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Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento
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La nascita del primo Club in Italia
G. PitaccoNel corso del mese di novembre 1978 ebbi la fortuna ed il pregio di conoscere a Zagabria il prof. Hudolin. Avevo a quell’epoca quarantaquattro anni, felicemente sposato con due figli ed un’attività imprenditoriale nel campo industriale. Tutto ciò doveva portare ad una vita intensa nel senso più ideale che una persona possa concepire. La realtà non era però questa. Ero completamente ‘fuori fase’. Imputavo questo mio modo di essere alla vita che conducevo: al lavoro, alla vita un po’ movimentata che avevo passato, al desiderio continuo di nuove sensazioni, al fatto di dimostrare sempre il mio io. Accusavo così vari problemi medici ai quali cercavo di porre rimedio seguendo tutte le possibilità che mi venivano presentate. Tutte queste soluzioni non portavano però ad alcun beneficio ed il mio status certamente non otteneva alcuna miglioria ma al contrario la situazione volgeva al peggio. Un professionista di Trieste, senza fare alcuna considerazione sulla mia persona, mi suggerì di andare a Zagabria a parlare con un ‘certo professor Hudolin’. Avevo sperimentato un po’ di tutto, e così, assieme a mia moglie Luciana, andammo a Zagabria. Era il pomeriggio del 24 Novembre 1978 e fummo ricevuti da Hudolin. Fatte le presentazioni, mia moglie ed io cominciammo ad esporre i motivi per i quali avevamo chiesto tale incontro. La nostra esposizione non fu lunga; dopo dieci minuti Hudolin disse: “Lei signor Pitacco è un alcolista”. Dopo un attimo di gelo da parte nostra, mia moglie disse: “Ma Professore, io non ho mai visto mio marito ubriaco”, e il Professore rispose: “Signora, lei non ha mai visto suo marito sobrio”. Effettivamente, malgrado tutto, posso affermare di non essere mai stato ubriaco nel senso stretto della parola. Dopo un attimo di sbigottimento da parte mia e di mia moglie, chiedemmo a Hudolin un consiglio per la soluzione al mio problema, ed egli propose il mio ricovero nella sua clinica a partire dal giorno seguente. Il colloquio era finito; io e mia moglie eravamo frastornati ma nello stesso tempo quasi sereni pensando al fatto di conoscere finalmente il problema che da tempo stava influenzando la nostra vita. Si trattava ora di affrontare nel migliore dei modi questo nuovo capitolo della nostra vita. Così pernottammo a Zagabria, fugammo ogni idea di ritornare a Trieste per ripensarci ed eventualmente ritornare, e decidemmo di iniziare questa nuova avventura. Il mattino dopo, con puntualità militaresca, ci presentammo alla Clinica ‘Mladen Stojanović’, situata in Vinogradska Ulica (Strada della vigna… ironia della sorte). La composizione dell’ospedale era particolare: ogni specialità medica era situata in un edificio a se stante, ed infine trovammo il Reparto di alcologia ed altre dipendenze. Il primo impatto non fu certo dei migliori. Non si presentava certamente come un ‘Hilton’ o come tante cliniche italiane, ma aveva dalla sua la fiducia che noi riponevamo in Hudolin. A me sembrava di aver trovato una persona che mi aveva capito: avevo trovato un ‘medico senza camice’. Fui accolto quindi, e sbrigate le pratiche di accoglimento salutai mia moglie ed iniziai la mia vita di alcolista in trattamento. Non fu tutto facile: un nuovo ambiente, un nuovo modo di vivere, la difficoltà nel non conoscere la lingua croata, nuove conoscenze, la mancanza di tante abitudini, il fatto di intraprendere una nuova esperienza. Penso però, anzi ne sono certo, che il fattore che più aiutava era il fatto che per tutti noi che ci trovavamo assieme il problema che ci accomunava e che ci univa era lo stesso: l’alcol. Tutto ciò era contornato dalle ore passate assieme nello svolgimento dei compiti giornalieri: la Clinica infatti era autogestita per le attività ordinarie del Reparto. Diventammo specialisti nella pulizia, nella distribuzione del cibo, nell’accoglimento dei pazienti specialmente nelle ore notturne, nel renderci in pratica responsabili della nostra vita. La giornata passava attraverso lezioni tenute dai docenti, dalle assistenti sociali; nel mio caso la preferita era la signora Slavica Jauk, assistente sociale aiuto del Professore, con la quale riuscivo a dialogare in italiano. Momento fondamentale era poi la visita ai Club esterni, situati nella città di Zagabria. Grazie a queste visite venivamo a contatto con gli alcolisti anziani; conoscevamo infatti coloro che vantavano un’astinenza di uno, due e più anni e venivano da noi considerati con un vero senso di invidia ed ammirazione. Passai le feste natalizie dell’anno 1978 a Zagabria, assieme alla mia famiglia ed a tutti gli amici alcolisti, e posso assicurare che eravamo una grande e bella famiglia. E così iniziò il 1979, e grazie al continuo aiuto di Hudolin mi sentivo fiero di me stesso. Il giorno 23 Gennaio è sicuramente da ricordare. Fu il giorno delle mie dimissioni: di fronte all’assemblea di tutti gli alcolisti in trattamento, con la partecipazione dei