Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento

 

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L’organizzazione del Club degli alcolisti in trattamento, la composizione del Club. I diversi ruoli nel lavoro del Club

Vladimir Hudolin

L’approccio ecologico sociale, sul quale si basano i Club degli alcolisti in trattamento, è un concetto dinamico che cambia continuamente sotto l’influenza di fattori diversi, ed in particolare delle ricerche e delle esperienze di lavoro. Lo sviluppo è tanto veloce che i Club, se non riescono ad aggiornarsi regolarmente, possono bloccarsi nella loro crescita e può accadere che si sciolgano o che entrino in conflitto con altri Club o con le strutture pubbliche.

Il coordinamento del lavoro fra i Club è un problema delicato dal momento che i Club sono stati pensati e voluti come associazioni autonome e indipendenti, composte da non più di dodici famiglie, e che si trovano a vivere uno sviluppo e un cambiamento continuo.

 

Il Club come organizzazione autonoma e regole del suo lavoro

Per iniziare il lavoro del Club bastano due famiglie con un problema alcolcorrelato disponibili ad iniziare l’esperienza, ed un servitore-insegnante formato, aggiornato e disponibile. Quanti più Club lavorano in un territorio, tanto più è facile aprire nuovi Club.

I membri del Club sono gli alcolisti, i loro famigliari e il servitore-insegnate.

Ultimamente certi servitori-insegnanti contestano di essere membri del Club, ma se non lo fossero non potrebbero lavorare nel Club. Quando la persona entra nel Club e ne chiede l’aiuto ne diventa automaticamente membro.

Per la realizzazione dei suoi obiettivi, all’interno dello sviluppo dei programmi alcologici, il Club opera seguendo ‘le regole’ che sono valide per tutti i Club. In questo modo viene garantita una stretta collaborazione fra tutti i Club e soprattutto la loro crescita continua e armoniosa, sui fondamenti ecologico-sociali comuni. Oltre alle regole di base il singolo Club può introdurre nei suoi programmi altre regole secondarie, o delle abitudini particolari, che non sono però vincolanti per tutti i Club.

 

I diversi ruoli nel lavoro del Club

Prima di descrivere le regole di lavoro al lettore può servire anche una descrizione della struttura del Club. Nel Club ogni individuo, ogni famiglia deve svolgere una funzione. Fra queste funzioni si distinguono le seguenti: Presidente, segretario, economo, conduttore della seduta, verbalista, gruppo per le visite di amici con un responsabile, gruppo che si occupa del registro del Club, membri che si occupano dei compiti occasionali ecc.

1.  Il Presidente del Club è una figura richiesta dalla legislazione se si vuole ufficializzare il lavoro del Club. D’altra parte rappresenta il Club nella comunità e nel pubblico generale. Non è bene che un membro resti presidente per un periodo prolungato (si crea un sistema presidenziale con la mancanza di attivazione degli altri membri). In realtà tutti i membri del Club sono presidenti.

2. Dal momento che il cambiamento frequente del presidente non è raccomandabile né possibile, all’inizio del lavoro dei Club (1964) abbiamo introdotto la figura del conduttore. In tal modo il presidente diventa una figura rappresentativa, formale, non conduce il Club ma rappresenta la continuità del lavoro. Tutti i membri, gli alcolisti e i loro famigliari, secondo una sequenza prestabilita, vengono eletti come conduttori per una settimana. Il conduttore del Club viene eletto all’inizio della seduta per la settimana successiva. Lui si occupa di tutti i problemi del Club durante la settimana e formalmente apre e conduce la riunione della settimana successiva all’inizio della quale sarà eletto il nuovo conduttore.

3.  Il segretario del Club viene eletto per un periodo di un anno, come il presidente, e si occupa dell’amministrazione del Club. Coopera con il gruppo che si occupa del registro del Club, offre l’aiuto, se necessario, al verbalista nella preparazione del verbale e si prende cura dei documenti del Club. Sostituisce il presidente durante la sua assenza.

