale di persone specificamente formate ai problemi alcolcorrelati. Così sono stati i programmi e i primi Club, così abbiamo imparato che non esiste l’alcolismo, ma famiglie che attraversano un disagio a volte multidimensionale; così è nata la convinzione profonda che per intervenire efficacemente sia importante un approccio di comunità, così come oggi l’O.M.S. ci indica. Questo ha cambiato le nostre vite personali e professionali e sta cambiando seppur faticosamente la cultura della nostra comunità.
SardegnaG. Carcangiu Il primo Club in Sardegna nacque ad Abbasanta (Oristano) nel 1988 e nel 1990 se ne costituì un secondo a Macomer (Nuoro) a pochi chilometri di distanza dal primo. Nel 1991 nacque il primo Servizio pubblico di Alcologia e contemporaneamente il CAT n. 3 a Senorbì (Cagliari). Da allora in poi, con la costituzione dell’ARCAT, la diffusione dei CAT (quaranta a tutt’oggi), l’organizzazione dei Corsi di sensibilizzazione, delle Scuole alcologiche territoriali e dei Corsi monotematici, la costituzione delle équipe di alcologia presso i Servizi per le tossicodipendenze, il livello di sensibilità della popolazione e delle istituzioni nei riguardi dei problemi alcolcorrelati sono costantemente cresciuti, tanto da spingere l’Assessorato alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna a costituire un gruppo di lavoro sui problemi alcolcorrelati, per cooperare con le reti di solidarietà, sia per promuovere iniziative di prevenzione in tutta l’isola, in linea con le raccomandazioni dell’OMS, riportate nel Piano d’azione europeo per la riduzione dei consumi. E’ l’attuale sicuramente un periodo di grande fermento e di ricchezza di intenti che ha preceduto momenti di difficoltà di accettazione, di sospetto e tolleranza nei confronti dei CAT e che non presagivano certamente sviluppi così positivi. Tuttavia, sembra ormai che almeno per quanto riguarda i programmi alcologici sia diffusa nel sistema ecologico sociale dei Club sardi la coscienza di ciò che si chiama, come scrive Morin, ‘l’ecologia dell’azione’, e anche del fascino del ‘rischio dell’investimento’ in termini di prospettive di miglioramento della qualità della vita nelle nostre comunità. SiciliaG. La RoccaOltre dieci anni sono trascorsi dalla nascita dei programmi alcologici territoriali in Sicilia, secondo la metodologia ecologico-sociale di Hudolin. Il primo Corso di sensibilizzazione di Siracusa, alla fine del 1987, aveva gettato dei semi che poi si sarebbero rivelati fecondi e che ad oggi vede ancora un gruppo discretamente nutrito di servitori-insegnanti di Club lavorare alacremente per far crescere i programmi nel vasto territorio isolano. Il caso o la fortuna hanno fatto sì che i programmi si sviluppassero in una zona, anziché nell’altra. Chi scrive perseverò, a dispetto di molti, nell’idea che un CAT sarebbe stato necessario nella propria realtà lavorativa e da lì è poi partita la carovana che è ancora in cammino. Le direttrici verso cui si sono sviluppati i programmi territoriali si sono mosse sull’asse Catania-Caltanissetta per l’impegno dell’Associazione ‘Casa Famiglia Rosetta’ e di alcuni operatori. I programmi a Catania. Pur non essendo stata raggiunta la copertura integrale del vasto territorio provinciale, vi sono attualmente in piena attività undici CAT: sette si trovano in ambito metropolitano, altri quattro in provincia (a Paternò, Palagonia, Acireale e Raddusa). Tre Ser.T. e un Dipartimento di Salute Mentale sono anche punto di riferimento per l’alcologia in ambito pubblico. Nel 1997 si è costituita l’Associazione Provinciale dei Club degli alcolisti in trattamento, mentre la stessa ARCAT Sicilia, già attivata alla fine del 1990, ha avuto sede nel capoluogo. In cooperazione con l’APCAT si organizzano periodicamente Scuole alcologiche territoriali di 1°, 2° e 3° modulo. Inoltre vengono organizzati regolarmente gli Interclub zonali e