Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento

 

Metodologia

Formazione

Banca Dati Nazionale

Associazioni Regionali

Associazioni Locali

Chi Siamo

Links

 

Home

 

Vladimir Hudolin

 

Raccolta Bibliografica

 

Documenti

Aicat

Oms

Internazionali

Italiani

WACAT

 

Sito realizzato anche

con il contributo di:

 

L’esperienza dei Club nelle carceri

Il trattamento degli alcolisti del penitenziario di Lepoglava

M. Budjanovac

Il trattamento degli alcolisti del penitenziario di Lepoglava ebbe inizio nel 1960, in seguito all’entrata in vigore della legge che introduceva, come misura di sicurezza, la cura obbligatoria dell’alcolismo e della tossicodipendenza nelle carceri (1959). Successivamente approfondita dalla nuova normativa sull’applicazione delle sanzioni penali (1960). Durante i primi anni il trattamento si limitava all’astinenza forzata, a eventuali interruzioni del periodo di carcerazione, nonché alla somministrazione di vitamine e alla somministrazione dell’antabuse.

Il Convegno di Psichiatria forense, che si tenne nel 1964 a Zagabria, e soprattutto il Simposio internazionale sull’alcolismo e sulle altre dipendenze, svoltosi l’anno successivo a Zagabria e a Lepoglava, contribuirono notevolmente a risolvere questo problema nelle carceri croate.

Istituito nel 1965, il CAT di Lepoglava rimase operante, se si eccettua una breve interruzione (fine del 1966, inizi del 1967) fino al 1990 (ma credo che oggi abbia ripreso la propria attività).

Nel 1971 il penitenziario di Lepoglava ospitò la riunione plenaria dell’Associazione dei CAT, che fu il primo passo verso l’apertura generale, verso una più stretta collaborazione con le istituzioni esterne e con le organizzazioni che affrontavano la problematica dell’alcolismo. Un ruolo decisivo in tal senso lo ebbero decisamente Vladimir Hudolin e il responsabile per l’applicazione delle misure penali del Segretariato per la Giustizia, Anton Subotinčić. Successivamente, grazie all’intensa collaborazione e alla supervisione degli specialisti del Centro per lo studio e la lotta all’alcolismo della Clinica ‘M. Stojanović’ di Zagabria, il CAT di Lepoglava sviluppò un’intensa collaborazione con gli altri CAT presenti sul territorio, e in special modo con i Club domiciliari dei membri dell’Associazione, in cui si tenevano riunioni con le famiglie degli alcolisti, chiamate a partecipare attivamente al lavoro dei Club nel loro luogo di residenza. Inoltre fu instaurata una buona collaborazione con vari centri per il lavoro sociale, volta all’accoglienza degli ex detenuti, e i membri del CAT di Lepoglava cominciarono a partecipare alle riunioni dei rispettivi Club di riferimento. Presso l’istituzione si praticava un trattamento basato sul lavoro, che prevedeva inoltre la partecipazione a una serie di attività sportive, l’opportunità di conseguire il diploma elementare o tecnico, nonché la possibilità di optare per una delle cosiddette ‘attività libere’. Furono istituite sezioni del CAT nei campi di lavoro esterni al penitenziario di Lepoglava, che costituivano per i membri dei Club un test preliminare alla scarcerazione. Ciò che caratterizzava, e che al contempo complicava, questo tipo di lavoro erano il trattamento forzato (misura obbligatoria) e l’isolamento dell’ambiente in cui questo veniva svolto. La prima difficoltà fu affrontata cercando di modificare l’atteggiamento dei detenuti rispetto ai propri problemi, la seconda cercando di rendere le condizioni dell’ambiente carcerario quanto più simili a quelle del mondo esterno (il che, ovviamente, poteva essere ottenuto in misura limitata).

In sintesi, ritengo che questa esperienza sia stata per molti aspetti positiva (come per altro dimostrano i numerosi studi a riguardo), consentendo a un gran numero di persone di ricominciare a vivere una vita normale.