4.  L’Economo si occupa parte finanziaria del Club.

5.  Il gruppo per le visite di amici, con il responsabile del gruppo cerca di sviluppare la condivisione fra i membri del Club, organizza le visite reciproche fra i membri, particolarmente se succede una crisi o un ricaduta.

     Ogni Club può decidere di introdurre anche altre cariche.

 

Le regole di base sono pochissime. Fra quelle che devono essere osservate nel lavoro di ogni Club si possono elencare le seguenti:

- divisione del Club dopo l’entrata della tredicesima famiglia;

- la puntualità dell’inizio della seduta, il giorno e l’ora della seduta fissi;

- la regolarità della presenza alle sedute;

- divieto di fumare durante la seduta;

- la formazione di base all’entrata nel Club;

- non portare fuori del Club le informazioni personali ottenute dai membri durante la seduta.

 

Dodici famiglie nel Club

Il Club non può avere più di dodici famiglie. Quando entra la tredicesima famiglia il Club si divide e la divisione in quanto tale, non può essere messa in discussione. Invece è utile ed importante parlare, discutere e decidere su come attuare la divisione nel migliore dei modi.

Limitare a dodici il numero delle famiglie presenti nel Club è necessario per garantire un funzionamento regolare. La seduta settimanale non deve durare più di un’ora, un’ora e mezza. Se dura più a lungo può stancare e un certo numero di famiglie, per varie ragioni, dovrà lasciare la seduta prima della fine. Durante la seduta tutti i partecipanti devono avere l’opportunità di prendere la parola.

Se questo non succede, perché i partecipanti sono troppo numerosi, ci si deve aspettare che con il tempo la frequenza regolare alle sedute venga meno. Inoltre ogni membro dovrebbe avere un compito e una responsabilità specifica; in un Club con più di 12 famiglie questo è praticamente impossibile. Non lavora bene il Club nel quale tutto viene deciso e fatto dal presidente.

Tutti i membri del Club, gli alcolisti e i lori famigliari vengono eletti come conduttori. Il servitore-insegnante, il presidente e il segretario non possono condurre la seduta.

Il verbale della seduta viene preparato dal verbalista che viene eletto all’inizio della seduta e tutti i membri devono, quando viene il loro turno, prendere il ruolo del verbalista; questo significa che ogni membro prepara il verbale 2-3 volte all’anno. Ognuno deve imparare a preparare un verbale, anche per una crescita culturale. La scusa di non saperlo fare non dovrebbe essere accettata, ma in caso di difficoltà bisogna dare l’aiuto necessario al verbalista scelto.

Dopo la divisione di ogni nuovo Club vi deve essere un numero uguale di membri; vi deve essere inoltre un’equa ripartizione per quanto concerne i membri con astinenza più lunga, i cosiddetti membri anziani e per quanto riguarda il sesso e l’età. Durante la divisione si deve tener conto anche della provenienza geografica delle famiglie. Questo significa che i nuovi Club devono il più possibile raggruppare le famiglie che vivono nello stesso paese o nello stesso quartiere, il più possibile vicino tra loro. All’inizio del lavoro dei Club in Croazia, nel 1964, abbiamo suggerito che la distanza maggiore tra due Club non dovrebbe oltrepassare i 20 km. per facilitare la comunicazione tra i membri e tra i membri ed il Club. Le famiglie con problemi complessi e difficili, gli alcolisti soli, gli alcolisti senza fissa dimora (skid row), gli alcolisti giovani, gli alcolisti con una crisi acuta di astinenza maggiore devono essere divisi fra i due motivi Club in maniera equilibrata.

Ogni Club deve avere un servitore-insegnante e la cosa migliore è sceglierlo in collaborazione con il centro alcologico territoriale o con l’associazione dei Club degli alcolisti in trattamento se il centro non esiste o non funziona bene. Anche il servizio alcologico, se coopera bene con il Club, se i suoi servitori-insegnanti hanno una formazione di base e operano nei Club degli alcolisti in trattamento, può avere un ruolo importante in questa scelta. L’ultima parola sulla scelta del servitore-insegnate spetta al Club.