regionali. I programmi di Palermo. Città da sempre impermeabile ai programmi alcologici, ha vissuto una breve stagione di crescita dei programmi dopo il primo Corso di sensibilizzazione di Palermo con Hudolin. Poi per diversi anni niente si è mosso. Dopo il Corso di Troina e quello di Caltanissetta del ’97 (entrambi organizzati dall’ARCAT, con il concorso del Centro alcologico nisseno di ‘Casa Famiglia Rosetta’), la situazione si è sbloccata e in poco tempo sono stati aperti tre CAT, si sono organizzati due Interclub e una Scuola alcologica territoriale di 1° modulo. I programmi a Enna. I programmi ad Enna si sono distinti per la vivacità delle iniziative proposte durante la presidenza ARCAT di Aurelio Di Carlo. Dalla costituzione dell’APCAT a Enna, tali iniziative si sono ulteriormente incrementate ed indirizzate verso un’attività complessa molto simile a quella di un Centro alcologico territoriale funzionale: infatti ci si occupa di formazione ed aggiornamento, rapporti con i servizi pubblici, attività di sensibilizzazione con l’attivazione di Scuole alcologiche territoriali, organizzazione di Corsi di sensibilizzazione, Interclub zonali, provinciali, riunioni di supervisione reciproca fra servitori di Club ecc. I CAT attivi sono dislocati a Piazza Armerina, Nicosia, Catenanuova, Leonforte e Troina. I programmi di Caltanissetta. Il Centro alcologico dell’Associazione ‘Casa Famiglia Rosetta’ è stato il promotore di tutti i programmi alcologici nel Nisseno. Sette Club sono ad oggi attivi, ma, a parte la zona di Gela con due Club e dove i servitori-insegnanti sono operatori del Ser.T. locale, altrove (anche nel capoluogo) Ser.T. e Club vivono vite separate. Eppure storicamente la zona del Nisseno con il Centro di Caltanissetta è stata tra le prime ad attivare i programmi alcologici, e svariate volte c’è stata la presenza di Hudolin in loco. I programmi a Messina. La Lega Antidroga di Messina (LAM) ha storicamente promosso i programmi in zona. La situazione, dopo diversi anni di stagnazione, si è sbloccata con l’attivazione di un Centro alcologico nel Ser.T. di Taormina e l’attivazione di un Club in zona, oltre quello di Messina. I programmi a Siracusa. Il Corso di sensibilizzazione, che alla fine del 1987 avviò i programmi in Sicilia, fu organizzato proprio a Siracusa. L’unico Club attivato si trova a Lentini (a soli 20 km. da Catania). Altro purtroppo non si è attivato e molte famiglie vengono ancora ai CAT di Catania.
ToscanaG. Corlito, M. Cercignani, P. Dimauro, G. Guidoni, V. Patussi, L. Scali La data di partenza ‘ufficiale’ dei programmi in Toscana può essere fatta risalire alla fondazione del primo Club, avvenuta nel 1983 per opera di alcune famiglie che avevano seguito il programma ospedaliero di Castellerio (Udine) e che ebbero come servitore-insegnante il compianto Andrea Devoto. Da allora ad oggi lo sviluppo dei programmi è avvenuto con una progressione lenta, ma costante, raggiungendo l’attuale livello di espansione sia in termini quantitativi sia territoriali, come fu rilevato in occasione del primo Congresso regionale dei Club, che si tenne a Firenze per impulso di Hudolin nel 1992[1]. Tale lenta progressione attesta da una parte il lavoro tenace e spesso oscuro di un gruppo motivato di famiglie e di servitori-insegnanti e dall’altra le difficoltà specifiche della Toscana. In primo luogo si tratta di una regione molto estesa con una popolazione spesso dispersa non solo geograficamente (dieci province), ma soprattutto culturalmente con un’accentuazione della tendenza ‘campanilistica’ e comunale italiana. In secondo luogo la Toscana è una zona vitivinicola con una cultura conseguente di promozione dei consumi, che ha trovato un consenso nella strenua difesa del concetto del ‘bere moderato’ in ambito medico-scientifico. In terzo luogo ha giocato la difficoltà inerente al dover far fronte ad esperienze alcologiche