Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento

 

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Lo sviluppo dei Club nei diversi paesi e la situazione odierna

 

Prime esperienze di educazione e di aggiornamento

 

R. De Stefani

Lo sviluppo dei Club nei diversi paesi del mondo è sempre stato legato a situazioni estemporanee e non ha mai risposto ad un progetto strategico complessivo. Questo fatto da un lato ha permesso la nascita di Club laddove erano maturate disponibilità e sensibilità specifiche, dall’altro ne ha ridotto in qualche modo la diffusione. Un’altra difficoltà allo sviluppo dei Club nel mondo è da attribuirsi ad un fattore economico. Infatti la maggior parte delle esperienze è nata in paesi che attraversano una situazione economica molto difficile e che necessitano di un sostegno economico praticamente totale (questo sia in riferimento alla frequenza di corsisti stranieri ai Corsi di sensibilizzazione organizzati in Italia, sia all’attivare da parte nostra iniziative formative nei loro paesi).

Nonostante queste difficoltà, i Club sono nati e cresciuti in alcuni paesi, quali Spagna, Russia, Albania, Romania, Brasile, Svizzera e altri[1]. Inizialmente i servitori-insegnanti che hanno aperto i Club in questi Paesi si erano formati in Italia, con l’eccezione dell’esperienza brasiliana, dove vi è stata una breve iniziale formazione in loco, per mezzo di due operatrici piemontesi.

In alcuni paesi (Spagna, Russia, Albania), dopo l’apertura dei primi Club, si sono tenuti dei corsi di formazione e aggiornamento strutturati per formare il maggior numero possibile di servitori-insegnanti, per aumentare il numero dei Club e per cercare di radicare in quei paesi dei veri programmi alcologici territoriali. In altri paesi si è rimasti fermi al livello iniziale della formazione fatta in Italia. In altri ancora stanno maturando nuovi progetti[2]

Interessante ricordare che i due più conosciuti libretti, editi dal Centro Studi di Trento, Alcol, conoscerti per scegliere e Il Club degli alcolisti in trattamento, sono stati tradotti e stampati o fotocopiati finora in russo, in albanese, in spagnolo, in rumeno e in tedesco. Uno strumento molto importante per diffondere conoscenza e cultura.

 

F. Piani

La Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica è stata ed è in prima linea nello sviluppo dei Club sia in Italia sia all’estero. Una grande opportunità è stata offerta dallo IOGT Internazionale e dal suo past-president, Helge Kolstad, che, amico di Vladimir Hudolin da molti anni, ha pensato, alla sua morte, che dovesse essere degnamente ricordato. In questo modo è nata l’idea del ‘Memorial Hudolin’, incontro internazionale di confronto ed approfondimento dell’opera del Professore.

Nel primo Memorial, del Settembre 1997, che ha visto la partecipazione di molti rappresentanti stranieri, è nato l’interesse e l’idea di continuare l’attività di formazione e di informazione attraverso incontri e confronti che poi hanno dato vita ai Corsi di sensibilizzazione internazionali di Lignano. In questo modo è stato anche possibile sviluppare la presenza dei Club in altri paesi stranieri, creando rapporti di collaborazione costanti e produttivi.

Da questa attività sono nati Club in Danimarca, Norvegia, Svezia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Nuova Zelanda, e hanno partecipato ai corsi operatori provenienti da Israele, Portogallo, Lituania, Repubblica Ceca, Germania.

L’inizio dei Club all’estero, specie nei paesi europei, non è mai cosa facile, sia perché ci sono problemi di lingua e di diversa cultura sociale e sanitaria, sia perché molti paesi hanno già dei loro programmi di trattamento attivi. Per questo motivo il processo di crescita è talora piuttosto lento e richiede notevoli sforzi. Come lo stesso Hudolin ripeteva, è necessario trovare la persona giusta al momento giusto nel posto giusto, e questo non è sempre facile da ottenere.

L’interesse che viene costantemente dimostrato dai corsisti dei diversi paesi è comunque un motivo di soddisfazione ed una motivazione a continuare su questa strada.

E’ necessario, in questa fase dello sviluppo internazionale, stabilire dei gruppi forti e motivati negli altri paesi, in grado di sviluppare in modo armonico e costante il lavoro. Se possiamo essere felici per un Club in nuovo paese, non dobbiamo dimenticare che è necessario sviluppare un sistema di intervento, che veda insieme il pubblico ed il privato, che sia in grado di operare sui livelli della prevenzione primaria, secondaria e terziaria, che sia infine capace di stabilire programmi di formazione e aggiornamento in loco. Ecco che allora la prospettiva non è più solo quella di creare uno o più Club, ma di creare le condizioni perché il programma attecchisca e dia i suoi frutti migliori. In questo modo forse verrà il giorno che gli italiani andranno ad imparare all’estero, così come oggi, in un certo senso, gli amici croati vengono a formarsi in Italia, dopo essere stati i nostri maestri.


[1] La descrizione delle esperienze in questi paesi si trova nei capitoli seguenti.

 

Albania

C. Maenza, P. Marzo

     Nel 1992 all’apertura della Missione Vincenziana in Albania, nel villaggio di Mollas, Distretto di Elbasan, si è dato dapprima inizio a un programma di sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati, visto che anche in Albania il problema alcol risultava assai evidente. Così si è avviato un programma finalizzato all’informazione delle famiglie. Successivamente, nel 1993, venne aperto il primo Club degli alcolisti in trattamento, presso la Missione. Il Club è stato per molto tempo l’unico punto di riferimento dell’intera Albania.

La seconda fase ha comportato una sensibilizzazione più ampia, rivolta alla comunità: i primi risultati sono stati la frequenza da parte di una coppia di professionisti al Corso di sensibilizzazione di Bari, nel 1994, diretto da Hudolin.

Mentre Myslim Abeshi e la moglie Aferdita sensibilizzavano l’ambiente ospedaliero, suor Pia Marzo si è occupata della sensibilizzazione del mondo della scuola. Da questo lavoro è nato il secondo Club, istituito a Gerik.

Nel Febbraio 1997, organizzato da Myslim e dalle Suore Vincenziane, si è svolto a Elbasan un seminario di tre giorni, al quale hanno partecipato autorità e responsabili della comunità locale, diretto da Maria Teresa Salerno, da Renzo De Stefani e da Giovanni Aquilino, impegnati da anni nei programmi italiani, con il supporto e la presenza delle famiglie dei Club albanesi.

Il seminario, da una parte aveva come scopo la formazione di nuovi servitori-insegnanti utili a sviluppare i programmi, dall’altra a sensibilizzare i responsabili della comunità locale ai problemi alcolcorrelati. Il tutto finalizzato alla realizzazione di un Corso di sensibilizzazione da tenersi quanto prima ad Elbasan.

Dal seminario è emersa la possibilità di realizzare un numero congruo di quaderni della serie Alcol… piacere di conoscerti!, tradotti in lingua albanese, offerti dall’APCAT Trentino, per favorire lo svolgersi di un’attività informativa più efficace.

Tutto si è fermato a questo punto a causa della guerra civile.

Per il futuro, pensiamo di ripartire da dove eravamo rimasti. Pertanto abbiamo predisposto un programma di informazione nelle scuole, nei villaggi e nelle strutture sanitarie, contando anche sull’ausilio e la divulgazione dei quaderni in lingua albanese.

Questo ci consentirà, a nostro parere, l’apertura di nuovi Club e il riavvio, magari con un Corso di sensibilizzazione, dei programmi in Albania.

 

Bosnia e Erzegovina

Vi. Hudolin, N. Lazić, N. Matović, Lj. Ulemek

Nel primo biennio di attività del Dipartimento di alcologia attivo presso il Reparto di Neuropschiatria del Policlinico ‘M. Stojanović’ a Zagabria cominciavano a venire persone provenienti dalle altre repubbliche della Federazione, e in primo luogo dalla Bosnia e Erzegovina. Fu allora che Hudolin istituì i primi CAT in quella repubblica.

Così nel giro di tre anni, ne vennero fondati sei: presso la raffineria di Bosanski Brod, a Bihać, presso la miniera di Ljubija, a Prijedor, a Bosanska Krupa e infine nella cittadina di Bosanski Brod.

