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Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento
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Manuale La ricadutaVladimir HudolinLa ricaduta rappresenta uno dei maggiori problemi per l’alcolista, per la famiglia, per il servitore-insegnante, per il Club. Fermo restando che la ricaduta si riflette in maniera pesante sul lavoro del Club, il suo servitore-insegnante e i suoi membri non devono dimenticare che la ricaduta rappresenta un aspetto, per così dire normale, nella vita di un alcolista. Tra i membri dei Club circa il 60% non ha ricadute; il restante 40% ha nel corso degli anni una o più ricadute. In questo 40% sono compresi gli alcolisti che non migliorano e i cosiddetti ‘abbandoni’, a prescindere che abbiano ripreso a bere o meno. Molti alcolisti già prima di entrare nel Club hanno provato ad astenersi ed hanno avuto una o più ricadute. La ricaduta provoca sempre ansia, e spesso anche aggressività dei membri nei confronti di chi è ricaduto. Ansia e aggressività vengono naturalmente espresse anche dai famigliari dell’alcolista ricaduto. Il servitore-insegnante dovrebbe essere in grado di controllare la propria aggressività. La ricaduta provoca una crisi profonda nell’alcolista, nella sua famiglia nel servitore-insegnante, nel Club. La crisi non deve però avere sempre e soltanto una connotazione negativa. Molte volte la crisi determina nel tempo una crescita e una maturazione. Se la ricaduta viene subito riconosciuta e affronta non causa necessariamente un problema serio e duraturo. Il momento di crisi determinato dalla ricaduta mobilita la solidarietà e rinforza quell’amicizia che dovrebbe esistere tra i membri del Club anche quando non vi sono crisi. In caso di ricaduta si attiva una visita di amici. Per ‘visita di amici’ si intende l’andare a visitare in amicizia la famiglia che si trova in crisi. L’alcolista mostra spesso un grado di alessitimia, è incapace cioè di comunicare e di costruire empatia. Per questo motivo il Club organizza al suo interno un gruppo che si occupa delle visite di amici, gruppo che coltiva in particolar modo l’amicizia e la solidarietà tra i membri. In caso di crisi e di ricadute il gruppo delle visite di amici si attiva maggiormente per dare appoggio alla famiglia che si trova in difficoltà. Non si deve dimenticare che esiste una ricaduta ‘secca’ che può riguardare sia l’alcolista che la sua famiglia, il servitore-insegnante, il Club, la comunità. Ricaduta secca, a differenza della ricaduta ‘umida’ che significa ripresa del bere, indica un ritorno ai vecchi modelli comportamentali, allo stile di vita precedente anche senza ritorno al bere. La ricaduta secca può essere più grave e più difficile da interrompere di una ricaduta umida breve che il Club riuscirà a trattare senza grosse difficoltà. D’altra parte, non si deve dimenticare che i Club esistono per le difficoltà di coloro i quali ricadono, perché chi ha già risolto i propri problemi non ha bisogno del Club.
Come rispondere alla ricadutaF. Marcomini In molta parte della letteratura professionale si tende ad utilizzare come indicatori di efficacia dei programmi l’astinenza dalle bevande alcoliche e i tassi di ricaduta. Molte di queste ricerche spesso si riferiscono a casistiche limitate sul piano numerico o della scansione temporale. La ricaduta viene generalmente considerata una condizione che sottolinea un insuccesso e misura soltanto la variabile del bere o non bere. I Club degli alcolisti in trattamento, pur lavorando sempre per il raggiungimento dell’astinenza, non considerano quest’ultima un punto di arrivo quanto piuttosto come una tappa del cammino naturale di una persona, della sua famiglia e della comunità in cui vive e lavora. Si possono definire diverse forme di ricaduta: 1. La forma più semplice è quando l’alcolista riprende il comportamento del bere. In realtà nella sua storia è già accaduto che abbia tentato di smettere di bere raggiungendo dei periodi di astinenza che si sono conclusi con una bevuta. 2. Nel Club degli alcolisti in trattamento viene chiesto ai familiari di abbandonare il comportamento del bere e la famiglia viene invitata a non tenere bevande alcoliche in casa. A volte capita che dopo un primo periodo in cui i membri si astengono dal bere con la convinzione di aiutare l’alcolista, quando hanno la sensazione che le cose vadano meglio riprendono a consumare bevande alcoliche prima di tutto in occasioni esterne come festeggiamenti o altri eventi nei quali è considerato normale il bere. Successivamente introducono nuovamente le bevande alcoliche in casa motivando questa scelta con le ragioni dell’ospitalità. A volte la famiglia che era entrata nel Club con la motivazione di aiutare ed accompagnare l’alcolista, quando si accorge che il membro alcolista ha ripreso a bere si sentono autorizzati a riprendere il loro comportamento perché ritengono inutile il loro aiuto. 3. Al servitore-insegnante non è richiesto di smettere di bere, ma semplicemente di riflettere circa il proprio bere. Molto spesso i servitori-insegnanti si astengono dall’assunzione di bevande alcoliche come un segno di solidarietà e di appartenenza al Club. Capita tuttavia che sotto la pressione sociale in alcune circostanze riprendono il loro comportamento precedente verificando così che loro possono permettersi questa alternanza di bere, anche se occasionale, ed astinenza, introducendo così la vecchia distinzione tra gli alcolisti che non possono bere ed i bevitori ‘moderati’ che possono farlo dal momento che hanno il controllo sul loro comportamento. 