antiche, radicate soprattutto in ambito gastroenterologico, di fatto contrarie alla metodologia ecologico-sociale. Negli anni 1983-‘87 il programma procede faticosamente, nonostante il primo Corso di sensibilizzazione con Hudolin, organizzato da Devoto a Firenze nel 1985. Il programma prende più lena con l’avvio delle due esperienze di Arezzo[2] e di Carrara, con due gruppi di operatori, formatisi al Corso di sensibilizzazione. La situazione fiorentina permane difficile con il conseguente problema di dare al programma dei Club un’adeguata rappresentanza regionale. Nel 1988 si terranno i Corsi di Carrara e di Arezzo ed i Club cominceranno a svilupparsi territorialmente nella parte settentrionale della Regione da est a ovest, seguendo l’andamento dei Corsi di sensibilizzazione e raggiungendo nel 1992 un discreto numero di Club (89), ma con una presenza territoriale disomogenea. Le venti ACAT, allora esistenti, lasciano scoperta la zona meridionale della Toscana, dove sono presenti solo i due ‘piccoli’ programmi della Bassa Val di Cecina e dell’Amiata. La situazione muta radicalmente nei due anni successivi che portano al primo Congresso Regionale dei CAT e all’attuale numero di Club (150). L’ARCAT, grazie a una decisa iniziativa di Hudolin, procederà più speditamente all’ ‘unificazione’ del programma su scala regionale, trovando maggior omogeneità nel campo della formazione e una maggior estensione territoriale, coprendo anche le provincie meridionali (Siena e Grosseto). Questa fase ha due momenti decisivi: 1) il Corso di Aggiornamento di Arezzo nel Febbraio 1993, che per la prima volta vede insieme tutti i servitori-insegnanti dei Club toscani con Hudolin, il quale ‘svecchierà’ il programma, introducendo i temi più attuali (l’etica del lavoro, la multidimensionalità, la centralità delle famiglie ecc.) e costituendo la Commissione della formazione (G. Corlito, P. Dimauro, G. Guidoni), che potenzierà il numero dei Corsi di base e fonderà la Scuola delle 300 ore di Arezzo; 2) il Corso di sensibilizzazione dell’Amiata (Casteldelpiano, Luglio 1993), che nello spazio dei quattro mesi successivi otterrà il risultato dell’apertura di quaranta nuovi Club, formando come servitori-insegnanti il gruppo ‘storico’ degli alcolisti che aveva retto la precedente fase di sviluppo del programma[3]. Successivamente il programma si svilupperà più omogeneamente, con lo sforzo di intensificare i Corsi di sensibilizzazione: vengono organizzati quelli di Prato (1994), Livorno, Siena (1996). A Livorno Hudolin investirà pubblicamente Corlito, Dimauro e Guidoni della responsabilità di essere direttori dei Corsi per il futuro e Siena sarà l’ultimo Corso tenuto in Toscana da lui stesso. Nell’anno successivo alla sua morte si tengono tre Corsi: il primo a Grosseto, poi a Firenze e infine in Valdarno; nel 1998 si tengono altri tre Corsi: Pistoia, Portoferraio e Volterra, e si programma una media di tre Corsi l’anno, tanti quanti sono necessari per un sistema di centocinquanta Club, secondo le indicazioni del Professore. E’ stato possibile con molta difficoltà tenere aperta ad Arezzo la Scuola delle 300 ore, anche dopo la morte di Hudolin, soprattutto grazie al personale contributo della moglie. Uno degli indubbi meriti del programma toscano, delle sue famiglie e dei suoi servitori-insegnanti è di aver scelto la supervisione continua da parte di Hudolin e di averne seguito l’insegnamento ed anche le concrete indicazioni fino alla sua morte ed anche successivamente (il programma della Scuola delle 300 ore è quello steso da lui). [1] I dati più recenti e verificati sono quelli della ricerca condotta da M. Variara in collaborazione con G. Guidoni, che è in attesa di essere pubblicata per intero (in piccola parte è pubblicata nel presente volume), anche se essi sono per alcuni anni disomogenei rispetto ai dati presentati da G. Corlito, su mandato del