La regola di dividersi regolarmente può provocare molte difficoltà nel lavoro. Le difficoltà possono provenire anzitutto dai servitori-insegnanti, poi dalle famiglie, infine da interferenze o ingerenze della comunità locale e delle istituzioni pubbliche.

Spesso le difficoltà sono conseguenza della ricaduta del servitore-insegnante, della famiglia, del Club stesso o della comunità. La ricaduta significa non solamente ritornare all’uso di bevande alcoliche, ma anche il ritorno al comportamento di una volta.

Difficoltà possono essere create anche dalla mancanza di aggiornamento continuo sia del servitore-insegnante che delle famiglie. Spesso i problemi sono legati alla mancanza di legami con la comunità territoriale. Questo succede quando un Club copre un territorio troppo ampio, come ad esempio nelle grandi città, nel caso in cui i Club siano organizzati nelle strutture sanitarie o quelli su territorio scarsamente popolato con membri di vari paesi distanti fra loro. In questi casi il Club perde interesse a mobilitare e accogliere nuove famiglie, perde interesse per il lavoro con i casi complessi e difficili, e in qualche misura diventa alienato dalla comunità.

Molto spesso, quando si parla di divisione, si citano le amicizie e i legami che nascono nei Club e si sostiene che le divisioni impediscono il mantenimento di questi legami. In un Club numeroso i membri si sentono più forti. Durante le sedute le famiglie ricordano sempre con orgoglio la propria astinenza, ma nella discussione sul cambiamento del proprio comportamento si valutano confrontandosi con gli altri membri del Club e non con il resto delle persone della comunità: Peraltro il cambiamento del comportamento nel Club non ha grande importanza; la famiglia non viene perché ha avuto difficoltà nel Club, ma per i problemi che ha avuto al suo interno e nella comunità locale. Anche i risultati migliori ottenuti all’interno del Club non dimostrano il cambiamento del comportamento nella vita reale. Le famiglie, anche dopo la divisione, possono continuare ad essere amiche; l’amicizia non dovrebbe essere limitata al Club. Anzi questa limitazione dell’amicizia può essere pericolosa. La famiglia deve confrontarsi con la vita reale e con tutti i pericoli reali ed immaginari che l’aspettano fuori nella società. In questo senso devono poter continuare le vecchie amicizie e devono crearsene di nuove.

Il successo di un Club non consiste nel numero delle famiglie inserite, ma nei risultati ottenuti. In questo il servitore-insegnante ha un ruolo molto importante. Il servitore-insegnante che non ha dubbi sulla necessità della divisione, trasmetterà in maniera verbale e non verbale la sua convinzione ai membri e la divisione non causerà nessuna difficoltà. La divisione in tal caso sarà festeggiata come un successo ottenuto e non costituirà motivo di crisi. Se invece il servitore-insegnante misura il successo in base al numero delle famiglie che frequentano le sedute e se per lui un grande numero di famiglie, al di là del loro cambiamento, significa un risultato desiderabile, sarà contrario alla divisione e trasmetterà in maniera verbale e non verbale questa sua opinione ai membri del “suo” Club e delle “sue” famiglie.

La divisione è un segno positivo per il lavoro del Club, per la crescita e la maturazione delle famiglie inserite. Aggiungerei che se un Club non si divide entro un dato periodo di tempo deve sorgere il dubbio che qualcosa non funzioni; potremmo anzi introdurre una nuova regola per cui un Club che nell’arco di un anno non si è diviso, dovrebbe dividersi a prescindere dal numero delle famiglie inserite.

 

Giorno ed ora della seduta fissi, puntualità

La seconda regola di base nel lavoro è la puntualità e la costanza nella partecipazione settimanale agli incontri in un luogo, giorno ed ora fissi. Questa regola è ovvia visto che nel comportamento umano è normale essere puntuali e regolari alle riunioni o agli incontri a cui si è deciso di partecipare. I ritardatari interrompono la seduta e l’atmosfera emozionale creata.

