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La Scuola alcologica territoriale e il suo funzionamento

 

L. Musso

 

La Scuola alcologica territoriale, anzi le Scuole alcologiche territoriali, dal momento che ne esistono di tre tipi, sono un tipo di scuola un po’ particolare. E’ una scuola perché vi si insegna qualcosa. E’ alcologica perché si parla di alcol e di tante cose che all’alcol si collegano. E’ territoriale perché non si svolge all’interno di un edificio all’ingresso del quale c’è scritto ‘Scuola’, ma si tiene di volta in volta in luoghi diversi di un certo territorio a seconda delle necessità e delle possibilità.

L’idea di organizzare le Scuole alcologiche territoriali è stata del professor Vladimir Hudolin, lo psichiatra croato che ideò il metodo di trattamento dell’alcolismo che utilizza i Club degli alcolisti in trattamento.

La Scuola alcologica è infatti il momento formativo che accompagna il percorso delle famiglie nei CAT e la maturazione culturale della società a proposito dei problemi legati all’uso di alcol.

 

“Formazione ed aggiornamento rappresentano il perno del sistema ecologico-sociale nei programmi territoriali. Formazione ed aggiornamento delle famiglie, degli operatori e delle comunità locali sono attivi già a partire dall’inizio dell’attività del primo Club degli alcolisti in trattamento in Italia; ma nonostante questo, causa della rapida crescita del numero dei Club e degli altri programmi per i problemi alcolcorrelati, è diventato imperativo dare maggiore spazio sia nelle ricerche che nel lavoro pratico alla formazione ed all’aggiornamento.”

                Vl. Hudolin (1996)

 

Essere consapevoli di ciò che accade, sentirsi protagonisti di ciò che si sta costruendo, conoscere la strada che si sta percorrendo, sono tutti elementi che migliorano la qualità della partecipazione ad un percorso.

Questo è un aspetto fondamentale per una metodologia com’è quella dei CAT, che ha capovolto la consueta tendenza a delegare i problemi della propria salute a qualcuno ‘esperto’ che magicamente li risolva, trasformandola in una attiva presa di coscienza di quanto ognuno può fare per il benessere proprio e della propria comunità.

La Scuola alcologica territoriale è composta di tre moduli, in pratica tre tipi diversi di questa Scuola, che sono rivolti a diversi destinatari.

Il primo modulo è rivolto a tutte le famiglie che entrano a far parte di un Club: è un po’ come il saluto iniziale a queste persone che hanno scelto di cominciare un cammino nuovo ed anche un po’ inconsueto, ed hanno perciò bisogno di capirci qualcosa di più.

Il secondo modulo è rivolto a tutte le famiglie che stanno partecipando ad un Club da qualche tempo, e poiché il tempo è passato, alcune risposte si sono trovate, ma nuove domande sono comparse. Il secondo modulo è un aggiornamento delle famiglie che stanno continuando a partecipare al Club.

Il terzo modulo è invece rivolto alle famiglie che vivono in una certa comunità, senza avere un problema specifico con l’alcol, ma che per vari motivi possono avere interesse a conoscere qualcosa sull’argomento. Potranno poi decidere che cosa farne.

 

Organizzazione della Scuola alcologica territoriale

Ricerche approfondite sulla comunicazione con le immagini hanno dimostrato che una persona normale ricorda il 10-15 per cento di ciò che gli viene detto con le parole, il 30-35 per cento di ciò che vede, ma il 50 per cento di ciò che vede e sente contemporaneamente.

Questa considerazione dovrebbe essere sufficiente da sola a spiegare l’utilità di utilizzare anche un codice visivo, cioè l’immagine, insieme al codice verbale, cioè la parola: immagini semplici, meglio se colorate, schemi chiari e di facile comprensione.

Un’immagine è un modo sintetico di richiamare un concetto, non deve spiegare tutto, deve attirare l’attenzione e tenerla desta mentre le parole spiegano e sollecitano gli altri ad intervenire.