Direttivo dell’ARCAT, in occasione del 2° Congresso dei Club, tenutosi a Lido di Camaiore nel 1997. Tale discrepanza è dovuta alle diverse modalità di raccolta dei dati, che dovrebbe essere risolta con la costituzione della Banca dati regionale come unificazione delle banche dati locali. [2] Questa esperienza è legata alla trasformazione in senso ecologico-sociale di un programma preesistente di trattamento bio-psico-sociale, nato sulla base dei principi della medicina e della psichiatria sociale (cfr. in questo volume il capitolo ‘Esperienze in Italia’). [3] In termini quasi profetici Hudolin dirà nella sua ‘Introduzione’ al libro sui programmi toscani (1994): …il Corso… di Casteldelpiano, le cui conclusioni finali dovrebbero avere una grande importanza per lo sviluppo ulteriore dei Club degli alcolisti in trattamento e degli altri programmi per i problemi alcolcorrelati e complessi in Toscana.” (p. 17). TrentinoF. SevignaniDal 1984 il programma prende il via anche in Trentino, dove, sino a questo momento, l’esistenza di enormi problemi creati dall’alcol è pressoché ignorata e non esistevano progetti né ipotesi di lavoro e tanto meno iniziative in questa direzione. Inizia una nuova era. Luglio 1984: un gruppo di operatori della Valle di Non e di Sole ed il frate che aveva scoperto che in Friuli-Venezia Giulia esistevano i Club, insieme ad un operatore volontario, frequentano un Corso di sensibilizzazione tenuto da Hudolin a Pordenone. Nei mesi successivi studiano un piano per coinvolgere l’USL che delibera l’istituzione del primo servizio di alcologia a Cles, dove nascerà anche il primo Club. Ad inizio 1985 viene attivato anche il dispensario di Mezzolombardo che diviene un punto di riferimento anche per altre zone del Trentino. In Giugno 1985 nasce il primo Club anche in Val di Fassa ed in Novembre si tiene a Cles il primo Interclub provinciale dei Club degli alcolisti in trattamento. Nell’aprile del 1986 nasce l’Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento (APCAT), che realizza un’indispensabile saldatura tra le diverse realtà che operano nelle varie parti della provincia e lo strumento per coordinare la vita dei Club. Giugno 1986: è il momento dell’incontro con Hudolin, il quale viene nel capoluogo trentino per tenere un Corso di sensibilizzazione, organizzato dalla Scuola di Servizio Sociale con il patrocinio dell’Assessorato alla Sanità. Al Corso partecipano settanta corsisti, provenienti da tutte le parti del Trentino. Più della metà dei partecipanti, ora servitori-insegnanti, si inseriscono nei mesi successivi nei programmi alcologici, permettendo così la nascita di altri servizi di alcologia e di numerosi Club: in Alta Valsugana, nelle Giudicarie, a Fiera di Primiero, in Vallagarina, in Val di Fiemme. Ogni anno si ripete l’Interclub provinciale dei Club degli alcolisti in trattamento, sempre in una località diversa che segue, di norma, al Corso di sensibilizzazione per dar modo a Hudolin di prendervi parte. La sua presenza, il suo carisma sono come una calamita che attrae le famiglie che hanno imparato ad amarlo e lo considerano il loro ‘Salvatore’. Al quarto Interclub che si tiene a Levico nel Maggio del 1987, presente Hudolin, i partecipanti sono più di 700 ed i Club sono una cinquantina. Così, negli anni, si sono ripetuti gli Interclub, i Congressi nazionali ed internazionali, sempre alla presenza Hudolin e della sua inseparabile consorte, Višnja. I Club, in Trentino, sono arrivati oggi a quota 168. Sono cresciuti numericamente, ma anche culturalmente, seguendo passo passo le evoluzioni della metodologia, introducendo nuovi concetti suggeriti da Hudolin, quali la multidimensionalità della sofferenza, la spiritualità antropologica, la cultura dell’amore e della pace, argomenti a lui tanto cari. In questi ultimi sedic’anni il Trentino è diventato progressivamente la realtà italiana dove i Club