Un notevole sviluppo dei CAT nella Bosnia e Erzegovina si è avuto dopo che Hudolin fu invitato a Sarajevo per una visita all’Ospedale psichiatrico ‘Jagomir’ diretto da Ivan Milaković. In quell’occasione Hudolin conobbe coloro che in seguito sarebbero divenuti tra i più attivi servitori di CAT: Emina Kapetanović-Bunar, suo fratello Rizo Kapetanović, Desa Tešanović, Samija Ivković, Himzo Polovina e molti altri. La crescita del numero dei CAT della Bosnia e Erzegovina e la loro assidua collaborazione con i Club croati portò alla nascita dell’Associazione dei CAT della Croazia e della Bosnia e Erzegovina, con sede a Zagabria.

Nell’Erzegovina il primo CAT fu istituito a Mostar nel 1965. In seguito in quella stessa città vennero fondati altri Club. Nel 1976 fu istituita l’Associazione dei CAT del comune di Mostar, che tra l’altro pubblicava il periodico Novi Život (Vita Nuova) grazie all’attiva partecipazione dei membri dei Club. Tra il 1982 e il 1991 furono istituiti Club a Široki Brijeg, Jablanica, Konjic, Ljubuški, Stolac, Capljina, Međugorje e Grude.

Durante la guerra l’attività dei CAT è stata sospesa, per riprendere nel 1997 con la fondazione del Club di Mostar. In seguito vennero istituiti un altro Club a Mostar, uno a Međugorje e uno a Široki Brijeg. Dal 1998 è attiva la Scuola Regionale di Alcologia.

Purtroppo non abbiamo modo di fornire un resoconto aggiornato sulla Bosnia, poiché la redazione non ha ricevuto le risposte al questionario inviato. Secondo il volume del 1985 dal titolo Prakticni prirucnik i adresa KLA Jugoslavije i Italije (Manuale pratico e indirizzario dei CAT della Jugoslavia e dell’Italia) nella Bosnia e Erzegovina erano attivi circa sesanta CAT e il loro numero sembra essere aumentato notevolmente fino alla vigilia della guerra.

Ci auspichiamo di poter offrire un resoconto più dettagliato sui CAT della Bosnia e Erzegovina nella prossima edizione di questo volume.

I CAT della Bosnia e Erzegovina erano attivi in località grandi e piccole. Qui ne ricorderemo solo alcune: Sarajevo, Banja Luka, Bihać, Mostar, Jajce, Prijedor, Bosanski Brod, Doboj, Maglaj, Konjic, Trebinje, Goražde, Ilidža, Kiseljak, Vareš, Visoko, Brćko, Tuzla, Kakanj, Travnik e Zenica.

 

Brasile

W. Araujo, G. das Graças Munis Dias

    Noi di Teofilo Otoni (Brasile) stiamo lavorando per mettere in pratica l’approccio ecologico sociale dei Club degli alcolisti in trattamento, che è stato concepito in stile europeo dopo il primo seme piantato da Laura Musso e Fernanda Giamello (medico e assistente sociale italiane, servitori di CAT in Piemonte). Ci siamo suddivisi in comunità di quartiere, per riunirci una volta la settimana in un luogo fisso, cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di famiglie.

La prima risposta a questo lavoro fu di grande entusiasmo, con una presenza massiccia di famiglie, ma l’idea fu accettata con facilità e nello stesso tempo con superficialità. Non venne data continuità. Abbiamo constatato che uno dei principali motivi di questa difficoltà risiede nel fatto che nelle nostre comunità sono quasi inesistenti famiglie veramente strutturate. L’influenza molto grande dei compagni del bar, che spinge a continuare a bere - in fondo è quello che determina questo stile - di affrontare la realtà fuggendola, per l’impossibilità di trovare un lavoro dignitoso per mantenere la famiglia e sentirsi capaci di assumere un ruolo importante nel nucleo famigliare. Da parte sua, la società non si mobilita affatto per rendere consapevoli del pericolo rappresentato dall’alcol in famiglia.

Nella cultura e nell’educazione, il consumo delle bevande alcoliche è considerato un elemento naturale: per questo le famiglie hanno molte difficoltà a riconoscere e accettare che chi è coinvolto con le bevande alcoliche sia a rischio, ed è comune pensare che “alcolista” è soltanto la persona che beve fino a cadere per terra.

Questa è stata la situazione generale che abbiamo incontrato nel nostro lavoro, ma ciascun CAT di quartiere ha una realtà diversa.

Per rispondere a queste difficoltà abbiamo avviato un lavoro più ampio di divulgazione, nelle piazze, nelle chiese, e siamo stati alla radio a parlare del Corso di sensibilizzazione che Lia e Rubens hanno seguito in Italia, e abbiamo fatto conoscere i luoghi in cui si tengono le riunioni in ciascuna comunità e chi sono i servitori-insegnanti di CAT. Per la verità non abbiamo ancora avuto risposta, e perciò abbiamo concordato di investire di più nell’informazione.

Troviamo molte difficoltà nel trattenere le famiglie nei Club e far capire quant’è importante mantenere la regolarità delle riunioni e la puntualità, e sentiamo la necessità di adattare il CAT a questa realtà. In una delle riunioni mensili dei servitori-insegnanti abbiamo deciso di sperimentare modalità diverse, mantenendo i concetti basilari del CAT: l’importanza della famiglia, il ruolo di servitore-insegnante e la presenza di una spiritualità antropologica che ci accompagna nel lavoro.

Ora pensiamo di affrontare questo problema cominciando a sensibilizzare persone che abbiano un maggiore appoggio dalla famiglia, sperando di ottenere una percentuale più alta di successo. Inoltre siamo molto fiduciosi di poter sviluppare un lavoro di Scuola alcologica territoriale, attraverso il quale potremmo arrivare più vicino ai centri di diffusione dell’educazione: scuole, servizi di salute pubblica, ospedali, comune ecc.

  

Il Club di Igarassu nella regione del nord-est del Brasile

G. Guidoni, M. G. Vaggelli

     Il 6 Agosto 1999 è stato inaugurato il primo Club degli alcolisti in trattamento nella regione del nord-est del Brasile, ad Igarassu, una città dello Stato del Pernambuco, presso il Centro Mariapolis ‘Santa Maria’, gestito dal movimento religioso dei Focolarini. Questo è un centro che si occupa tra l’altro di dare sostegno materiale e spirituale alle famiglie più povere di alcuni ‘loteamentos’ (una sorta di ‘favelas’) di questa che è una delle zone più povere del paese, cercando anche di fornire una istruzione ai bambini ed una formazione lavorativa ai ragazzi più grandi.

E’ stato proprio durante un soggiorno organizzato per conoscere questa realtà che ci siamo resi conto di come molti dei problemi di queste famiglie erano correlati anche al bere, che in queste realtà di povertà e degrado sociale e culturale provocava effetti spesso devastanti: padri o madri che spendono i pochissimi soldi che hanno per qualche litro di cachasha, lasciando senza cibo e nella totale indigenza otto-dieci bambini, alcuni ancora in fasce, e che vengono accolti nella Scuola del Centro ‘Santa Maria’ per poter fornire loro almeno un pasto al giorno!

Poiché eravamo stati invitati da Giuseppina Veneruso, che da anni collaborava con i vari progetti del Centro ‘Santa Maria’ e che era anche a conoscenza dell’esperienza dei Club degli alcolisti in trattamento, è subito nata l’idea di provare a fare qualcosa per queste famiglie.

Grazie anche alla grande disponibilità e sensibilità delle persone di questo centro e grazie anche alla loro formazione che prevede sempre un approccio famigliare per affrontare ogni problema, già dopo due giorni di permanenza Giuseppina Veneruso aveva individuato all’interno di quella comunità due persone molto motivate a fare i servitori-insegnanti (Raimundo Cerqueira e Genivaldo Bernardo da Silva) mentre l’assistente sociale Lucia Maria Ramos Cardoso aveva già individuato le prime famiglie.

Così alla prima riunione del Club, dopo quattro giorni dal nostro arrivo, erano già presenti cinque famiglie che fin dalla prima volta si presentarono con tantissimi bambini, al punto che eravamo ventidue persone presenti!

Durante la nostra permanenza, Maria Grazia con la collaborazione di Romy ha elaborato un libretto di sedici pagine in Portoghese, dove si parla in modo semplice dei problemi alcolcorrelati e di come si organizza e come funziona un Club di alcolisti in trattamento, e complessivamente abbiamo fatto tre riunioni del Club. All’ultima riunione erano presenti sette famiglie ed eravamo fra tutti trentacinque persone: due ‘alcolisti’ avevano già smesso di bere così come avevano fatto anche i famigliari, due frequentavano senza aver ancora smesso e di altri tre frequentavano solo i famigliari.