 

Regolarità e presenza

La regolarità della presenza alle sedute è la terza regola; la famiglia deve partecipare regolarmente alle sedute del Club. Se accade per caso che la famiglia o un membro per una causa inevitabile non può essere presente alla seduta deve informare per tempo il Club e spiegare l’assenza alla prossima seduta.

Senza una presenza settimanale nelle comunicazioni ed interazioni nel Club non è possibile il cambiamento.

Molte volte ci si interroga su cosa fare durante le vacanze delle famiglie o del servitore-insegnante. L’alcolista e la sua famiglia non dovrebbero assentarsi dal luogo del Club durante il primo anno di trattamento. Oggi, poiché esistono molti Club in varie regioni, si può eventualmente prendere contatto con il Club del luogo di vacanza e chiedere il permesso di frequentarlo durante il periodo di vacanza.

Un problema può scaturire dall’assenza del servitore-insegnante durante la sua vacanza. Se l’assenza del servitore-insegnante non dura più di un mese è meglio che il Club lavori durante questo periodo senza il servitore-insegnante, secondo un piano elaborato con il servitore-insegnante prima della sua partenza. La sostituzione con un altro servitore-insegnante può causare delle difficoltà nella comunicazione ed interazione.

 

Non si fuma durante la seduta

E’ una regola che sembra logica visto che il Club cerca di creare un approccio drug free, che significa senza droghe.

 

Formazione nella Scuola alcologica territoriale

La quarta regola riguarda la formazione delle famiglie all’inizio del trattamento. La cosa migliore è organizzare nell’ambito delle scuole alcologiche territoriali cicli educazionali, sui problemi alcolcorrelati e complessi e sull’approccio ecologico-sociale di 10 lezioni della durata di due ore ciascuna.

Oltre alla formazione iniziale, la famiglia dovrebbe aggiornarsi ogni due anni sugli sviluppi del programma e sui cambiamenti nell’approccio pratico.

Anche la famiglia della persona che ha iniziato il trattamento in ospedale dovrebbe subito dopo l’inizio dell’ospedalizzazione inserirsi nel Club e iniziare la formazione nella scuola alcologica territoriale. Il membro ospedalizzato, condizioni di salute permettendo, dovrebbe farlo insieme alla famiglia.

 

Non si parla dei problemi personali degli altri membri fuori dalla seduta

tra le regole di base dovrebbe essere inserita quella per cui i membri non devono parlare all’esterno dei problemi personali che sono stati discussi durante la seduta.

 

Abitudini nel lavoro di Club

Oltre a questo, nel lavoro del Club vi sono regole, o meglio abitudini, che i singoli adottano per ragioni particolari e diverse. Ci limitiamo a ricordarne alcune: l’assunzione dell’Antabuse durante le sedute, l’appello, il contare i giorni di astinenza, le gite comuni, le riunioni e le cene fuori dal Club, i programmi sportivi comuni ecc. Queste abitudini naturalmente non sono obbligatorie per tutti i Club e per tutti i membri. In ogni caso è meglio che le famiglie si inseriscano nei programmi sociali organizzati nelle comunità locale, invece che preparare i programmi speciali per i membri del Club. Tali programmi alienano il Club e creano una subcultura, una società nella società.

 

La durata dell’appartenenza al Club

La ‘fine’ dell’alcolismo dipende quindi dal cambiamento significativo del comportamento. Questo comportamento è molto spesso assai difficile da valutare e fino ad oggi non sono stati approntati degli strumenti attendibili con i quali valutare questo cambiamento. Valutare l’astinenza non è difficile; ma come valutare il cambiamento famigliare, il miglioramento delle interazioni nella comunità locale, la solidarietà, l’amicizia, l’amore?