 

Il trattamento degli alcolisti del penitenziario aperto di Lipovica

V. Babić

Al trattamento degli alcolisti del penitenziario aperto di Lipovica sono ammessi i detenuti ai quali l’autorità giudiziaria impone l’obbligo del regime terapeutico, nonché i detenuti il cui comportamento criminale è, a giudizio dell’équipe diagnostica, fortemente condizionato dai problemi dell’alcol.

Il programma di trattamento ebbe inizio nel 1978, in linea con le metodologie di lavoro di Hudolin. Vennero formati dei gruppi che si riunivano una volta alla settimana.

Con la stessa frequenza si riuniva anche l’équipe dei terapeuti, composta da operatori dei CAT, specializzati presso la Clinica ‘M. Stojanović’ di Zagabria.

I membri delle famiglie dei detenuti non partecipano in modo diretto all’attività dei CAT, e ciò costituisce un obiettivo del nostro programma piuttosto difficile da conseguire (la lontananza, i problemi economici, i collegamenti insufficienti), per quanto essi collaborino con i rispettivi Club di riferimento.

Ai detenuti del penitenziario di Lipovica è concesso il beneficio di trascorrere i fine settimana in famiglia. Le uscite dei membri dei Club vengono pianificate in modo tale che il detenuto possa utilizzarle nel giorno in cui è attivo il suo Club di riferimento. Inoltre vengono mantenuti rapporti continui con il CAT Naftaplin Popovača e periodicamente vengono svolti incontri e riunioni.

Nel corso degli ultimi due anni, fra il 25 e il 46% degli ospiti del penitenziario di Lipovica era costituito da alcolisti, una percentuale molto più alta che nella rimanente popolazione maschile adulta. Il 50-60% dei crimini ascritti ai detenuti di Lipovica sono stati commessi sotto l’influenza dell’alcol; fatto questo, che depone a favore dell’intensificazione dell’attività dei CAT nell’ambito carcerario.

  

Il trattamento degli alcolisti del penitenziario di Turopolje

R. Tatalović

Il penitenziario di Turopolje è un’istituzione penale di tipo semiaperto, destinata a maggiorenni di sesso maschile, il cui profilo penale e le cui attitudini psico-sociali lasciano fondatamente supporre che non abuseranno dell’allentamento delle misure di sicurezza per evadere o per commettere nuove azioni criminali. Istituito nel 1954 come distaccamento del penitenziario di Lepoglava, dal 1959 è un’istituzione indipendente. E’ situato sul territorio della Contea di Zagabria, a 33 chilometri dalla capitale croata.

Fino al 1992 nel penitenziario di Turopolje erano reclusi detenuti condannati a un anno di carcere; in seguito la composizione dei detenuti è cambiata in rapporto all’entità della pena, e pertanto oggi la struttura ospita detenuti condannati da uno a quattro anni o trasferiti dal penitenziario di Lepoglava (istituzione penale di tipo chiuso), dopo aver scontato diversi anni di reclusione.

Il trattamento degli alcolisti in questa istituzione penale è stato intrapreso nel 1985, anno in cui, grazie all’impegno di Hudolin, fu istituito il CAT di Turopolje. La nascita di questo Club fu inoltre sollecitata da Velimir Škrablin e da Radovan Tatalović, che sono divenuti membri dell’équipe terapeutica del penitenziario di Lepoglava, dopo aver acquisito la specializzazione presso la Scuola di alcologia e di altre dipendenze della Clinica ‘M. Stojanović’ di Zagabria.

Nel 1989, a causa dell’insufficiente attrezzatura e della penuria di personale qualificato, il CAT di Turopolje fu costretto a interrompere per un certo periodo la propria attività, proseguendo comunque il trattamento degli alcolisti attraverso la loro inclusione nei gruppi educativi, che si riunivano settimanalmente. Ricostituito nel 1992, il Club ha continuato a perfezionare fino ad oggi la propria metodologia di lavoro e di formazione professionale.