Le immagini non sono sufficienti da sole a spiegare concetti, ma sono un ausilio per aumentare efficacia e chiarezza del messaggio. Parole e immagini vanno quindi utilizzate come due strumenti di comunicazione che vanno di pari passo e la cui validità si rafforza reciprocamente.

Per questo lavoro sono necessari alcuni strumenti:

- Una lavagna luminosa, con almeno una lampadina di scorta: le lampadine hanno il vizio di bruciarsi proprio nelle circostanza in cui è più difficile farne a meno.

- I lucidi.

- Un certo numero di pennarelli per scrivere sui lucidi.

- Una lavagna a fogli mobili o d’altro tipo per raccogliere i contributi dei partecipanti o per altre necessità.

- Gessi o pennarelli per scrivere sulla lavagna.

 

Primo modulo: educazione di base delle famiglie dei Club

Come abbiamo già detto questo modulo è rivolto alle famiglie che iniziano il percorso nel CAT. Il nostro obiettivo principale è quello di far sì che ogni nuova famiglia che si avvicina al Club possa iniziare il suo percorso nel modo migliore possibile e continuarlo positivamente.

La famiglia sta iniziando un’esperienza nuova, è necessario quindi offrire a queste persone una mappa che li aiuti ad orientarsi:

- devono capire dove si trovano;

- devono sentirsi a loro agio;

- devono imparare la terminologia del sistema ecologico-sociale;

- devono sapere dove stanno andando.

Potremmo dire che questi sono gli obiettivi a breve termine, quelli da raggiungere immediatamente durante i dieci incontri della Scuola territoriale.

Ma ci sono anche obiettivi a medio-lungo termine, che diventeranno evidenti col passare del tempo se il ciclo degli incontri è stato condotto bene: le famiglie avranno acquisito una immagine positiva si sé e del percorso che stanno facendo; parteciperanno ai vari aspetti della vita del Club senza mostrare quel tipico sguardo disorientato da principiante che non capisce cosa gli sta accadendo intorno; avranno un atteggiamento attivo, come di chi si sente a casa propria; sapranno accogliere ogni nuovo partecipante con calore come fa chi, sentendosi in casa sua, può essere ospitale verso un invitato che suona alla porta.

Dovrebbe essere quindi evidente che non si tratta di un qualcosa in più, di qualcosa che ognuno è libero di scegliere se frequentare o meno. Di solito non sorgono difficoltà quando la partecipazione alla Scuola territoriale è una consuetudine nella vita dei Club di un certo territorio: solitamente sono gli stessi membri del CAT a raccontare alla nuova famiglia l’esperienza fatta da loro all’inizio, e a trasmettere loro il desiderio di partecipare.

Poiché al Club è invitata a partecipare tutta la famiglia, anche la Scuola territoriale è per tutta la famiglia, e non per un singolo. Quando una persona è sola, non ha famiglia, e frequenta per questo motivo il CAT con una ‘famiglia sostitutiva’, alla Scuola è invitata anche questa famiglia. E’ importante che le famiglie vengano informate al momento del colloquio con il servitore-insegnante in modo chiaro e preciso sul significato della Scuola alcologica territoriale. Dovrebbe essere altrettanto chiaro che non è neanche un qualcosa di più per i servitori-insegnanti il preoccuparsi di organizzare le Scuole territoriali che sono necessarie per le famiglie del proprio territorio.

Un ciclo del primo modulo della Scuola alcologica territoriale dovrebbe essere iniziato ogni volta che in un territorio si mettono in contatto con i Club un certo numero di famiglie nuove.

Per far sì che durante gli incontri sia possibile una partecipazione attiva di tutti, il numero di famiglie non deve essere troppo elevato. Si consiglia che quando fra le sei e le dieci nuove famiglie che entrano nel Club si apra una Scuola territoriale.

Ogni ciclo del primo modulo dovrebbe avere la durata di circa venti ore, organizzate in dieci incontri di due ore, a cadenza settimanale.