si sono maggiormente diffusi (rapporto Club/popolazione 1/3.000 abitanti) ed hanno perciò fornito maggiori risposte (almeno 3000 famiglie con problemi alcolcorrelati sono entrate nei Club con una percentuale di successi superiore al 65%). Al tempo stesso è la realtà nella quale, complessivamente, sono maggiormente cresciuti i servizi pubblici di alcologia che, negli anni, hanno trovato una configurazione specifica, che li vede da un lato fortemente collaborativi con i Club e al tempo stesso impegnati particolarmente nelle attività di prevenzione primaria, ovverosia in tutte quelle iniziative rivolte alla popolazione generale e finalizzate alla riduzione dei consumi di alcol, unico modo per ridurre i consumi e far prevenzione riguardo ai problemi alcolcorrelati. Tutto ciò è potuto avvenire perché, soprattutto tra il 1985 ed il 1992, la presenza di Hudolin a Trento è stata una costante che ha plasmato decine e decine di servitori-insegnanti e che ha impostato i programmi alcologici territoriali trentini. R. De StefaniQuesta breve storia dei programmi alcologici in Trentino parte dal 1980. E’ una storia che ha alcune caratteristiche peculiari, ma è sicuramente una storia che si sviluppa per linee parallele a quello che negli ultimi vent’anni è accaduto e sta accadendo nel resto d’Italia.Chi scrive, vent’anni fa era un giovane psichiatra impegnato in una valle del Trentino a tradurre in atti concreti la legge di riforma che aveva appena chiuso i manicomi. E come i manicomi erano stati pieni di persone con problemi alcolcorrelati, così agli appena nati servizi territoriali di psichiatria arrivavano molte persone e famiglie con problemi di alcol. Così come arrivavano ai medici di famiglia, ai servizi sociali, ai parroci, ai sindaci, alle forze dell’ordine nella comunità, questi avevano un ruolo formale o informale di aiuto o di controllo. In una sorta di pellegrinaggio fatto di stazioni tanto obbligate quanto inutili. Tutti, nella mia memoria, ci trovavamo impotenti in maniera uguale e frustrati in maniera diversa, secondo le caratteristiche e sensibilità personali. Fu in questa situazione che il frate dell’Ospedale dove lavoravo, amico carissimo e combattente di prima linea contro ogni sconfitta dell’uomo, mi spinse ad andare a vedere cosa accadeva in Friuli-Venezia Giulia dove si diceva stesse prendendo piede un metodo nuovo e buono che pareva fare al caso nostro. Certamente vi sono alcune peculiarità che in qualche modo erano presenti fin dall’inizio, che hanno accompagnato nel tempo i programmi alcologici nel loro divenire, e che probabilmente ne spiegano anche il radicamento e il successo. Fra le tante possibili, due mi sono particolarmente chiare e meritevoli di essere messe a premessa di ogni sviluppo della storia: - avere problemi di alcol non era più solo una iattura su cui piangere o per cui sbattere la testa alla ricerca di una soluzione. Avere problemi di alcol era la stazione di partenza di un viaggio fatto di condivisione e di amicizia. Di problemi che si trasformavano in risorse. Di capacità di ritrovare nelle proprie storie tormentate protagonismo e vita. - avere problemi di alcol non voleva più dire affrontarli in ordine sparso. Con i vecchi arnesi di una medicina impotente, di una psicologia impreparata, di altre scienze o di altre agenzie spese comunque solidariamente. O nella solitudine della singola famiglia o comunque con un piccolo gruppo isolato. Avere problemi di alcol voleva dire lavorare assieme, abbandonare contrapposizioni antiche ed inutili, dimenticare in un attimo tutta la mitologica differenza tra chi cura e chi è curato. Scoprire prima nella pratica e poi nella teoria cosa vuol dire lavoro di rete, fare assieme. Non nella confusione della deresponsabilizzazione diffusa, ma nella grande scommessa della responsabilità condivisa. L’uomo e la famiglia tornano protagonisti. Tornano protagonisti