I detenuti alcolisti costituiscono una categoria a sé stante perché, oltre a essere assimilati agli altri detenuti come soggetti criminali, sono stigmatizzati anche per la loro condizione. A questo bisogna aggiungere che, sebbene ogni metodologia terapeutica contenga elementi di costrizione, essi percepiscono in genere il trattamento come un castigo e come un’imposizione supplementari.

Gli alcolisti si trovano a scontare la pena in uno stadio avanzato di disgregamento della personalità o comunque in una condizione fortemente penalizzante sul piano sia psicologico sia sociale. Tali aspetti accrescono la difficoltà del trattamento e influiscono negativamente sulla motivazione che spinge la persona ad accettarlo, con dirette conseguenze sulla sua efficacia.

Tenuto conto del fatto che la motivazione e il coinvolgimento attivo rappresentano le premesse di qualsivoglia iniziativa terapeutica, ecco che quest’ultima deve necessariamente dotarsi di strumenti di incentivazione aggiuntivi rispetto ai contenuti di trattamento previsto.

A partire da queste premesse e nella prospettiva di migliorare la qualità del lavoro terapeutico nell’Istituto penale di Turopolje, nel 1996 è stata intrapresa l’elaborazione di un nuovo programma di trattamento.

Il trattamento effettuato da un’équipe composta da uno psicologo, un operatore sociale, un medico primario e un difettologo (che è anche il responsabile dell’équipe), coinvolge, oltre ai detenuti soggetti a misure di sicurezza rigorose, anche i detenuti nei confronti dei quali il Consiglio degli specialisti, sentito il parere del Centro di diagnostica psico-sociale e dell’équipe specialistica del penitenziario, ha predisposto queste stesse misure come parte integrante del programma di trattamento. Tutti i detenuti soggetti al trattamento vengono sottoposti al controllo dell’astinenza al rientro da ogni fine settimana trascorso in famiglia e, saltuariamente, anche durante il periodo della loro permanenza nel penitenziario.

Oltre al lavoro di gruppo, il programma terapeutico prevede il lavoro individuale, la formazione, la partecipazione ed attività sportive e ricreative, l’istruzione scolastica e la terapia del lavoro. L’attuazione del programma è affidata all’équipe di specialisti e a quanti operano con i detenuti (la polizia carceraria, il servizio medico, il servizio d’istruzione e il servizio terapeutico).

Il programma terapeutico prevede inoltre la collaborazione con i singoli e con le istituzioni che si occupano del trattamento degli alcolisti, svolta attraverso visite reciproche, la partecipazione al trattamento, lo scambio di esperienze e di personale specialistico e le attività sportive e ricreative.

 

Il Club nell’istituto di pena di Padova

A. Agus

All’interno dell’istituto di pena di Padova, il lavoro dei Club è iniziato nel Maggio 1992, con grande difficoltà, perché, come spesso accade nella cosiddetta società libera, anche chi vive nel sistema carcerario cerca di nascondere i problemi e i disagi legati all’uso delle sostanze psicoattive. L’uso dell’alcol è tuttora un mezzo, per la maggior parte delle persone detenute, per tentare di alleviare la sofferenza esistenziale, che è il male dell’anima. Nelle strutture carcerarie spesso l’assunzione di alcol è affiancata dall’uso di sedativi e di altri farmaci psicoattivi.

Già all’inizio di quest’esperienza è apparso subito chiaro che affrontare e cercare di superare le difficoltà con il dialogo era molto più problematico di quanto potesse esserlo in un Club della comunità esterna. Era difficile il confronto con persone che devono rispettare la ‘legge’ della galera, e proporre loro di esprimere le proprie sensazioni e mettersi in discussione: era particolarmente difficile, perché, in galera, per poter sopravvivere, bisogna essere ‘duri’, e mai mettersi in discussione.