Durante l’anno seguente abbiamo mantenuto regolari contatti via posta. Il Club ha continuato a riunirsi regolarmente con ottimi risultati: le famiglie adesso sono nove, sono state stabilite le cariche ed il presidente è Luiz Martins de Oliveira, che era stato il primo ad aderire alla proposta di creare un Club e che è stato fin dall’inizio uno dei più attivi.

Nel mese di Febbraio 2000 l’assistente sociale Cardoso ha organizzato un pomeriggio dedicato alla Scuola alcologica territoriale che è stata frequentata da tutte le famiglie del Club.

Bulgaria

S. Toteva, D. Bakalova

    Durante questi ultimi anni, dal 1990 ad oggi, il numero di giovani che usano droghe e alcol ha avuto un progressivo incremento. Le statistiche mostrano che nello scorso anno 400 mila Bulgari avevano problemi alcolcorrelati e oltre 50.000 adolescenti avevano problemi di droga. Tenendo presente che la popolazione della Bulgaria è di circa 7 milioni di persone, questo numero dimostra una altissima incidenza.

Tutte queste cose ci spingono a ritenere che è indispensabile l’avvio dei Club, secondo il metodo Hudolin, in Bulgaria.

Il primo gruppo è stato fondato a Sofia, in base al modello del Club degli alcolisti in trattamento (Metodo Hudolin) ed è composto da quattro famiglie. Il secondo Club è stato fondato nel Dicembre del 1998. Gran parte dei membri sono le mogli di mariti alcolisti. Oltre il 50% dei loro figli usano droghe. Nuovi membri entrano nel Club molto velocemente, cosicché in questo momento è composto da più di venti persone. L’attività del secondo Club era molto più difficile per una prevalenza di donne. La servitrice-insegnante è una moglie e madre che ha problemi alcolcorrelati nella propria famiglia.

Una nuova legge in materia di controllo delle sostanze psicoattive che dovrebbe essere votata dal Parlamento Bulgaro è stata presa in visione durante gli incontri dei Club in questi ultimi mesi. I membri dei Club hanno proposto dei suggerimenti innovativi e costruttivi.

E’ necessario che vengano organizzati dei Corsi di sensibilizzazione in altre città e villaggi, parallelamente alla pubblicazione di un’adeguata letteratura.

Ecuador

R. Pancheri

Anche in Ecuador sono nati i primi Club. Tutto è iniziato quando, nel Maggio 1998, hanno partecipato al Corso di sensibilizzazione di Rovereto (in provincia di Trento) tre operatori sociali ecuadoregni (due psicologi e un educatore), invitati dal responsabile del Servizio di alcologia, Luigino Pellegrini (che in passato era stato tre anni come volontario in Ecuador), e ospitati dal Comune di Rovereto e dall’ACAT. Al loro ritorno in Ecuador i nostri amici Nydia, Bolivar e Santiago hanno subito aperto tre Club in differenti barrios di Quito e hanno aperto una specie di Centro alcologico, appoggiandosi all’ASA (Associazione della Diocesi di Padova che opera in Ecuador e dalla quale loro dipendono).

Alla fine di Agosto, l’ASA ha patrocinato un Corso di sensibilizzazione a Quito, organizzato dai nostri amici e da Luigino Pellegrini, che da due mesi era in Ecuador anche per preparare il Corso e farvi partecipare il maggior numero possibile di persone che già lavorano per le varie organizzazioni non governative presenti nel Paese. E’ stato così possibile organizzare un Corso di sensibilizzazione con ben settantacinque corsisti, molto motivati e tutti già attivi nel lavoro sociale.

Il Corso si è tenuto in una bellissima casa coloniale messaci a disposizione dalla Municipalità di Quito e situata proprio nel centro della città vecchia. Il sottoscritto, che era direttore del Corso, pur dovendo tenere le lezioni e le comunità in spagnolo, si è trovato il compito molto facilitato da un clima umano molto bello: abbiamo pian piano visto emergere tutti i lati più belli della personalità sudamericana con momenti di grande emozionalità. Le visite ai Club sono state delle esperienze indimenticabili: era bellissimo fare le cose che normalmente facciamo nei nostri Club con delle famiglie così numerose, con tanti bambini e con dei momenti di grande umanità.

La grossa motivazione manifestata dai partecipanti al Corso durante la settimana si è concretizzata in breve tempo nell’apertura di altri sette Club. Quindi, al momento attuale i Club in Ecuador sono dieci. Alcuni servitori-insegnanti ecuadoregni sono stati presenti al Congresso nazionale dei Club degli alcolisti in trattamento a Torino, nel 2000. Questo sta a significare che il modello e soprattutto lo spirito dei Club non conosce confini né barriere.

 

Grecia

S. Christidi

Il metodo Hudolin rappresenta una realtà anche per la Grecia. Nel Giugno ’99 è nato in Grecia il primo Club degli alcolisti in trattamento. E’ nato in una piccola città che si chiama Agrinio, al centro-ovest della Grecia. Come tutti i Club è partito con due famiglie ed oggi ne ha otto.

La breve storia del Club in Grecia parte nel 1998, quando due persone greche, una psicologa ed una insegnante, hanno mostrato l’interesse di conoscere il mondo dei Club. Infatti sono arrivate in Italia per fare il Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi, che si è svolto a Battipaglia (Salerno), diretto da Aniello Baselice. Al loro ritorno in Grecia, con l’aiuto di un centro di prevenzione contro le droghe (O.KA.NA) hanno informato la comunità di Agrinio (centri sociali, ospedali) e hanno fatto nascere il primo Club.

Contemporaneamente è nato anche l’interesse da parte di molte persone, per lo più assistenti sociali, psicologi, di conoscere meglio la realtà del Club e il metodo Hudolin. Nel Settembre 1999 è stato realizzato in Grecia il primo Corso di sensibilizzazione con la collaborazione di O.KA.NA e dell’AICAT, diretto da Renzo De Stefani e con la partecipazione di Roberto Cuni, di Aniello Baselice e di Maria Teresa Salerno, la quale ha avuto anche la possibilità di fare degli incontri con un gruppo di medici ed uno di insegnanti sulla promozione della salute.

Al Corso di sensibilizzazione hanno partecipato venti corsisti, i quali hanno dato la loro disponibilità per far diffondere il metodo Hudolin in Grecia. Oggi in Grecia c’è un Club, otto famiglie che sono state veramente aiutate e venti servitori, tutti con un nuovo obiettivo, cioè di far nascere nuovi Club, ed aiutare più famiglie, non solo ad Agrinio ma in tutta la Grecia.

Ovviamente ancora è presto, perché è molto difficile cambiare la posizione nei confronti dell’alcol in un paese come la Grecia, dove l’alcol fa parte della sua cultura e della sua tradizione, ma quello che è importante è che c’è la voglia da parte di tutti ad andare avanti e diffondere sempre di più la realtà dei Club, perché la Grecia come anche gli altri paesi ne ha bisogno.

Il nostro prossimo obiettivo è quello di favorire la diffusione dei Club, informare la comunità e poter realizzare un altro Corso di sensibilizzazione in un’altra città della Grecia.

Il Club in Grecia esiste ed è nato con la collaborazione di più persone da diversi paesi, cosa che ha dimostrato un’altra volta che il Club non conosce i confini, perché i principi del Club, come l’amicizia e la solidarietà, sono universali.

 

Macedonia

J. Jovev

Sul problema dell’alcolismo si scrive e si discute in tutto il mondo. E come nel resto del mondo, anche nel nostro Paese e nella provincia di Skopje l’alcolismo è un fenomeno in crescita, la cui diffusione e le cui stesse caratteristiche sono condizionate da fattori sociali, culturali, economici e geografici. Per tale ragione nella Repubblica di Macedonia sono state istituite Associazioni e Club degli alcolisti in trattamento che giocano da sempre un ruolo essenziale nella prevenzione primaria, secondaria e terziaria di questo fenomeno.

Oggi i CAT rappresentano a nostro avviso un’organizzazione senza la quale il trattamento degli alcolisti sarebbe impensabile. Dal 1969, anno della fondazione del primo Club, i CAT si sono gradualmente diffusi in tutte le principali città della Repubblica, dove nel Dicembre del 1973 nacque un’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento, subito entrata nella rete dei CAT dell’allora federazione jugoslava.

In passato ciascuno dei nostri Club raccoglieva fino ai centocinquanta membri;. Oggi, a garanzia di un più moderno funzionamento, ne raccoglie non più di ventitré (dalle dieci alle venti coppie di coniugi), assistiti da un’équipe di trenta specialisti che gestiscono con successo i problemi legati alla recidività, ai rapporti famigliari e via dicendo.