assieme a tanti altri uomini. Quindici anni fa erano poco più che intuizioni confuse. Oggi sono fondamenta solide di progetti forti per comunità responsabili, protagoniste del proprio futuro; capaci di trovare risposte al proprio interno per chi vive in situazioni di difficoltà, capaci di intravedere sempre più chiaramente cosa fare perché quelle difficoltà non tocchino i nostri figli. Di tutti gli obiettivi certamente questo è il più importante. Se fino al 1983 in Trentino, come del resto nella stragrande maggioranza di tutto il paese, praticamente nulla vi era per affrontare i problemi alcolcorrelati, a partire dal 1984 è stato un susseguirsi di iniziative, sia legate ai servizi pubblici che alle associazioni private. E alle proficue collaborazioni che si sono costruite tra i due mondi. La prima iniziativa di matrice pubblica nasce formalmente a Cles, in Val di Non, nel Luglio del 1984. dopo la visita in Friuli e la ‘scoperta’ dei Club degli alcolisti in trattamento, un gruppo di operatori pubblici e alcuni volontari coinvolgono e convincono la locale amministrazione comprensoriale[1] ed attivare un ‘Dispensario di alcologia’, primo luogo deputato ufficialmente ad affrontare il problema, applicando una precisa metodologia, quella di Hudolin. Il Dispensario aggrega rapidamente numerose famiglie che, dopo averlo frequentato tre mesi, tre sere la settimana, a loro volta danno vita ai primi Club degli alcolisti in trattamento. La formula ha successo e si diffonde rapidamente in tutti gli altri Comprensori del Trentino. Dal 1984 al 1989 le allora Unità sanitarie locali si convincono della bontà del metodo e ne favoriscono lo sviluppo. Di pari passo si sviluppano i Club che si diffondono praticamente ai quattro angoli della provincia. Sono anni di grande entusiasmo e anche, visti con gli occhi di oggi, di grande, inevitabile ‘confusione’. Il servizio pubblico e i Club sono di fatto la stessa cosa, gli operatori sono gli stessi, chi dirige il Dispensario pubblico di alcologia è anche in qualche modo il referente principale dei Club in quella zona. Pensare ad un servizio pubblico che si identifica totalmente con un’associazione privata di volontariato e con una singola specifica metodologia può apparire, in astratto, una cosa del tutto incomprensibile e per certi versi anche potenzialmente dannosa. Ed in effetti, col passare degli anni le cose si sono, pur con comprensibili difficoltà, chiarite, e ciascuno ha trovato, o sta trovando, un suo specifico ambito di intervento. D’altro canto non vi è dubbio che se nello specifico mondo dei problemi alcolcorrelati, fino ad allora negletto ed abbandonato, non si fosse registrata questa inusuale, ma indubbiamente straordinaria commistione di compiti e ruoli, avremmo probabilmente perso altri anni in attese e rimandi inutili e soprattutto dannosi per la vita di migliaia di famiglie. Con il 1990 i ruoli e i compiti dei Servizi pubblici e delle Associazioni private trovano una loro iniziale individuazione. Si conclude un primo storico ciclo, ne inizia un secondo, favorito anche da alcune ‘chiarezze’ che maturano sia all’interno dei Servizi pubblici che nelle Associazioni private. Crescono i Servizi pubblici: i Centri di Alcologia. I vecchi Dispensari vanno in pensione e attraverso un’articolata deliberazione dell’amministrazione provinciale[2] sorgono dei ‘Centri di alcologia’ che assumono caratteristiche e finalità ben precise. Sul versante delle Associazioni si assiste ad un procedere analogo in termini di riappropriazione di identità, di compiti e di ruoli. Più semplici le cose all’interno dei gruppi degli Alcolisti Anonimi che non avevano vissuto quella fase di identificazione totale con gli appena nati Servizi pubblici e che avevano alle spalle l’esperienza più che cinquantennale del loro movimento in tutto il mondo. Più complessa la situazione in casa Club. L’Associazione