L’insegnante è lo stesso per tutti i dieci incontri: così si instaura un rapporto positivo di conoscenza e di fiducia che renderà le cose più facili per tutti. Ogni servitore-insegnante di Club è potenzialmente un insegnante, ma nella realtà non tutti possono svolgere bene questa funzione.

Per chiarire un po’ le idee in proposito, Višnja Hudolin negli anni scorsi aveva definito alcune condizioni necessarie per poter svolgere la funzione di insegnante nelle Scuole alcologiche territoriali: aver partecipato al Corso di sensibilizzazione, essere servitore in un Club, partecipare con regolarità alle riunioni mensili con gli altri servitori, mantenere un aggiornamento continuo e partecipare saltuariamente ad un aggiornamento specifico.

Chi viene proposto, o chi si propone per questo compito, deve essere ovviamente ben preparato sugli argomenti da trattare negli incontri, deve essere aggiornato sulla metodologia dei Club degli alcolisti in trattamento; deve avere anche alcune capacità personali che gli consentano di entrare in un rapporto positivo con gli altri e comunicare in modo efficace.

 

L’aggiornamento delle famiglie dei Club

Si tratta di fornire un aggiornamento a famiglie che hanno già ricevuto un anno o due prima l’aggiornamento di base del primo modulo.

 

“L’approccio ecologico-sociale ai problemi alcol-correlati è un concetto dinamico in continuo cambiamento, influenzato dai risultati delle ricerche e dalle nuove esperienze. Gli aspetti metodologici cambiano in modo relativamente rapido, e se non fosse previsto un aggiornamento continuo degli operatori e delle famiglie, molto presto di bloccherebbe la crescita e lo sviluppo dei programmi. L’esperienza dimostra che le conoscenze e la metodologia cambiano nell’arco di due anni; pertanto diventa indispensabile un breve aggiornamento di 4 ore per le famiglie da realizzarsi ogni due anni.”

                Vl. Hudolin (1996)

 

Altre esigenze emergono dopo che un certo periodo di esperienza di Club, insieme alla maggiore tranquillità rispetto alla propria situazione personale, ha permesso alle famiglie di guardare a molti aspetti riguardanti i problemi alcolcorrelati con occhi diversi, più attenti, forse più disponibili. Emergono domande, dubbi sul modo di funzionare del proprio Club di appartenenza, su come affrontare situazioni particolarmente complesse, sul significato dell’esistenza dei CAT in un territorio, su come accogliere nuove famiglie e tante altre questioni ancora.

E’ perciò necessario offrire la possibilità di fermarsi un momento ad approfondire e cercare risposte ai dubbi emersi.

Il secondo modulo della Scuola alcologica territoriale è destinata a tutte le famiglie che sono inserite in un Club da un certo periodo di tempo: mediamente si ritiene necessario un aggiornamento ogni due anni. Questo non significa che una famiglia che da un anno è membro di Club e che lo desideri non possa partecipare a questo modulo di Scuola territoriale.

Altro requisito necessario è che la famiglia abbia già partecipato al primo modulo. Questo dovrebbe essere scontato, visto che il primo modulo è rivolto a tutte le famiglie che iniziano la frequenza al Club, ma ripeterlo non è superfluo: vi sono purtroppo realtà nelle quali per problemi di vario genere è stato trascurato l’aggiornamento, ed è capitato ad alcuni di partecipare ad un aggiornamento senza mai aver partecipato alla formazione. Vale a dire essere iscritti al liceo senza aver frequentato le scuole elementari.

Non si tratta dell’unica possibilità di aggiornarsi a disposizione delle famiglie, ma rappresenta il minimo indispensabile necessario per tutti. Altre opportunità possono essere gli Interclub su temi specifici, aggiornamenti monotematici, i congressi che ogni anno vengono organizzati in varie zone d’Italia: quello di Assisi sulla spiritualità antropologica, e quello annuale dei Club degli alcolisti in trattamento. Anche il Corso di sensibilizzazione, oltre a servire per la formazione di nuovi servitori di Club, può essere utilizzato da famiglie ben motivate come occasione di aggiornamento.