Le ricadute del bere (ricadute umide) così come le ricadute comportamentali (ricadute secche) possono avvenire all’inizio del trattamento come dopo molti anni di astinenza e di frequenza del Club. In base alle esperienze e alle ricerche fatte, le ricadute che avvengono dopo più anni di trattamento sono relativamente frequenti e presentano caratteristiche di particolare gravità. Quando i Club degli alcolisti in trattamento hanno iniziato la loro attività, la cosa più importante era ottenere e mantenere l’astinenza. A quel tempo, era il 1964 (in Italia nel 1979), né i Club, né i servitori-insegnanti avevano esperienze adeguate. In quegli anni era rarissimo trovare un alcolista che con un trattamento classico riuscisse a mantenere l’astinenza, anche solo per un anno. Per questo, all’inizio, si raccomandava di frequentare il Club per un anno. Dopo un anno si è visto che la maggioranza degli alcolisti manteneva l’astinenza, ma molti di loro non cambiavano in modo significativo lo stile di vita. D’altra parte le ricadute del bere erano state relativamente frequenti anche dopo un anno di astinenza. In base a queste esperienze si è prolungata la permanenza nel Club a cinque anni; si credeva che l’alcolista, dopo cinque anni, si sarebbe stabilizzato nel nuovo comportamento e che avrebbe maturato il convincimento di continuare con l’astinenza e con la permanenza nel Club per sempre. Quando si è visto che le ricadute apparivano spesso anche dopo cinque o dieci anni di astinenza, si è deciso di prolungare la durata della permanenza a dieci, o meglio ancora di non porre un limite temporale. Questa conclusione è stata accettata durante il Congresso dei Club degli alcolisti in trattamento dell’Italia e della ex Jugoslavia, tenutosi a Treviso nel 1986.

In base al pensiero contemporaneo sulla protezione e promozione della salute, è indispensabile introdurre la filosofia e la pratica dell’autoprotezione nelle famiglie, nei Club e nelle comunità nelle quali la gente vive e lavora. Naturalmente tutto ciò riguarda tutti i cittadini, compresi gli alcolisti. L’autoprotezione è un diritto-dovere di tutti i cittadini per tutta la vita, ed è abbastanza evidente che l’alcolista si deve particolarmente responsabilizzare nelle attività che riguardano il controllo dei problemi alcolcorrelati: è ricco in esperienze personali, e durante il lavoro nel Club ha imparato moltissimo su questo problema.

Il Club è una comunità multifamigliare che fa parte della comunità territoriale e che si basa sulla libera iniziativa dei cittadini, come molte altre iniziative sociali. Perché un cittadino dovrebbe abbondare queste organizzazioni, ivi compreso il Club dopo uno, cinque, dieci o più anni?

Le discussioni su una limitazione temporale di trattamento sono determinate da vari fattori. Il più importante è l’insufficiente cambiamento del comportamento, specialmente se all’attività non prende parte il sistema famigliare al completo. Per molti versi vi è poi un legame con il concetto di alcolismo inteso come malattia; se alcolismo è malattia, perché continuare la frequenza nel Club dopo la cura?

Qualche volta si parla della vergogna come causa di abbandono del Club. Un tempo, essere identificati come alcolisti significava trovarsi abbandonati da tutti. Oggi la situazione è cambiata e gli alcolisti in trattamento sono membri accettati dalla società e dalla loro comunità. Vergognarsi di essere membro del Club sembra strano: l’alcolista, prima dell’inizio del trattamento è conosciuto come tale nella famiglia, nella comunità e nel gruppo di lavoro e non si vergogna. Perché dovrebbero vergognarsi di essere membri di un gruppo di persone che vivono in sobrietà, quando hanno riguadagnato il prestigio nella famiglia, nella comunità e al lavoro?

La famiglia inizia il trattamento per cambiare il proprio comportamento, il proprio stile di vita, e questo non solo in relazione al bere, ma anche per conquistare una qualità migliore di vita al suo interno, nel lavoro e nella comunità. Il termine ‘alcolismo’ non è ottimale, ma bisogna continuare ad usarlo finché non se ne troverà uno migliore. L’alcolismo non esiste, esistono vari problemi alcolcorrelati. Come esistono molti tipi di comportamento, così esistono vari problemi alcolcorrelati. Come esistono molti tipi di comportamento, così esistono anche molti alcolismi. Si potrebbe dire che esistono tanti alcolismi quante sono le famiglie nelle quali vi sono problemi alcolcorrelati, che esistono tanti tipi di bere quanti sono i bevitori e le famiglie nelle quali si beve.