L’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento (finanziata in parte dalla Lega dei Socialisti e in parte dai proventi della lotteria di Stato) fu istituita il 28 Dicembre 1973, e la sua prima assemblea mi elesse come presidente. Negli anni successivi sviluppò un’intensa attività che predispose il terreno alla nascita di vari Club in diverse città macedoni. Oltre ai CAT della capitale, Skopje, ne nacquero altri a Prilep, Bitola, Veles e Tetovo, e in seguito anche a Kavadar, Gostivar, Štip e in altre località minori. In questa fase si svolsero vari convegni e seminari per la formazione dei quadri specialistici dei CAT. Il ruolo guida era svolto in tal senso dal Policlinico di Bardovici, che disponeva di un reparto per gli alcolisti in trattamento come pure di un CAT sperimentale, e che più tardi si dotò anche di un day hospital.

Nel corso degli anni novanta le collaborazioni tra l’Associazione dei CAT della Jugoslavia e quella italiana si sono infittite sino a giungere alla creazione di un’associazione comune. In questa fase un gran numero di specialisti e di utenti dei nostri Club hanno preso parte ai lavori dei Congressi di Udine, Treviso e Trento.

Il 1991 si è tenuto a Skopje l’ultimo convegno dei CAT della Jugoslavia, cui hanno preso parte tutte le repubbliche della Federazione. Nel 1994 l’Associazione dei CAT della Macedonia, in collaborazione con la Croce Rossa, con il Policlinico di Bardovci e con l’Unione per la Prevenzione dell’Alcolismo, delle Tossicodipendenze e del Tabagismo, ha organizzato a Skopje il primo Convegno balcanico sulle dipendenze, che ha raccolto ospiti provenienti non solo dalle ex repubbliche jugoslave, ma anche dalla Bulgaria, dalla Romania, dall’Albania e infine dalla Turchia.

Negli ultimi anni, la ben nota crisi che ha investito i CAT è andata peggiorando e alcuni di questi centri hanno dovuto purtroppo sospendere la loro attività; mentre altri, malgrado tutto, continuano a lavorare con successo sperando in un futuro miglioramento della situazione finanziaria dell’Associazione dei CAT macedoni, che in ogni caso prosegue la propria collaborazione, seppur saltuaria, con i suoi omologhi della Repubblica di Croazia e della Repubblica federativa della Jugoslavia.

 

Montenegro

 

Z. Stojovic

Nel Montenegro si cominciò a parlare di alcolismo verso la fine del XIX secolo. Era infatti il lontano 1880 quando Milan Jovanović Batut, primario dell’Ospedale ‘Danilo’ di Cetinjie, pubblicò sul periodico Zdravlje (La Salute) una serie di articoli intitolata ‘Pijanica’ (‘Il bevitore’).

Nel libro Ritorno alla terra natale, lo scrittore americano di origine slovena Luis Adamić ricorda che a quel tempo i Montenegrini, popolo fiero e per nulla incline al bere, mantenevano viva la consuetudine secondo cui, in casa d’altri, era concesso bere un solo bicchiere offerto dal padrone di casa e consideravano l’alcolismo una vergogna.

Nel 1900 Jovan Kujačić diede alle stampe Contro l’alcolismo, primo saggio sull’argomento nonché uno dei primi segnali del fatto che il servizio medico cominciava ad affrontare in modo sistematico le patologie connesse ai problemi alcolcorrelati.

Nel secondo dopoguerra in Montenegro non esistevano servizi specializzati nella trattamento dell’alcolismo, se non nell’ambito delle strutture psichiatriche istituzionali. Bisognerà attendere il 1979 per assistere alla nascita, presso l’Istituto di Psichiatria di Kotor, del primo reparto per la cura degli alcolisti (trentacinque posti letto), fondato da Stanko Piperovic e da Nikola Perković. E poiché entrambi avevano compiuto la loro specializzazione a Zagabria, inaugurarono una terapia dell’alcolismo basata sulla metodologia di Vladimir Hudolin, la stessa che viene praticata ancor oggi.

Giunse così alla piena affermazione il movimento che promuoveva l’istituzione dei Club degli alcolisti in trattamento, il primo dei quali venne fondato nella cittadina di Nikšić nel 1972, seguita da Tivat (1980) e da Herceg Novi (1982). L’Associazione dei CAT del Montenegro, attiva dal 1984, ha avuto come primo suo presidente Nikola Perković.

A partire dal 1983 il CAT di Herceg Novi, che promuoveva anche un’attività editoriale, cominciò a curare la pubblicazione annuale degli atti dei convegni dell’Associazione dei CAT montenegrini, che divulgavano i contributi di numerosi specialisti.

Il compianto Miladin Mrvaljević ha dato molto alla promozione e allo sviluppo dell’attività dei CAT, anche a livello editoriale, e ancor oggi in Montenegro viene assegnato annualmente un premio che porta il suo nome ai più attivi servitori dei CAT. La pubblicazione del volume sui CAT di Herceg Novi conobbe sei edizioni e contribuì in modo decisivo alla promozione dell’attività dei Club montenegrini.

Nel marzo del 1990 nel Montenegro erano attivi sette CAT, ma il loro numero era sceso a cinque alla vigilia del conflitto nell’ex-jugoslavia.

Dopo la guerra molti CAT hanno sospeso la loro attività. Attualmente in Montenegro ne sono attivi cinque, e altri cinque sono in fase di costituzione. L’autore del presente scritto figura come attuale presidente dell’Associazione dei CAT montenegrini, i quali cercano, con l’aiuto di tutti i fattori sociali, di ritrovare in questo periodo di transizione il senso pieno della loro attività.

L’Associazione dei CAT del Montenegro, sin dall’epoca della sua istituzione, ha ricevuto un grande sostegno da Vladimir Hudolin che le affidò l’organizzazione del 15° Convegno dei CAT della Jugoslavia (1990) nonché del 5° Convegno jugoslavo di studi sull’alcolismo. Per lo straordinario contributo offerto a entrambi i convegni, Hudolin fu nominato membro a vita della presidenza dell’Associazione Jugoslava di Studi sull’Alcolismo da lui stesso fondata. Inoltre, curò l’organizzazione del nostro soggiorno in Italia in occasione dei Congressi degli CAT di Treviso (1988), di Trento (1989) e di Riva del Garda (1990), che ci consentirono di intraprendere una proficua collaborazione con gli amici italiani.

L’operato dei CAT del Montenegro si fonda su principi eco-sociali. L’Associazione dei CAT è uno dei sistemi ecologici che, nell’interazione con gli altri sistemi, contribuisce in modo significativo alla lotta contro il fenomeno dell’alcolismo. I principi ecologici ed eco-sistemici contribuiscono alla buona riuscita dell’operato dei CAT, favorita altresì dalla legislazione sulla tutela dell’ambiente attualmente vigente nella Repubblica del Montenegro, la prima in Europa a essere proclamata ‘repubblica ecologica’.

 

Nuova Zelanda

P. Adams, P. Armstrong

Abbiamo iniziato il nostro lavoro con i Club, cercando di sensibilizzare i servizi coinvolti nel trattamento dei problemi alcol e drogacorrelati.

Peter Adams si trova in Auckland, in una città di un milione e duecentomila abitanti. Pam Armstrong si trova in Northland, a circa 200 chilometri da Auckland. In questa regione abbiamo avuto la fortuna di avere il supporto di Jasminka Kosanović di Slatina, che aveva lavorato precedentemente nei Club in Croazia.

Adams e Kosanović hanno aperto il primo Club il 18 Febbraio 1998. Nonostante i nostri sforzi per sensibilizzare la comunità locale, la partecipazione è molto ridotta: comunque ci incontriamo regolarmente.

Northland si estende per 300 chilometri, ed è formata da comunità rurali, prevalentemente Maori. Dato che la cultura Maori pone in primo piano la famiglia e la comunità, e c’è un altissimo tasso di problemi alcol e drogacorrelati nella popolazione, abbiamo pensato di introdurre i principi dell’approccio ecologico sociale nella ‘visione del mondo’ di questa specifica cultura, basata sul concetto di interdipendenza. Il nome che è stato dato al Club è il risultato di un formale processo di consultazione degli ‘anziani’, che hanno scelto il nome di Ope Awhina la Tatou, che significa: ‘l’importanza della famiglia nel supporto della comunità’. La parola Tatou è molto importante perché enfatizza il concetto di ‘noi’, e ora chiamiamo i Club semplicemente Tatou.