Come per il primo modulo, anche al secondo sono invitate a partecipare le famiglie al completo. Come sempre nella filosofia dei Club, non c’è qualcuno che ha un problema e qualcun altro che fa da accompagnatore, ma il problema è di tutti e quindi il percorso ugualmente è per tutti.

Il secondo modulo della Scuola alcologica territoriale può essere svolto in due incontri di due ore ciascuno, oppure in un fine settimana, meglio con un programma sociale, come suggerito dallo stesso professor Hudolin.

Ogni anno sarebbe opportuno che il gruppo dei servitori di Club di un territorio, con una rappresentanza delle famiglie, s’incontrassero per valutare le necessità di aggiornamento. Per valutare il fabbisogno di aggiornamento per le famiglie già inserite nei Club occorre conoscere il numero di nuclei famigliari che stanno frequentando ciascuno dei CAT del proprio territorio da circa un paio di anni, o per le quali si ritiene opportuno un aggiornamento anche prima.

Nella maggior parte dei territori e per ACAT di media grandezza è in genere sufficiente un ciclo all’anno del secondo modulo della Scuola territoriale. Nella riunione di organizzazione del secondo modulo di Scuola territoriale la presenza di una rappresentanza delle famiglie può essere molto utile per individuare alcune delle tematiche da affrontare, in modo che l’aggiornamento risponda il più possibile alle reali esigenze dei destinatari.

Resta valido tutto quanto è scritto a proposito dell’insegnante per il primo modulo. In questo caso è ancora più importante essere particolarmente aggiornati, pronti a rispondere a tutte le domande ed obiezioni possibili rispetto alle novità riguardanti la metodologia.

Bisogna ricordare che nel secondo modulo non si parla con dei principianti, ma con famiglie che hanno esperienza: sarebbe piuttosto imbarazzante scoprire che le famiglie ne sanno più dell’insegnante. Dal momento che il secondo modulo è anche un’occasione per ritrovare motivazione da parte delle famiglie dopo una parte di cammino, l’insegnante, oltre ad essere ben aggiornato, dovrebbe essere anche ben motivato al proprio ruolo di servitore del Club. Non si può infatti riuscire a trasmettere qualcosa che non si ha dentro di sé.

 

La sensibilizzazione e la formazione della comunità locale

I Club degli alcolisti in trattamento non esistono soltanto per permettere a chi vive problemi legati all’uso di alcol di mantenere l’astinenza: sarebbe una visione vecchia e limitata del problema. Secondo il nuovo concetto di sobrietà, si tratta di cambiare il proprio rapporto con la vita, e non solo quello con la bottiglia, ed allora entra in gioco anche il contesto in cui viviamo, non più solo nella famiglia, ma nel nostro paese, nella comunità di cui facciamo parte.

Così si è cominciato a riflettere sul fatto che cambiare lo stile di vita personale e famigliare diventa tanto più facile quanto più va in parallelo con un cambiamento più ampio, del contesto in cui si vive, della comunità a cui apparteniamo. In poche parole è necessario lavorare per produrre un cambiamento culturale. Questo farà sì che il Club non sia una specie di oasi dorata in cui si può parlare, capirsi, aiutarsi, mentre fuori dal Club c’è un mondo di lupi da cui è meglio fuggire, nascondersi, mettersi in guardia. Non è questo lo spirito dei Club.

Il terzo modulo della Scuola alcologica territoriale ha l’obiettivo di sensibilizzare la comunità locale alle tematiche relative all’uso delle bevande alcoliche ed al ruolo dei Club degli alcolisti in trattamento nella comunità stessa.