provinciale, nata nel 1986, fatica all’inizio a trovare una sua reale autonomia e vive molto della presenza e dell’impulso degli operatori pubblici che ne sono parte attiva e trainante. Le Associazioni locali, le ACAT, nascono solo successivamente. Ad ogni buon conto il bilancio è complessivamente più che buono, come si può ricavare anche dai dati che testimoniano dei risultati raggiunti. Si può infatti tranquillamente dire che in poco più di dieci anni dove non c’era praticamente nulla sono sorti dei servizi pubblici a bassissimo costo ed alta capacità di coinvolgimento su una tematica fino a poco prima del tutto marginale, nonostante i costi sanitari, umani e sociali che comportava. Così come si può dire che sono sorte e si sono consolidate delle associazioni e penso in particolare a quella dei Club, che costituiscono oggi la più estesa, ramificata e numerosa associazione. Il successo dei programmi alcologici va sicuramente imputato a fattori diversi. A partire dal problema in quanto tale, per l’urgenza e la drammaticità che rappresentava e che in quanto tale sempre più premeva e faceva sentire la sua voce e dalla sua già richiamata capacità di trasformarsi in risorsa, per essere riuscito a dar voce al protagonismo sano di quanti pesantemente lo vivevano su se stessi e all’interno della propria famiglia. Naturalmente un ruolo importante, come sempre, lo hanno giocato le persone, tante e fortemente motivate e disponibili. Qualcuno più attento agli aspetti organizzativi, e diciamo così strategici, tantissimi impegnati nella scommessa da vincere, all’inizio dell’avventura e poi nella quotidianità dello specifico impegno, sia nel mondo dei servizi pubblici sia nella disponibilità all’interno delle Associazioni. Credo sia giusto poi non sottovalutare che la ‘piccola grande rivoluzione alcologica’ è nata e si è sviluppata in un periodo storico in cui la cultura sanitaria generale stava e sta crescendo in termini di maggiori e diffuse attenzioni alla promozione e alla protezione della salute, ai principi della corresponsabilità comunitaria, del lavoro diretto, della maggiore attenzione al ruolo del portatore del disagio. E ancora e soprattutto in questi ultimi anni sono stati significativi i pronunciamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che costituiscono una cornice assolutamente innovativa e importantissima per un corretto sviluppo dei programmi. Il Centro Studi e Documentazione sui Problemi AlcolcorrelatiNello specifico della realtà trentina un ruolo particolare ha avuto negli ultimi dieci anni la costituzione e lo sviluppo del Centro Studi e Documentazione sui Problemi Alcolcorrelati. Il Centro Studi nasce nel 1988 per volontà di due diverse realtà. Da un lato l’allora Scuola Superiore Regionale di Servizio Sociale, ora Istituto Regionale di Ricerca Sociale, dall’altro l’Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento. Il Centro Studi nasce per costituire, nel rispetto dei diversi compiti e ruoli, un ponte tra servizi pubblici e associazioni di volontariato, per favorirne tutte le collaborazioni possibili e per garantire, a quel riuscito mix di iniziative del pubblico e del privato che sempre più vanno sotto il nome di programmi alcologici territoriali, alcuni ‘servizi’ comuni, unitariamente e secondo logiche di economicità. Dal 1992 il Centro Studi, tramite la collaborazione di un operatore particolarmente formato e competente, garantisce un’attività di collegamento e di rete all’interno dei diversi programmi alcologici territoriali. Tale attività si realizza attraverso la partecipazione dell’operatore alle riunioni mensili o periodiche che si tengono nelle diverse zone. Tale presenza può assumere anche funzione di supporto in momenti di difficoltà che i programmi si trovano ad attraversare. Per quanto riguarda l’attività epidemiologica e la raccolta dei dati, il Centro Studi ha elaborato i dati