La galera è il palcoscenico del sistema carcerario, e in primo piano vi sono uomini spesso uniti dal peso di colpe molto gravi, ma anche dalla speranza che dalle cadute più rovinose ci si può rialzare. Certo, l’opinione pubblica, disinformata, o informata solo quando l’illegalità è clamorosa e fa notizia, evita di occuparsi di queste sofferenze, forse perché è più facile giudicare che giudicarsi. Tutto ciò non aiuta il recupero anche emotivo della persona detenuta, che con molta fatica cerca di spogliarsi dei panni vecchi, per indossare quelli nuovi, fatti di uno stile di vita migliore.

Dobbiamo tener presente che il servitore-insegnante nel Club del carcere lavora in un luogo considerato ‘per cattivi’; e in questo contesto ha il compito di proporre un nuovo stile di vita, che inizia con l’astinenza dalle sostanze psicoattive, per affrontare insieme agli altri le difficoltà della crisi e cercare di raggiungere un equilibrio basato su una libera scelta.

Col tempo, il consenso ai programmi alcologici territoriali dei Club degli alcolisti in trattamento diventava sempre più forte anche all’interno della struttura carceraria, e la collaborazione con i suoi operatori favoriva l’inserimento di sempre nuove persone detenute, con problemi alcolcorrelati e complessi, nei Club. Questo lavoro ha portato, fra l’altro, ad una modificazione del rapporto fra le persone detenute e gli operatori penitenziari, nel rispetto dei diversi ruoli.

Oggi sono presenti nel nuovo complesso penale di Padova quattro Club: due con 44 membri che provengono dal cosiddetto ‘reparto normale’, uno con 9 membri della sezione ‘protetti’ e uno con i ‘semiliberi’ (nato il 27 Marzo 1999, con 6 partecipanti).

Dal 1992 ad oggi, nei Club attivi nel carcere di Padova sono passate circa 200 persone detenute. Alcuni hanno già potuto avere benefici di legge, e sono in affidamento sociale con i programmi dei Club degli alcolisti in trattamento, altri si trovano in semilibertà e alcuni di loro frequentano il Club nella loro comunità locale con i famigliari. Altre persone sono state trasferite altrove, e hanno avuto un ruolo importante nello stimolare l’introduzione dei programmi dei Club nelle altre carceri. Certo è che l’esperienza dei Club, anche in tali strutture, ha messo in moto una crescita antropospirituale che, se portata avanti con umiltà, favorirà lo sviluppo di un cambiamento culturale nelle comunità in generale.

 

L’esperienza nell’istituzione carceraria di Reggio Emilia

S. Alberini

 

Da tempo era emersa l’esigenza di stabilire un contatto con l’Istituzione carceraria di Reggio Emilia e in particolare con l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario. I primi contatti avuti con la stessa istituzione carceraria, tramite il compianto Piccinini, sono avvenuti nel 1992. Da quel momento è iniziata una sensibilizzazione sulle problematiche alcolcorrelate e sul concetto di salute.

Che cosa è stato fatto:

- una sensibilizzazione sulle problematiche alcolcorrelate rivolte alla direttrice, vicedirettrice ed agli educatori, per quindici ore.

- una sensibilizzazione, dieci ore, ai medici psichiatri che operano all’interno dell’istituto.

- richiesta al tribunale di sorveglianza di poter operare con un gruppo di almeno dodici persone, privi della presenza degli agenti e delle figure istituzionali.

E’ stato impossibile compiere una sensibilizzazione per gli agenti di custodia, solo due presenze, e al personale infermieristico. Dopo questa prima fase di un anno, nel Marzo ‘92 siamo partiti con dieci persone.

Faticosamente si è cercata la costruzione di una relazione umana significativa e accettabile per migliorare la qualità della vita, per quanto possa sembrare una contraddizione a priori in un mondo così violento e muto.

Mi sento di poter affermare che allo stato attuale questa esperienza mi appare come una realtà che più di altre suggerisce la presenza costante di un progetto di crescita che si è avviato e che non ha bisogno di essere chiuso.

  

Trattamento e prevenzione dei problemi alcolcorrelati nella Casa Circondariale di Prato

L. Scali

L’intervento relativo alle problematiche alcolcorrelate effettuato all’interno del Carcere di Prato risale ai primi mesi del 1993. Questo è stato possibile grazie al lavoro paziente e motivato di operatori ed alcolisti.