Fino ad oggi sono stati fondati cinque Tatou, ma rimane il problema di avvicinare più famiglie. Per far fronte a questo problema abbiamo pensato di organizzare presso il distretto sanitario locale, un ciclo di lezioni informative che sarà rivolto a tutti i nuovi utenti. Questo programma è appena iniziato, così ci è abbastanza difficile poter dire con esattezza come questo programma educativo potrà influire sugli invii al Club o Tatou.

Ci chiediamo se nella nostra cultura, la vergogna, associata ai problemi alcolcorrelati e le generali aspettative che i professionisti hanno sviluppato nelle persone, costituiscano degli ostacoli a far sì che le famiglie siano attratte da programmi alternativi rispetto a quelli istituzionali, dove i professionisti hanno grosse difficoltà ad accettare i concetti di un approccio ecologico sociale.

Nonostante tutto noi continuiamo nella nostra battaglia. Le persone coinvolte sono molto entusiaste, ma ci vorrà ancora molto tempo per avviare quel cambiamento culturale necessario per migliorare le condizioni di vita nelle nostre comunità.

 

Polonia

J. Morawski, Z. Kutymski

    In Polonia i problemi alcolcorrelati sono in continuo aumento: possiamo parlare all’incirca di 600 mila alcolisti e di circa mille ragazzi che nascono e crescono in famiglie di questo tipo. Ogni anno circa 1.500 persone muoiono per intossicazione acuta da alcol, mentre i ricoveri ospedalieri sono all’incirca 8.000 per intossicazioni acute e 25.000 per problemi alcolcorrelati di diverso genere. Il numero totale di alcolisti trattati nei servizi pubblici supera 250.000.

Anche se i servizi pubblici sono molto attivi in questo campo, c’è un bisogno urgente di indirizzarci verso l’approccio ecologico sociale proposto da Vladimir Hudolin. Per attuare questo progetto, nel 1998-’99 quattro membri polacchi dello IOGT hanno partecipato ad un Corso di sensibilizzazione in Italia. Questo Corso ci ha influenzato moltissimo ed ha cambiato la nostra percezione e il nostro approccio nei confronti del problema.

Nel Dicembre 1998 è nato il primo Club a Varsavia. L’esperienza di questo primo Club, anche se ancora definibile in fase sperimentale, è stata ed è tuttora molto positiva. Gli incontri avvengono regolarmente e vengono rispettati pienamente gli indirizzi dell’approccio ecologico sociale.

Siamo speranzosi di ampliare il sistema ecologico sociale in tutta la regione. Cerchiamo di fare il nostro meglio, e siamo grati all’AICAT e alla Scuola Europea  di Alcologia e Psichiatria Ecologica per tutto l’aiuto che ci è stato dato.

 

Romania

R. De Stefani

    In Romania vi sono due Club e la tenacia di Dan Paulon, il servitore-insegnante che ne è l’anima da più di due anni. L’impegno è di organizzare nel più breve tempo possibile un Corso di sensibilizzazione in Romania.

 

Russia

R. De Stefani

In Russia, la nascita e lo sviluppo dei Club hanno avuto una storia articolata e complessa. Nel 1992 la Chiesa cattolica trentina ed il Patriarcato di Mosca, nell’ambito di una collaborazione ecumenica, convengono di attivare dei programmi specifici in tema di riabilitazione per le famiglie con problemi di alcolismo, e a tale scopo richiedono la collaborazione del Centro Studi di Trento. Nel 1992 voliamo per la prima volta a Mosca e ci rendiamo subito conto che creare dal nulla un programma operativo e funzionale non è, in quella realtà, né facile né scontato. Dopo pochi mesi comunque un gruppo di amici russi vengono in Italia per frequentare un Corso di sensibilizzazione. Tornano a Mosca pieni di entusiasmo e subito si aprono i primi Club. Nell’aprile 1993 partecipiamo a Mosca al primo Interclub. L’ansia è la stessa che abbiamo vissuto noi in Italia dieci anni prima, la commozione e la gioia è grande. Da allora i rapporti con Mosca si intensificano sempre più. Le difficoltà non sono poche, la lingua, le distanze e soprattutto il sostegno finanziario della Chiesa cattolica trentina che è venuto a mancare. Nonostante questo, il Centro Studi, che ha profondamente creduto in questo ‘sogno’, in questa possibilità di dare anche alle famiglie in difficoltà di Mosca quella risorsa così grande che è il Club, è riuscito, grazie anche a contribuzioni finanziarie trentine, a continuare il proprio apporto organizzativo e scientifico.

Dal 1994 sono stati organizzati quattro Corsi di sensibilizzazione (l’ultimo si è tenuto nell’Aprile 1998) a cui hanno partecipato complessivamente più di duecento operatori sanitari e sociali. Inoltre con frequenza annuale si sono tenuti degli aggiornamenti sia per gli operatori sia per le famiglie, che hanno costituito sempre dei momenti di vivace confronto e di interessante scambio e arricchimento reciproco.

A fronte di un impegno così massiccio, il numero dei Club aperti a Mosca e in alcune città limitrofe, una quindicina, può certo apparire modesto. D’altro canto la situazione complessiva di riferimento è a dir poco difficile e quello che a nostro avviso ha giustificato l’impegno profuso in questi anni è stato l’aver consolidato comunque un gruppo piccolo ma agguerrito di operatori formati e motivati e di aver offerto ad almeno duecento famiglie l’opportunità concreta di uscire dal problema. Inoltre tra quei duecento operatori e volontari che hanno partecipato ai Corsi di sensibilizzazione ve ne sono molti che, pur senza aver ancora aperto un Club, stanno contribuendo a portare i primi timidi cambiamenti nella cultura sanitaria e generale di riferimento sull’alcol, cultura che in Russia si fa pesantemente sentire.

Non è un caso che dopo anni di ‘disattenzione’ da parte delle autorità ufficiali, durante questo ultimo Corso siamo stati invitati al Parlamento per avere un incontro con un gruppo parlamentare interessato allo sviluppo dei Club. Come si dice, se son rose fioriranno... e comunque rimane il fatto che l’esperienza fatta a Mosca potrà servire in futuro in altre realtà. Favorita anche da quella molto ricca di significati emotivi che si è realizzata attraverso il viaggio a Mosca di alcune famiglie e di alcuni operatori italiani in occasione dell’ultimo Corso. Un primo piccolo ma intenso gemellaggio tra famiglie italiane e russe, a cui ne potranno seguire certamente degli altri. Un’occasione per toccare con mano come l’uomo, nella semplicità del Club, ritrova quei valori universali che gli sono propri, a qualsiasi latitudine viva, in qualsiasi situazione sociale e politica, a qualsiasi fede religiosa appartenga.

 

Scandinavia

H. Kolstad

In Scandinavia, l’interesse per i Club degli alcolisti in trattamento è nato nel 1983, a seguito della partecipazione di alcuni delegati della Danimarca, della Svezia e della Norvegia a un seminario dello IOGT sui problemi alcolcorrelati a Dubrovnik, in Croazia, durante il quale era stata presentata la metodologia dei Club e ci era stata offerta l’opportunità di vedere da vicino i Club. In tale occasione venne istituita una ‘Commissione per la riabilitazione’ per l’IOGT internazionale (Hudolin ne aveva fatto parte come membro illustre) e furono tracciate le linee guida per gli interventi nei confronti delle persone che soffrono di problemi alcolcorrelati. Punto di riferimento di tali linee era soprattutto l’approccio sistemico del concetto di Club alla salute pubblica.

Negli anni successivi questo principio ha guidato lo sviluppo dei programmi in molti paesi, fra i quali i paesi della Scandinavia. Particolare rilevanza ha assunto l’impegno dimostrato dall’organizzazione danese dello IOGT per avviare tali programmi. Nel 1988 ci recammo nuovamente in Croazia per prendere parte a una Conferenza culturale internazionale dello IOGT, ancora una volta sotto la direzione di Vladimir Hudolin. E fu allora che si progettò di creare dei Club sul modello di quelli italiani e croati in molti paesi.

Questo processo subì una battuta d’arresto a causa dei drammatici eventi successivi al crollo del sistema comunista nell’Europa centrale e orientale. I gravi problemi sociali legati anche e soprattutto al consumo di alcol erano sotto gli occhi di tutti. Per lo IOGT (e altre organizzazioni internazionali) aumentarono quindi le difficoltà per stabilire dei contatti e sostenere quelle poche persone che a livello locale cercavano ancora di aiutare quanti soffrivano di problemi alcolcorrelati. Se pur con dei limiti, si operò seguendo le linee guida enunciate a Dubrovnik e l’approccio sistemico; tuttavia le nostre energie non furono sufficienti ad applicare tale metodo completamente.