progressivamente raccolti dal 1984 ad oggi, in riferimento alle più di 3000 famiglie entrate nei Club. Questo permette di avere oggi un quadro accurato ed aggiornato, sia in termini socio-demografici sia soprattutto in termini di ‘successo’, valutato sulla base dei due parametri classici: astensione dall’alcol e miglioramento della qualità della vita. Il Centro ha partecipato a diverse ricerche epidemiologiche, e in particolare ha curato con l’apporto con l’Istituto Superiore di Sanità una ricerca volta ad individuare la presenza dei bevitori problematici all’interno della popolazione ricoverata negli ospedali della provincia, al fine di rivolgere loro l’offerta di materiale educazionale e di consulenza. Tale ricerca è stata applicata in diversi ospedali di molte regioni italiane. Il Centro Studi è conosciuto a livello nazionale soprattutto per la produzione di due collane informative e educazionali su temi attinenti l’alcol e i problemi alcolcorrelati, anche in riferimento a target specifici (scuola, giovani, medici di famiglia ecc.). Si tratta di materiale di facile fruibilità e destinato alla grande diffusione. Soprattutto negli ultimi anni il Centro Studi ha svolto un ruolo di servizio anche per molte realtà esterne alla provincia di Trento, con particolare riferimento al campo formativo. Si è reso promotore, assieme al altre realtà, di un Piano d’azione italiano per la riduzione del 25% dei consumi di alcol. Ha favorito la nascita in diversi paesi europei (Russia, Romania, Albania, Svizzera ecc.) di programmi alcologici centrati sui Club degli alcolisti in trattamento e ne sta seguendo lo sviluppo.
UmbriaV. MatteucciUn po’ di ritardo rispetto alle altre regioni, il Club ha fatto il suo ingresso in Umbria, a Perugia, il 19 Settembre 1989. Nel Maggio 1990 venne a trovarci per la prima volta Hudolin e l’impulso ai programmi fu assicurato. L’USL del Lago Trasimeno attivò per la prima volta il Servizio pubblico di alcologia, e riconobbe l’importanza e la validità dei Club degli alcolisti in trattamento del territorio quale espressione di volontariato. Iniziarono così i programmi alcologici con la forza della cooperazione fra pubblico e privato. Nel Luglio 1992 la Regione deliberò l’attivazione dei programmi alcologici in tutte le USL tramite i GOAT (Gruppi Operativi Alcologici Territoriali), mentre i Club erano già diffusi nei vari territori. Attualmente esistono ventotto Club, diffusi a rete in tutto il territorio; ogni Azienda USL ha attivato il GOAT; non esistono strutture residenziali specifiche. [1] Il Comprensorio è in Trentino un ente intermedio di natura politico-amministrativa che aggrega i comuni di un determinato territorio ed esercita competenze primarie in vari ambiti tra cui quello socio-sanitario. [2] In Trentino-Alto Adige, regione a statuto speciale, le due province autonome di Trento e di Bolzano hanno le stesse competenze, in molti casi ampliate, delle regioni a statuto ordinario.
Val d’Aosta M. Boscariol Il primo Club nacque ad Aosta nel 1989 grazie a due famiglie che, in seguito al ricovero nei reparti ospedalieri di alcologia specializzati nella metodologia ideata da Vladimir Hudolin, per proseguire il trattamento nei Club dovevano recarsi settimanalmente nei pressi di Torino. Ben presto altre famiglie provenienti da tutta la Valle approdarono al CAT ‘Aosta 1’: sorgeva così l’esigenza di aprire nuovi Club dislocati su tutto il territorio regionale. Nel Marzo del 1992 si costituì l’ARCAT Valle d’Aosta che nell’anno successivo ottenne l’iscrizione all’Albo regionale delle Organizzazioni di Volontariato. Attualmente sono presenti sul territorio 7 Club: ‘Mont Blanc’ a Courmayeur, ‘Valdigne’ a Morgex, ‘Grand Assaly’ a La Thuile, ‘Aosta 1’ e ‘Chez Nous’ ad Aosta, ‘Grand Combin’ a Gignod e ‘Il Cerchio’ ad Hône. Le famiglie dei Club sono circa sessanta.
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