Questa sensibilizzazione, se continuata con regolarità nel tempo, può lentamente modificare il modo di considerare l’uso di alcol, i problemi che ne derivano e l’immagine delle persone che vivono questi problemi. E’ stato valutato che quando viene coinvolta, direttamente o indirettamente, in una sensibilizzazione una percentuale di popolazione intorno all’uno per cento, questo si traduce in un reale cambiamento culturale. Non è quindi impossibile riuscirci.

Il terzo modulo della Scuola territoriale è rivolto a famiglie che vivono in un certo territorio, ma che non hanno problemi specifici con l’alcol. I destinatari del terzo modulo possono quindi essere un gruppo di persone molto eterogenee, e può essere difficile prevedere in anticipo chi saranno i partecipanti, a meno di richiedere una qualche forma di iscrizione, cosa che presenta vantaggi e svantaggi da valutare attentamente.

Queste persone possono arrivare con aspettative diverse, ed è quindi molto importante presentare l’iniziativa con chiarezza per evitare delusioni che possono produrre un effetto completamente opposto a quello che era negli obiettivi.

Da una Scuola territoriale ben condotta può nascere in qualcuno la motivazione a formarsi per diventare un futuro servitore-insegnante di Club, si possono sviluppare collaborazioni con altre realtà, idee per altre iniziative di sensibilizzazione. Tutti quelli che sono sensibilizzati possono diventare persone in grado di dare una mano in futuro.

Molte tra le persone che hanno partecipato ad un terzo modulo di Scuola territoriale hanno verificato di avere un personale problema con l’alcol, che le ha portate ad entrare in un Club. Quindi c’è da aspettarsi che si produca un aumento del numero di famiglie che partecipano ai Club di quel territorio, e nel tempo ad una loro moltiplicazione.

Anche il terzo modulo può essere programmato annualmente, insieme agli altri due moduli della Scuola territoriale.

Si tratta di due o tre serate, anche in questo caso condotte dallo stesso insegnante, in modo da facilitare il rapporto con i partecipanti e permettere che la discussione prosegua con un’impostazione coerente dal primo all’ultimo incontro.

Gli inviti alla popolazione, visto che può essere difficile e costoso invitare ogni cittadino personalmente, possono essere fatti a gruppi o associazioni esistenti in quella zona, alle scuole, alle parrocchie e a qualsiasi altra realtà organizzata della quale fanno parte molte persone.

Un buon insegnante per il terzo modulo, oltre a possedere i requisiti già descritti per i moduli precedenti, quindi essere servitore di Club, formato ed aggiornato, che partecipa alle riunioni mensili con gli altri servitori ed agli aggiornamenti, dovrebbe avere una certa esperienza nella conduzione di incontri pubblici.

E’ infatti necessario avere la capacità di tenere viva l’attenzione di persone che, a differenza degli altri due moduli della Scuola territoriale, non sono mossi da un problema personale o famigliare, quindi probabilmente con una motivazione più limitata a discutere questi temi. Occorre saper rispondere a obiezioni da parte di persone che possono avere inizialmente anche una posizione molto critica nei confronti dei punti di vista che voi sostenete; occorre saper essere convincenti e mantenere un tono di dialogo e confronto senza cadere nelle provocazioni o scivolare su toni aggressivi. E’ meglio quindi che l’insegnante per questo terzo modulo non sia un principiante né come servitore di Club né come formatore.

 

 

Programmi di formazione e sensibilizzazione nelle scuole

 

D. Tassin

 

Tutelare la salute, in generale, significa porre attenzione a tutte le componenti comprese nell’ambiente naturale e nel sistema sociale al fine di mantenere o migliorare la salute dei singoli e della collettività.

Sul piano della programmazione, l’attività di tutela della salute si può dividere in due momenti diversi anche se non necessariamente distinti:

1. attività di promozione della salute, che comprende ogni attività che ha lo scopo di promuovere livelli di salute più elevati e migliorare la qualità della vita;

2. attività di prevenzione delle malattie e dei problemi sociali che comprende ogni intervento che ha per scopo l’eliminazione delle cause e dei rischi delle malattie e dei problemi comportamentali al fine di controllare (nel senso di ridurre o sradicare) il manifestarsi degli stessi.