4. Condizione analoga riguarda la comunità locale che di fronte all’alcolista che ha raggiunto la sobrietà e recuperato un posto autorevole nella società, esprime un sentimento di solidarietà avvicinandosi al lavoro del Club, o tramite le autorità o il volontariato. Ma alla prima occasione di festa o altra circostanza ufficiale ricade nella cultura del bere ponendo le bevande alcoliche al centro dell’evento speciale. 5. Lo stesso Club a volte assume atteggiamenti nei confronti del bere dei suoi membri abbastanza ambivalenti, giustificano la presenza dell’alcol in casa e avendo comprensione nei confronti del bere dei famigliari e stigmatizzando invece la ricaduta dell’alcolista. 6. Le forme associative dei Club scivolano in modo implicito nei vecchi concetti dell’abuso o della differenziazione dell’alcolista dai bevitori quando insistono sui concetti di malattia, di abuso o quando guardano con orgoglio all’astinenza dell’alcolista, con disprezzo alla sua ricaduta e con benevolenza nei confronti del bere dei famigliari o dei servitori-insegnanti 7. L’alcolista a volte, pur astenendosi dall’uso delle bevande alcoliche, continua ad avere lo stesso stile di vita che aveva precedentemente: non si assume le sue responsabilità in famiglia. Non cerca di avere un ruolo nella società, continua a frequentare i ritrovi nei quali era solito bere con un atteggiamento di sfida e di dimostrazione di forza. Questa è una particolare forma di ricaduta che non è meno importante di quella del bere e deve essere presa in considerazione non tanto perché può portare al vecchio comportamento del bere, quanto piuttosto perché impedisce la crescita e la maturazione dell’alcolista e della sua famiglia. 8. Altra forma di ricaduta che può avvenire in assenza delle bevande alcoliche è quella che riguarda il comportamento della famiglia che tende progressivamente ad abbandonare le sedute di Club, lasciando che l’alcolista partecipi da solo, mentre gli stili di vita famigliari riprendono le antiche abitudini senza il minimo impegno per il cambiamento. 9. Una forma particolare di ricaduta è quella che riguarda le forme associative dei Club non relativamente al problema del bere, ma alla tendenza di trasformare il processo di crescita e maturazione personale in una lobby che è estranea ai processi di autotutela ed autopromozione della salute. 10. Anche l’intera comunità locale può ricadere, sostituendo il processo di cambiamento dello stile di vita e della cultura sociale, sanitaria e generale con tentativi di affidarsi a soluzioni meramente legislative o ad interventi tecnici che lasciano inalterato il processo di cambiamento. Per meglio capire questo tipo di ricaduta è sufficiente pensare come le nostre comunità sono molto preoccupate degli incidenti che coinvolgono i giovani sotto l’effetto delle droghe e dell’alcol e per far fronte a questo problema, anziché impegnarsi a cambiare i propri stili di vita finiscono per proteggerli cercando di contenere i danni senza modificare i comportamenti. Ogni ricaduta rappresenta un momento difficile nei programmi alcologici territoriali dei Club degli alcolisti in trattamento, ed è spesso accompagnata da un senso di delusione nei confronti dell’efficacia del lavoro svolto. Il servitore-insegnate può andare incontro ad un senso di frustrazione, così come la famiglia e l’intera comunità locale. L’alcolista a sua volta può percepire un senso di ostilità nei confronti della sua condizione e quindi tenta di nascondere l’accaduto per un rinnovato senso di vergogna. Tutto questo può produrre molte incomprensioni e tensioni nel lavoro dei Club che devono essere superate. E’ bene naturalmente non sottovalutare la ricaduta, ma non confinarla al solo comportamento del bere, prendendo in considerazione invece anche tutte le altre forme di ricaduta. Lo scopo del lavoro del Club non è infatti l’astinenza dalle bevande alcoliche, ma il raggiungimento della sobrietà, il cambiamento dello stile di vita e la crescita e la maturazione culturale, sociale e spirituale. Questi cambiamenti devono armonizzare l’individuo, la sua famiglia e la comunità di vita e di lavoro. Il Club è fatto per i problemi con il bere ed è pertanto naturale che possano avvenire delle ricadute senza per questo sottovalutarne l’importanza, ma soprattutto senza creare le condizioni perché la persona debba vergognarsi e fuggire dal Club a causa di questo. Succede a volte che un Club è costituito da famiglie che da molti anni vivono in sobrietà, ma tendano a sottolineare con orgoglio la loro astinenza. Il Club tende a non dividersi e a non avere nuovi ingressi. Questo è un Club che ha bloccato il processo di crescita e maturazione dal momento che tutti gli sforzi sono orientati all’astinenza, anziché preoccuparsi del processo dinamico di crescita e maturazione del Club. A volte l’ingresso di un nuovo membro che ha una ricaduta o un vecchio membro che ricade è un’occasione di sofferenza e di crisi che aiuta il Club a vedere meglio il blocco della sua maturazione. Il Club pertanto, insieme al servitore-insegnante, deve imparare a considerare la ricaduta non come una sconfitta, ma come l’occasione per riflettere e cambiare. |
Dal 10/04/2008
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