Solo dopo la prematura morte di Vladimir Hudolin, ripensammo agli obiettivi che ci eravamo prefissati negli anni Ottanta. Compimmo quindi uno sforzo enorme per ristabilire e consolidare i rapporti con il movimento dei Club. Paradossalmente, la preoccupazione per le vittime dell’alcol nei paesi dell’ex area comunista portò il movimento dei Club dall’Italia alla Scandinavia. Per finanziare la formazione di persone provenienti dai paesi baltici, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dalla Bulgaria, chiedemmo il supporto economico degli Scandinavi. E così fecero, a condizione di poter partecipare alla prima conferenza in memoria di Hudolin, organizzata in Italia nell’autunno del 1997.

Da allora sono successe molte cose. Un consistente numero di persone della Danimarca, della Svezia e della Norvegia ha visitato i Club in Italia, e molti sono diventati servitori-insegnanti dopo un periodo di formazione insieme ai colleghi provenienti dai paesi che appartenevano all’area comunista. Creare dei Club non è stata un’impresa facile. La nostra speranza ottimistica di poter aprire dei Club subito dopo il periodo di formazione andò delusa. In effetti, passò più di un anno prima di creare il Club, secondo il metodo di Hudolin, a Aarthus, in Danimarca. Dopo poco tempo, un altro Club cominciò la sua attività a Copenhagen.

La Danimarca ha definitivamente assunto il ruolo guida in Scandinavia nell’applicazione del metodo. Ma la Svezia e la Norvegia sembrano intenzionate a seguire lo stesso esempio. All’inizio del nuovo millennio sono stati dunque aperti due Club in Norvegia, a Oslo e a Ostfold e, dopo pochi mesi, ha cominciato a operare un terzo a Sauda. La Svezia non poteva certo essere da meno, e ha inaugurato il primo Club a Falkoping.

Le popolazioni scandinave hanno molti aspetti in comune e possono comprendere le rispettive lingue. Pertanto, abbiamo deciso di sviluppare un movimento di Club insieme. In occasione della prima conferenza dei Club nordici, tenutasi in Danimarca nel Novembre del 1999, è stato istituito un gruppo di coordinamento scandinavo. Per ciascun paese esiste un sottogruppo. Ci incontriamo periodicamente a livello nazionale e di area scandinava. Uno degli aspetti fondamentali è la supervisione di coloro che lavorano come servitori-insegnanti. Viviamo infatti distanti uno dall’altro e dobbiamo percorrere molti chilometri per incontrarci. Abbiamo già organizzato diverse riunioni e ne abbiamo in programma delle altre. Francesco Piani e Ennio Palmesino sono venuti appositamente dall’Italia in due occasioni per farci da guida.

Continueremo a sfruttare l’esperienza italiana fino a quando il movimento dei Club non avrà preso piede in Scandinavia. Due documenti di base sono stati tradotti dall’italiano: un estratto di questo manuale per il lavoro nel Club e una guida per la Scuola alcologica territoriale: il libro di Laura Musso, …e allora come? Abbiamo deciso di adottare il modello italiano integralmente fino a quando avremo maturato l’esperienza necessaria per individuare eventuali miglioramenti. Fino a questo momento la nostra esperienza ci ha insegnato che i principi fondamentali del lavoro del Club con l’intera famiglia, insieme all’educazione, possono essere adattati facilmente. Incontriamo tuttavia delle difficoltà con la terminologia. Alcune frasi che possono sembrare normali in una lingua neolatina appaiono accademiche e inaccessibili in una lingua germanica. Ma questi sono dei dettagli sui quali ci soffermeremo in un secondo tempo.

Un’altra sfida è stata quella di stabilire dei contatti con i servizi sociali e le strutture sanitarie pubbliche. Abbiamo capito che il concetto si è sviluppato nel servizio sanitario professionale per poi assumere gradualmente il carattere di volontariato che conosciamo adesso. Nei nostri paesi si è verificato il contrario. I Club sono stati introdotti dalle organizzazioni di volontariato, le quali, a loro volta, cercano di trasmettere il concetto agli operatori professionisti. Questa è forse un’impresa meno facile. In Danimarca, le amministrazioni locali nei luoghi citati sono state avvicinate e hanno reagito immediatamente. In Norvegia, l’amministrazione locale di Oslo è stata rappresentata nel gruppo di governo fin dal principio e i rappresentanti della provincia di Ostfold e di altre amministrazioni locali sono stati in Italia e sono diventati servitori-insegnanti. Siamo attualmente nella fase di inserimento del sistema dei Club degli alcolisti in trattamento nella catena di interventi previsti in quest’area della Norvegia.

Un importante traguardo raggiunto è stato il primo Corso di sensibilizzazione dei paesi scandinavi che si è svolto in Danimarca nell’Ottobre del 2000, ancora una volta sotto la supervisione dell’Italia. Ciò ha permesso di avere a disposizione altri operatori qualificati e quindi avremo l’opportunità di capire se i nostri pochi Club saranno in grado di sostenere un sistema di formazione indipendente.

Ma qual è la situazione dei Club in Norvegia? Operano in tre aree. A Oslo il Club è nato da una clinica di riabilitazione gestita dalla Croce Azzurra. Tre famiglie frequentano il Club come membri e si incontrano regolarmente ogni settimana dal 1999. Si trovano nella fase in cui hanno bisogno di altri membri. A Ostfold due e, a volte tre, famiglie si incontrano regolarmente ogni settimana. In questo caso, il Club si è formato in modo indipendente dalle precedenti organizzazioni, e abbiamo cominciato prima con la Scuola alcologica territoriale e successivamente siamo passati al Club. Anche in questa realtà abbiamo bisogno di altri membri. A Sauda (nella parte occidentale della Norvegia) il Club è stato aperto nel 2000.

 

Danimarca

N. Kohl

Lo IOGT con sede in Danimarca conosceva il lavoro svolto da Hudolin già alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta. Alcuni dei nostri membri hanno partecipato alle conferenze organizzate a Zagabria e a Dubrovnik e hanno portato in patria importanti informazioni che sono state successivamente utilizzate nei nostri Club degli alcolisti in trattamento.

Nel 1997 l’allora presidente dello IOGT International, Helge Kolstad, ha inviato a tutti i membri europei dell’Organizzazione l’invito a partecipare ad una conferenza organizzata a Lignano (Italia) dalla Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica e dall’ARCAT Friuli-Venezia Giulia, chiamato Primo Memorial in onore di Vladimir Hudolin. Tra i paesi partecipanti, anche lo IOGT danese inviò un suo rappresentante.

Per lo IOGT danese divenne immediatamente chiaro che questo modello offriva un metodo nuovo per affrontare i problemi alcolcorrelati nelle famiglie, e questa impressione fu successivamente confermata dalla visita ai Club nel territorio di Lignano, dove fummo testimoni dell’applicabilità del metodo all’interno dei Club.

Ritornando in Danimarca, il progetto fu discusso all’interno del consiglio dello IOGT, e fu deciso che Bodil Toft, presidente del nostro comitato internazionale, e Nils Kohl, consulente dello IOGT Danimarca, avrebbero partecipato ala visita di studio a San Daniele del Friuli, nel Maggio 1998. Questa visita ci ha ulteriormente incoraggiati a cercare di creare i Club in Danimarca. Nel Maggio del 1998 abbiamo deciso di sostenere finanziariamente la pubblicazione di questo manuale in lingua inglese.

Il successivo passo è stato quello di diffondere il metodo tra gli operatori volontari all’interno delle nostre organizzazioni sociali, per permettere loro di conoscere i nuovi concetti e incoraggiarli ad applicarli nello svolgimento del proprio lavoro. E’ stato quindi organizzato un seminario a Svendeborg con trentacinque partecipanti all’inizio del mese di Settembre del 1998. Gli insegnanti chiamati a tenere la conferenza sono stati Franceco Piani e Franco Marcomini. Il seminario ha suscitato un acceso dibattito che è ancora in corso. Tuttavia, il consiglio dello IOGT Danimarca ha deciso che dovremmo impegnarci attivamente per introdurre questo modello in Danimarca e che dovremmo consolidare i nostri rapporti di collaborazione con gli italiani, molti dei quali sono ora dei nostri ottimi amici.