Quando nella famiglia migliora in maniera significativa il comportamento, non vi è più ragione di parlare di problema alcolcorrelato, a patto che sia mantenuta l’astinenza e la famiglia continui con la sua crescita e maturazione. L’alcolista, in base alle esperienze fatte, non può mai riprendere un controllo sul proprio bere.

 

Le visite e il tirocinio nei Club degli alcolisti in trattamento

Durante la seduta, le comunicazioni e le interazioni sono molto profonde e intense. Le famiglie parlano delle loro sofferenze, dei loro problemi intimi, cercano di trovare un nuovo stile di vita, più sano e più produttivo. Discutendo, danno per scontato che tutto ciò che è stato detto durante la seduta non verrà mai a conoscenza di persone esterne, e che sarà conservato come un ‘segreto’ della comunità multifamigliare del Club, che è nato e si è organizzato per le famiglie nelle quali vi sono problemi alcolcorrelati e complessi. Non è quindi un gruppo che si occupa durante la seduta dell’educazione  alla salute nella comunità territoriale o che si riunisce per tenere lezioni sull’alcolismo. Naturalmente possono nascere nella comunità delle curiosità, più o meno positive, per il Club e il suo lavoro, ma nella sua seduta si dovrebbero trovare solo le famiglie disposte a parlare dei propri problemi e a mettere in comune le proprie esperienze perché possano essere di aiuto e di stimolo alle altre famiglie; e questo naturalmente non è fattibile da parte di un visitatore occasionale. Le famiglie cercano di analizzare e rivisitare quei comportamenti che hanno causato loro tante difficoltà e sofferenze. E comunque nei Club, anche quando non si parla dei propri problemi, si fanno discorsi sempre molto personali.

I Club possono organizzare incontri, aperti a tutte le persone della comunità, che di solito trattano di problemi alcolcorrelati e complessi. Un ruolo simile possono avere gli interClub. Durante tali riunioni i membri possono parlare del loro lavoro e dell’attività dei loro Club. I membri e le famiglie che lo desiderano possono parlare anche dei loro problemi e delle loro esperienze personali. La partecipazione delle famiglie alle riunioni aperte al pubblico non è obbligatoria. Nonostante nei Club non esista anonimato, sarebbe ridicolo e sbagliato chiedere ai membri di parlare in ogni occasione ed in ogni gruppo del proprio alcolismo e della loro partecipazione alle attività del Club. Anche durante le normali sedute si consiglia di evitare un continuo ritorno al proprio passato e alle vicende legate al proprio alcolismo. Questa prassi può bloccare l’ulteriore crescita ed il cambiamento. E’ meglio parlare dei cambiamenti positivi che si sono ottenuti e dei programmi per il loro futuro.

Se invece il membro desidera o decide di parlare in pubblico dei propri problemi, è chiaro che lo fa alla luce del sole e senza anonimato. Se i membri sono d’accordo, il Club può occasionalmente invitare alla seduta determinate persone a chi vuole descrivere i problemi che rientrino nel lavoro della comunità e a cui vuole chiedere appoggio ed aiuto. In questo caso non si può parlare di una seduta normale e quei membri che lo desiderano non sono obbligati ad essere presenti.

Il Club può servire, in casi particolari, come luogo di tirocinio per i futuri servitori-insegnanti. Come sempre, quando si tratta di accettare persone esterne o ospiti bisogna avere il permesso di tutti i membri ed adattare la seduta a queste presenze. Già questa limitazione dimostra che il tirocinio non può costituire una situazione abituale.

Ad esempio, durante la formazione di base dei servitori-insegnanti nei Corsi di sensibilizzazione, possono essere organizzate delle visite alle sedute dei Club da parte dei corsisti, visite che hanno valore di tirocinio. Questa è comunque una situazione del tutto eccezionale che può succedere nello stesso Club ogni due o tre anni.