Una breve storia credo possa dare un’idea del lavoro svolto: Adriana Iozzi, medico di guardia della Casa Circondariale e servitrice-insegnante del Club di Scandicci (Firenze), contatta un detenuto, Mario, profondamente segnato dall’alcol, che a causa delle frequenti intossicazioni rimane particolarmente sgradevole ed inviso agli agenti di polizia. Mario inizia un periodo di astinenza, ed il caso vuole che dopo alcuni mesi entra in carcere (arrestato dopo 19 anni di latitanza). Pino, un alcolista che frequentava il Club n. 1 di Prato, con oltre cinque anni di astinenza. Mario e Pino si incontrano, e attraverso il confronto delle reciproche esperienze si sostengono, si aiutano, per non ritornare a bere.

E’ da questo primo nucleo di persone che nasce la proposta di aprire un Club dentro il carcere. Per rendere operativo questo progetto, l’impulso dell’allora Direttore, Dessi Amato Gesumino risulta determinante, e si concretizza in una serie di incontri ai quali partecipano gli operatori dell’area educativa del carcere, il comandante degli agenti di Polizia Penitenziaria, il Servizio Sociale, l’A.S.L. di Prato attraverso il Ser.T. e il Gruppo Alcologico del Dipartimento di Salute Mentale.

La ricerca di una fattiva collaborazione fra le varie componenti istituzionali e professionali porterà alla stipula della convenzione fra la Casa Circondariale e l’A.S.L. (Delibera 766 del 26-5-93) e successivamente al protocollo di intervento per le alcoldipendenze (3-6-93). Nel protocollo viene prevista l’apertura del Club all’interno del Carcere (orario 10,00-11,30), con due servitori-insegnanti, il sottoscritto e l’infermiere professionale Lino Mugnai; viene prevista inoltre la partecipazione dei famigliari una volta al mese.

Contestualmente all’apertura del Club, furono realizzati degli incontri di sensibilizzazione sulle problematiche alcolcorrelate, che si svolsero secondo la metodologia della Scuola territoriale di 3° modulo. Agli incontri, che coinvolsero i detenuti di tutte le sezioni del carcere, tranne quella di massima sicurezza, dettero un contributo significativo la dottoressa Morelli e la dottoressa Maschiti.

Il Club ha portato avanti la sua attività fino ai primi mesi del ’97, ed ha visto la partecipazione attiva di ventidue alcolisti, alcuni dei quali sono usciti definitivamente dal Carcere e si sono inseriti nei Club territoriali, mentre altri, oltre al miglioramento dello stato di salute, hanno potuto godere dei benefici della legge Gozzini.

La positività di questa esperienza ha profondamente cambiato il nostro modo di vedere il carcere, stimolandoci ad iniziative di recupero e riabilitazione che vanno ben oltre le problematiche alcolcorrelate e che toccano i temi dell’etica e della multidimensionalità del disagio.

Per concludere credo sia doveroso ricordare l’incontro fra Vladimir Hudolin e i detenuti, avvenuto durante l’incontro del Club del 16.3.1994.

Un lavoro così complesso necessità della collaborazione di tutte le componenti coinvolte, compreso il Tribunale di Sorveglianza.

 

Ricerche

 

Congressi

Assisi

 

Altre iniziative

 

Alcol e Salute

 

News dall'Italia

News dall'Estero

 

English

 

 

AICATBLOG

 

 

 

Rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici

 

 

 5 per mille

 

Dal 10/04/2008

Hit Counter

______________________________________________________
 
Ó Copyright Aicat. All Rights Reserved. Email:  info@aicat.net

World Association of the Clubs of Alcoholics in Treatment - Email: wacat@aicat.net

Segreteria Aicat: segreteriaaicat@alice.it

Responsabile redazione: Guido Guidoni - Email:  seagulls4@aliceposta.it

Webmaster & Webdesigner: Marco Variara
Aggiornato il 07-05-08

______________________________________________________