Alla fine del mese di Settembre del 1998 è stato organizzato il primo Corso di sensibilizzazione internazionale a Lignano. Per conto della Danimarca hanno partecipato Bodil Toft, Peter Broberg, Eyvind Nielsen, John Biehl e Nils Kohl. L’idea era di formare i primi servitori-insegnanti in modo da cominciare il lavoro in Danimarca. Nel frattempo è stata tradotta in Danese una dispensa stampata in Inglese a cura degli organizzatori del Corso di sensibilizzazione di Lignano.

Non è compito facile applicare il metodo Hudolin in Danimarca. Abbiamo bisogno di persone e di supporto finanziario in misura decisamente superiore alla disponibilità dello IOGT. Avevamo inoltre intenzione di creare dei Club su tutto il territorio, anche dove lo IOGT non è rappresentato. Abbiamo pertanto chiesto il sostegno dell’AL (Associazione dei movimenti antialcolici della Danimarca). L’aiuto è stato immediato ed è stato deciso di inviare il direttore dell’AL, Johan Damgaard Jensen, al Corso di sensibilizzazione che si è tenuto a Lignano, nel mese di Maggio del 1999, insieme a Bjerg Andersen, Bodil Toft, Birgit Juhl Nielsen e Nils Kohl. Dopo il Corso, l’AL ha deciso di sostenere la formazione dei Club in Danimarca e alcuni membri dell’organizzazione (Blå Kors e Denmarks Afholdforening) vi hanno preso parte come partner attivi. In seguito, nel mese di Novembre del 1999, è stata organizzata una conferenza in Danimarca da Nyborg Strand alla quale hanno partecipato anche Francesco Piani ed Ennio Palmesino per introdurre il nuovo modello.

La fase più importante nella creazione dei Club in Danimarca è la formazione dei servitori-insegnanti. Il passo successivo deve essere pertanto l’istituzione di una scuola scandinava finalizzata a tale scopo, ma per realizzare quest’obiettivo ci vuole del tempo e fino ad allora continueremo a mandare alcune persone selezionate in Italia.

Come conseguenza, nessuna organizzazione potrà influenzare i Club degli alcolisti in trattamento e, pertanto, dobbiamo creare un sistema di CAT indipendente.

Subito dopo il ritorno in Danimarca, Peter Broberg ha cominciato a riunire le famiglie per istituire il primo Club in Danimarca. Naturalmente, la presenza di un Club che inizia bene la propria  attività e che funziona è stato ed è un fattore estremamente importante per il futuro del metodo nel nostro Paese. Pertanto il progetto è stato strutturato in diverse fasi. In primo luogo il Club doveva essere formato da famiglie motivate a mettere in pratica l’approccio ecologico sociale. In secondo luogo le famiglie avrebbero dovuto completare il ciclo di dieci ore della Scuola alcologica territoriale e imparare a gestire il Club sulla base delle indicazioni contenute nei testi tradotti in lingua danese. Inoltre, il primo Club doveva essere considerato come un progetto pilota e le varie esperienze sarebbero state successivamente utilizzate per formare il secondo Club.

Peter Broberg è riuscito nel suo intento istituendo il primo Club in Danimarca, ad Aalborg, nel 1999. I risultati sono incoraggianti. Il Club sta lavorando esattamente come in Italia e i problemi discussi all’interno del Club sono simili a quelli affrontati in Italia. Il secondo Club è stato formato da Birgit Juhl Nielsen a Copenaghen nello stesso anno. Attualmente i membri sono quindici adulti e cinque bambini, e molte altre famiglie hanno espresso il desiderio di entrare nel Club. Riteniamo che presto sarà necessario dividerlo, e nei prossimi mesi avremo in tal modo due Club a Copenhagen.

Un nuovo Club è stato aperto a Nykøbing Mors, e provvisoriamente Nils Kohl ha assunto il ruolo di servitore-insegnante; è tuttavia necessario cercare una persona del luogo per assumere tale incarico.

Stiamo inoltre progettando di creare altri Club a Grenaa (Bodil Toft) e a Nykøbing Falster (John Biehl).

Dal 16 al 21 Ottobre 2000 si è svolto a Copenhagen il primo Corso di ensibilizzazione, diretto da Francesco Piani, mentre Višnja Hudolin vi ha partecipato in qualità di consulente scientifico. I corsisti venivano anche dalla Norvegia e dalla Svezia, e hanno dismostrato la volontà di inserirsi immediatamente nei programmi alcologici territoriali.

Non abbiamo dubbi in merito al fatto che i Club abbiamo un futuro in Danimarca. Sappiamo che esistono le richieste in tal senso e siamo ottimisti circa la possibilità di introdurre il metodo gradualmente in molti paesi e città della Danimarca. Tuttavia, per il nostro lavoro dovremo contare molto sul supporto dei nostri numerosi amici italiani e, in modo particolare, di Višnja Hudolin.

 

Serbia

R. Popović

Sono ormai trascorsi quarantadue anni dalla fondazione delle prime Associazioni dei CAT in Serbia, ma oggi il problema della cura e della riabilitazione sociale degli alcolisti è entrato nel suo periodo più critico.

La terapia organizzata degli alcolisti fu intrapresa per la prima volta a Belgrado nel 1955, nell’ambito ristretto del consultorio della Croce Rossa, ma successivamente si estese a tutta una serie di istituzioni preposte alla cura delle patologie alcolcorrelate. Sotto il profilo storico possiamo in ogni caso affermare che in Serbia la lotta all’alcolismo era molto attiva anche in passato: le prime associazioni contro l’alcolismo, come la ‘Trezvenjaci’ (‘I sobri’) e la ‘Pokret trezvenjaka’ (‘Movimento contro l’alcolismo’), sorsero già nel 1903.

In Serbia, prima della Seconda Guerra Mondiale, erano molti i periodici dedicati alla problematica dell’alcolismo, ad esempio Trezvenost (Sobrietà) e Trezvena mladost (Gioventù sobria). Le prime associazioni per la cura degli alcolisti furono organizzate nel 1957, mentre l’anno successivo fu istituita la Società degli Attivisti nella Lotta all’Alcolismo. Le moderne associazioni degli alcolisti in trattamento, intese come strutture volte alla riabilitazione degli alcolisti, sorsero all’inizio del 1963 a Belgrado e poi a Niš, Sombor, Novi Sad, Arandelovac, Lazarevac, Kovin, Vršac ecc. Secondo le statistiche ufficiali dell’Associazione dei CAT, nel 1988 in Serbia erano attivi quarantacinque Club, tredici dei quali a Belgrado.

I CAT, basati sul principio di associazione tra cittadini, hanno uno statuto legale. Il loro obiettivo è di consentire alle persone di stabilizzarsi nello stato di astinenza, di riprendere le normali abitudini e di affrontare gli obblighi quotidiani, ovvero di garantire la loro riabilitazione sanitaria e sociale.

I CAT svolgono un ruolo determinante nel processo di riabilitazione, ma possono averlo anche nella prevenzione primaria. Con l’andar del tempo essi si sono evoluti al di là della funzione socio-terapeutica per diventare un importante movimento di lotta all’alcolismo.

L’Associazione dei CAT della Serbia ha seguito una buona strada nella lotta all’alcolismo sin dalla sua costituzione. Il suo contributo specialistico è notevole. Si sono svolti tredici convegni specialistici con la partecipazione di alcune migliaia di alcologi, nonché cinque convegni dedicati alle problematiche dell’alcolismo. Attraverso la pubblicazione di atti, bollettini e periodici, sono stati diffusi circa seicento articoli specialistici. Inoltre si è dato vita a pubblicazioni periodiche del settore, come il Bilten (Bollettino) e Horizont (Orizzonte).

L’Associazione dei CAT della Serbia ha guidato sin da principio la politica specialistica nel settore della lotta all’alcolismo nel Paese, perché è riuscita a porsi come il punto di convergenza di varie attività, comitati ecc., che coinvolgevano la maggioranza delle persone dedite a questo problema.

Slovacchia

V. Herczeghova

Al momento attuale i nostri Club stanno procedendo molto bene e spero tanto che il lavoro acquisisca veramente una dimensione famigliare.

Con tanto piacere ho avuto l’opportunità di visitare l’Italia, e così ho potuto constatare come lavorano Club in questo Paese. Fu durante la mia prima venuta in Italia, nella primavera del 1998, che ebbi la fortuna di conoscere la metodologia hudoliniana: è stata un’esperienza decisiva che ha rafforzato le mie convinzioni, ed è in questa linea che ho improntato il mio lavoro quando sono tornata nel mio Paese.