Il problema della formazione e dell’aggiornamento dei nuovi servitori-insegnanti va risolto con altri strumenti: la riunione mensile dei servitori-insegnanti, la partecipazione agli interClub, la frequenza ai Corsi di aggiornamento specifici ecc. Eccezionalmente si possono organizzare un paio di visite ad un Club di una persona che ha l’intenzione di diventare servitore-insegnante, a patto che i membri e il servitore-insegnante siano d’accordo e che la persona abbia fatto un Corso di sensibilizzazione. Il servitore-insegnante del Club che riceverà la visita è bene abbia un aggiornamento specifico per il lavoro con i tirocinanti.

 

La presenza di più servitori-insegnanti in un Club degli alcolisti in trattamento

Nella comunità multifamigliare del Club si è sperimentata la possibilità di inserire due o più servitori-insegnanti. Anche se la cosa è stata organizzata con particolare accorgimento, nella maggioranza dei casi, sono emerse varie difficoltà. Durante la seduta si sviluppano interazioni emozionali e relazioni transferali (transfert) fra le famiglie e fra le famiglie e il servitore-insegnante che catalizza il processo. Quando vengono inseriti due o più servitori-insegnanti, le relazioni e le interazioni diventano molto complesse e spesso non si possono evitare gli scontri.

Un secondo servitore-insegnante o un tirocinante difficilmente possono evitare di essere emozionalmente coinvolti, anche se non lo desiderano, nella dinamica della comunità multifamigliare e questo produce quasi sempre dei problemi.

In base a tutte le esperienze fatte si è deciso che è bene inserire il nuovo servitore-insegnante nel Club subito dopo il Corso di sensibilizzazione senza un particolare tirocinio.

Ogni aiuto che un servitore-insegnante chiede, sia all’inizio del lavoro che successivamente, sarà fornito dal Centro alcologico territoriale, se esiste. Il servitore-insegnante può essere aiutato con successo anche dalle riunioni periodiche dei servitori-insegnanti di un dato territorio. Queste riunioni devono tenersi almeno una volta al mese e possono servire come auto-supervisione o supervisione mutua. Finalmente l’aiuto può fornire anche un supervisore.

L’alcolista e i membri della sua famiglia come servitori-insegnanti nei Club degli alcolisti in trattamento

I servitori-insegnanti nei Club degli alcolisti in trattamento possono essere professionisti e volontari non professionali, mobilitati da tutti i gruppi sociali dalle comunità territoriali. Se gli alcolisti, prima di iniziare il trattamento, hanno gli stessi diritti di ogni altro membro della società, compreso il diritto di proteggere e promuovere la salute, è chiaro che l’alcolista e i membri della sua famiglia, con buona ragione, hanno questi stessi diritti anche quando iniziano il trattamento e in particolare quando entrano nel Club degli alcolisti in trattamento.

Fin dall’inizio dell’attività dei Club in Italia, si è ritenuto che potevano essere servitori-insegnanti di Club sia i professionisti sia i volontari non professionisti, se in possesso di alcuni requisiti di base. Naturalmente questo vale anche per l’alcolista e per i membri della sua famiglia, se sono inseriti in un Club e dopo una stabilizzazione del comportamento. L’alcolista e i suoi famigliari possono essere servitori-insegnanti di Club a più che buon diritto, avendo avuto problemi alcolcorrelati e possedendo perciò esperienze personali dirette e avendo la formazione alcologica di base che si richiede ad ogni membro di Club.

L’alcolista o il famigliare che sono servitori-insegnanti in un Club devono, nello stesso tempo, essere inseriti come membri in un altro Club. A tutti i servitori-insegnanti, professionali e volontari non professionali, si richiede anzitutto la formazione di base, che si consegue nei Corsi di sensibilizzazione di cinquanta ore e un aggiornamento continuo quando iniziano il lavoro.

 

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