famigliari, illustrai il mio periodo di degenza nella Clinica e formulai i miei propositi per il futuro. E qui intervenne Hudolin: potevo essere dimesso a condizioni di frequentare un Club degli alcolisti in trattamento. Frequentare un Club... ma quale Club se in Italia tutto ciò era completamente sconosciuto? Ed anche a tale problema il Professore trovò la soluzione: il mio Club si trovava a Parenzo d’Istria, in Croazia. Frequentai quindi per un breve periodo il Club di Parenzo, ma, durante una visita di controllo a Zagabria, nella primavera del 1979, Hudolin formulò l’idea di creare un Club a Trieste. La proposta fu accolta con qualche dubbio da parte mia: vedevo in Italia un’altra mentalità; non sapevo come questa iniziativa sarebbe stata accolta dall’opinione pubblica, come avrebbero reagito i mass media. Ma egli fugò con la sua esperienza e diplomazia anche gli ultimi dubbi, e sorretti dall’entusiasmo di mia moglie Luciana, che posso ben dire è stata la grande forza ed il sostegno in questo difficile momento della mia vita, furono poste le basi per il primo Club degli alcolisti in trattamento in Italia. La sede fu ubicata nella nostra casa a Trieste, in via degli Olmi, 19, ed iniziò un periodo meraviglioso e pieno di entusiasmo. Hudolin assieme alla sua signora, Višnja ed i suoi collaboratori, veniva da Zagabria e conduceva la seduta del Club. Eravamo all’inizio quattro alcolisti, un medico e quattro assistenti sociali, e penso che nessun Club abbia mai avuto come servitori uno staff di così alto livello come Hudolin e i suoi collaboratori. Con l’andar del tempo il Club diveniva sempre più numeroso, soprattutto per la partecipazione di professionisti che venivano ad apprendere la metodologia Hudolin nella lotta all’alcolismo. Quando questo meraviglioso Club cominciò a superare le venti persone, fummo costretti a cercare una nuova sistemazione e ci trasferimmo in una nuova sede che ci permise così di dividere il CAT secondo le direttive del Professore: nacque così il secondo Club. Come aveva previsto giustamente Hudolin, anche in Italia finalmente per gli alcolisti c’era una via di salvezza, e la possibilità di affrontare i problemi alcolcorrelati. Nel mese di Maggio sul modello dello statuto dei Club creati da Hudolin già da parecchi anni nell’allora Jugoslavia, procedemmo alla regolazione legale e giuridica della nostra attività, e nacque l’Associazione dei Club degli alcolisti in trattamento. Si arrivò così a Novembre del ‘79 con il primo Corso di sensibilizzazione all’approccio medico-psico-sociale dei problemi alcolcorrelati, che si tenne a Udine. Non saprei veramente come descrivere tutti i progressi e i risultati raggiunti da quel momento. Basti pensare che ad oggi ci sono circa 2400 Club presenti in tutto il territorio nazionale. Non voglio parlare di tutto ciò che è successo in questi ultimi diciott’anni: c’è tutta l’Italia che può dimostrarlo. Io mi sono limitato a parlare un po’ dell’inizio di questa meravigliosa avventura, un percorso di vita fatto in completa armonia con migliaia di amici alcolisti, di medici, psicologi, psichiatri, sociologi, assistenti sociali e tutti coloro che hanno a cuore i problemi alcolcorrelati. E’ ancora più grande quindi il dolore per la scomparsa di Hudolin. Un dolore che al contrario di essere accentuato per il gran numero di persone che ha colpito, risulta ancora più grande se si pensa come un uomo solo tanto abbia potuto fare per tante persone.
M. P. GottardisDa quando venne fondato a Trieste il primo Club degli alcolisti in trattamento nel 1979, è stato fatto un lungo cammino. Un cammino costellato di difficoltà, ma anche pieno di gioia e soddisfazione nel vedere come si evolvevano i Club grazie al processo di cambiamento. Per quanto i Club abbiano mantenuto le loro caratteristiche peculiari, molto è cambiato nel loro modo di lavorare sia al loro interno, sia sul territorio di cui sono un nodo importante nella rete socio-sanitaria. Il cambiamento che ha accompagnato la storia dei Club è indissolubilmente legato ai cambiamenti della società di cui sono parte integrante. Lo sviluppo dei Club, sia per quanto riguarda il numero sia la qualità del loro lavoro, non ha potuto non influire sulla comunità di appartenenza. Essendo questo sviluppo finalizzato soprattutto al conseguimento di una migliore qualità della vita, ad una reciproca comprensione ed accettazione degli altri, è conseguente il fatto che le ripercussioni sulla comunità non possono essere altro che positive. Un Club che non si apre verso la propria comunità rischia di diventare ‘autoreferenziale’ e di bloccare lo sviluppo e la crescita delle famiglie. I Club sono organizzati per creare un futuro migliore di noi, per le nostre famiglie, per i nostri discendenti. Se i Club lavorano per la pace interiore di ognuno di noi, è indubitabile che questa pace verrà trasmessa alle persone che ci sono più vicine e poi si allargherà, a macchia d’olio, a tutta la nostra comunità, portandoci così a riappropriarci del nostro futuro nel terzo millennio veniente. |
Dal 10/04/2008
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