In Slovacchia, al momento presente, sono attivi quattro Club degli alcolisti in trattamento.

Il Club in cui io sono servitrice-insegnante è composto da nove famiglie. Pensiamo che l’approccio famigliare, di cui Hudolin è stato il promotore, è il più efficace: ciò che deve cambiare è lo stile di vita non solo di colui che ha il problema alcolcorrelato, ma di tutto il suo sistema famigliare.

Il Club in cui è servitrice-insegnante Erika Ivargova è composto da otto famiglie. Entrambi i Club si trovano nella città di Rimavska Sobota, con sede presso la Fondazione Betlemme che è nota per i suoi interventi di supporto nei confronti dei malati mentali.

Il terzo Club si trova a 25 chilometri da Rimavska Sobota, in un piccolo paese del nord, chiamato Poltar. Le famiglie che ne fanno parte sono sei.

Il quarto Club, situato in un piccolo villaggio chiamato Hrachovo, è composto da quattro famiglie.

Nel futuro, se i miei collaboratori mi daranno una mano a diffondere questa meravigliosa metodologia, intendo proporre questo programma:

1. invieremo alcuni dei nostri specialisti in Alcologia, in Italia, nel maggior numero di occasioni, per apprendere il metodo Hudolin.

2. dobbiamo formare un maggior numero di volontari per diffondere l’approccio multifamigliare e di comunità, con l’obiettivo di avviare più Club in Slovacchia.

3. per questa ragione abbiamo bisogno che insegnanti dall’Italia vengano regolarmente nel nostro Paese per fare la supervisione e darci suggerimenti per indirizzarci verso il miglior sviluppo dei Club.

In realtà, questi progetti sono già in fase di realizzazione

In conclusione vorrei ringraziare Višnja Hudolin e tutti coloro che ci hanno offerto l’opportunità di conoscere un metodo che può effettivamente dare degli ottimi risultati con le persone e le famiglie con problemi alcolcorrelati, aiutarli a riscoprire i valori della vita.

 

Slovenia

J. Rugelj

    Benché Hudolin avesse inaugurato a Zagabria una complessa metodologia psichiatrica di cura degli alcolisti (KSPS), già nel 1964 la psichiatria slovena prese un’altra strada, malgrado gli insuccessi del suo sistema terapeutico tradizionale. Solo nel 1969 lo psichiatra Zvone Lamovec iniziò ad applicare il sistema di Hudolin presso il Reparto Psichiatrico della Clinica di Vojnik, vicino Celje. Dopo un anno di attività fu istituito il primo CAT. Lo stesso anno, a Liubljana, due gruppi di psicoterapeuti diedero vita a due CAT.

Verso la fine del 1970 questi tre Club tennero le loro assemblee annuali, in cui gli alcolisti in trattamento chiesero la collaborazione di Hudolin e della sua struttura di Zagabria.

In quello stesso periodo la Clinica psichiatrica di Ljubljana mi affidò l’incarico di allestire una moderna struttura di cura degli alcolisti. Mi misi subito in contatto con Hudolin e trascorsi nella sua clinica due mesi di intensa collaborazione con Branko Lang, che dirigeva il reparto di alcologia in questo periodo.

In qualità di organizzatore del nuovo sistema di trattamento degli alcolisti presso la Clinica di Ljubljana, invitai Hudolin affinché illustrasse la sua metodologia agli psichiatri della Clinica. Poco dopo anch’io esposi loro il mio programma: seguiva in tutto e per tutto i principi di Hudolin, e pertanto incontrò notevoli resistenze, che tuttavia non mi hanno fatto desistere.

Quando il 23 Febbraio 1971 assunsi la guida del Reparto di alcologia nella Clinica di Škofljica, presso Ljubljana, tempo una giornata, con un’operazione da autentico ‘colpo di stato’, abolii il sistema di cura vigente e diedi vita a una ‘copia’ della comunità terapeutica di Hudolin. E ciò, naturalmente, accrebbe le resistenze a cui poco prima accennavo.

Abbiamo continuato e fino al 1974 abbiamo istituito in Slovenia cento CAT. Tutte le istituzioni psichiatriche, fatta eccezione per l’Ospedale psichiatrico di Begunje, nella Regione di Gorenjska, hanno adottato qualche trasformazione nel loro sistema di trattamento degli alcolisti avvicinandosi al metodo Hudolin.

Personalmente, in base alla sua metodologia, ho elaborato un metodo ‘antropologico-sociale’ di cura e di riabilitazione degli alcolisti e dei pazienti con altre dipendenze, e ho scritto sull’argomento sette libri, sessanta articoli specialistici e oltre trecento articoli divulgativi.

Da tre anni lavoro come privato e dirigo sette gruppi e Club integrati nella comunità terapeutica alternativa.

 

J. Kociper

Oggi nel comune di Maribor sono attivi tredici CAT, molti dei quali istituiti una ventina d’anni fa. Nel Club più antico il servitore-insegnante, dal 1972, è lo psicologo Milan Horvat. Il personale che ha allestito i nostri Club si è formato a Zagabria sotto la guida di Hudolin. Uno di questi operatori era il compianto Vogrin; gli altri sono per lo più infermiere e operatori sociali, molti dei quali impegnati nella struttura sanitaria.

Nel territorio più ampio di Maribor (Slovenska, Slovenske Konjice e Ptuj) operano attualmente sei Club. A Murska Sobota ne sono attivi quattro; a Lendava, Gornja Radgona, Ljutomer e Ormoz uno.

In alcuni Club abbiamo l’organizzazione dei veterani che hanno concluso i cinque anni di trattamento e che di tempo in tempo partecipano alle nostre riunioni e alle gite da noi organizzate. Essi formano lo ‘zoccolo duro’ dei nostri Club e contribuiscono in modo determinante alla creazione di un’atmosfera positiva.

 

Z. Čebašek Travnik, M. Radovanovič

    In Slovenia i primi CAT sono nati a Ljubljana nel 1968, per poi diffondersi in tutte le maggiori località del Paese. Fra il 1998 e il 1999 alcuni Club hanno celebrato i trent’anni di attività.

In Slovenia sono attivi oltre cento gruppi che si occupano dei problemi alcolcorrelati. Alcuni di questi operano ancor oggi in linea con i principi definiti originariamente da Hudolin, ma la maggior parte di essi ha attraversato varie fasi di cambiamento.

Attualmente esistono i seguenti gruppi terapeutici:

1. Club degli alcolisti in trattamento con terapeuta;

2. Club degli alcolisti in trattamento senza terapeuta;

3. Gruppo di Mutuo Soccorso;

4. Alcolisti anonimi;

5. Altri gruppi afferenti a comunità religiose.

Svizzera

N. Bonvin

La storia dei CAT nel Ticino è la storia della nascita del movimento nel grembo di una sezione del servizio territoriale di alcologia (Servizio Ticinese di Cura dell’Alcolismo, STCA, consultorio di Lugano), della sua disomogenea crescita sul territorio, e della sua recente e difficile acquisizione di autonomia nei confronti del servizio.

Il primo CAT è nato a Viganello-Lugano nell’Agosto del ’96, grazie a Nilla Brunello, volontaria, e al sottoscritto, che lavorava come consulente psicologo presso il STCA di Lugano.

Dall’inizio il Club ha avuto una partecipazione importante e sostenuta, dimostrando l’esistenza del bisogno reale di un approccio alternativo a quello offerto dagli A.A., e complementare a quello di un servizio di alcologia.

Nel Febbraio ’97, due volontari del Club si formano: Marianne Mor apre il Club di Agno, nel centro del Malcantone, e Maurice Colson trova una sala e si mette a disposizione delle famiglie di Bellinzona, capitale del Ticino.

Il Club di Agno nasce dalla divisione del CAT di Viganello del Malcantone, e da allora cresce in maniera lenta ma si mantiene con forte coesione.

Il Club di Viganello ha ospitato nel ’97 più di cinquanta persone, praticamente tutte mandate dal STCA di Lugano. Questo numero riflette l’interesse da parte delle famiglie per l’approccio proposto dai CAT, e la convinzione dell’équipe di consulenti del STCA di Lugano che il CAT sia utile. Le Scuole alcologiche territoriali erano in realtà delle conferenze mensili, di tipo interattivo, su dei temi attuali e scelti dalle famiglie, pubblicizzate sui quotidiani e aperti a tutti. La qualità delle discussioni nelle riunioni dei Club era veramente alta.

 

 

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