Fra i problemi comportamentali che creano conseguenze gravi nell’individuo, nella sua famiglia e nell’ambiente sociale, particolare rilevanza hanno quelli legati all’uso di alcol e di altre sostanze psicotrope.

Le diverse motivazioni addotte per giustificare l’uso dell’alcol non spiegano la complessità e la diffusione di questo problema che vanno riportate al modo di vivere, allo stile di vita della popolazione.

Per prevenire dunque i problemi alcolcorrelati è necessario cambiare il proprio comportamento: ciò è più facile quando il comportamento non si è ancora rigidamente strutturato come, ad esempio, nel bambino che non ha ancora abitudini di bere o nel ragazzo che non ha ancora particolari problemi.

La scuola quindi ha rappresentato in tutti questi anni nello sviluppo dei programmi alcologici territoriali un ambito privilegiato di iniziative di prevenzione.

Inizialmente la scuola delegava l’iniziativa al cosiddetto ‘esperto’ che trasmetteva direttamente ai ragazzi l’informazione secondo modalità comunicative più o meno efficaci. Questa modalità serviva spesso a raccogliere una delega, sollevava altri dall’impegno, dalla responsabilità, impediva che l’educazione alla salute nella scuola diventasse opera educativa che compete agli operatori scolastici, pur supportati dalla rete delle altre istituzioni territoriali. E’ importante che gli interventi di prevenzione nella scuola vengano attuati dagli insegnanti perché altrimenti si rischia di distruggere la significativa relazione che esiste fra insegnante e ragazzo. L’esperto può essere chiamato per un orientamento o per chiarificazioni specifiche.

Successivamente si è privilegiato quindi il coinvolgimento diretto degli insegnanti con la loro partecipazione a corsi di informazione e sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi, e conseguente messa in discussione delle proprie abitudini e stili di vita. Ciò parte dalla considerazione che, per una corretta prevenzione, trasmettere solo ‘il sapere’ che l’alcol è pericoloso non è sufficiente a modificare il comportamento degli altri. “E’ necessario riuscire a trasmettere il comportamento, ma per trasmettere il comportamento la persona stessa deve prima comportarsi coerentemente o imparare a farlo” [1].

Corsi con gli insegnanti e genitori si sono tenuti a Portogruaro (Venezia) nel Novembre 1985, a cura del Distretto Scolastico n. 19, l’Unità Sanitaria Locale n. 14 e il Consorzio dei Comuni del Veneto Orientale, e a San Giorgio di Nogaro (Udine), nel 1988.

Operativamente le iniziative prevedono un coinvolgimento degli alunni e dei genitori, attivando una ‘comunità educante’ che comprende la famiglia e la scuola con una presa in carico comune dell’azione aducativa.

Con l’ausilio di lucidi vengono illustrati: il concetto di salute, di autoprotezione e promozione della salute, i comportamenti a rischio con particolare riferimento al consumo di alcolici.

Successivamente i partecipanti vengono suddivisi in gruppi autogestiti, e al termine del tempo loro assegnato illustrano le conclusioni alle quali sono pervenuti, confrontandole con quelle degli altri gruppi, coordinati dall’insegnante.

Durante l’anno scolastico l’insegnante riprende più volte l’argomento con approfondimenti e integrazioni.

L’intervento preventivo nella scuola, oltre ad approfondire gli aspetti culturali e psicosociali della salute, pone l’accento sulla necessità di mobilitare tutte le risorse e le energie disponibili per innescare un processo di responsabilizzazione, di capacità di scelte libere e consapevoli.


 

[1] Vl. Hudolin, ‘Le dipendenze tra scuola, famiglia e società’, Atti del Corso, USL n. 8, S.Giorgio di Nogaro (UD), 1988.

 

 

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