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Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento
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Manuale L’approccio famigliare (sistemico) Vladimir HudolinLa crescita e la maturazione della famiglia Il trattamento viene spesso chiamato anche riabilitazione o riabilitazione sociale. Questo termine non corrisponde a quello che accade nel Club. Forse sarebbe meglio parlare di un processo socio culturale. E’ sbagliato pensare che l’alcolista debba di nuovo inserirsi nella società dato che non ne è mai stato escluso. Il problema è che l’alcolista e i suoi famigliari devono cambiare il loro comportamento e il loro stile di vita. Non si tratta tanto allora di riabilitare l’alcolista, quanto di cambiare la cultura sanitaria e generale nella comunità. In altri termini non si tratta di reinserire nella comunità le famiglie con problemi alcolcorrelati, ma di far sì che le famiglie possano crescere e maturare con una comunicazione e una interazione più produttiva nelle comunità nelle quali vivono e lavorano. La presenza della famiglia nel lavoro dei Club degli alcolisti in trattamento Il Club degli alcolisti in trattamento lavora in base ad un approccio sistemico. Ciò significa osservare e situare i problemi alcolcorrelati e le loro conseguenze all’interno del sistema biosociale nel quale la persona vive e lavora. Si capisce allora perché il Club, fin dall’inizio, si rivolga alla famiglia nella sua interezza, famiglia che è il sistema biosociale più significativo per ogni individuo. Il comportamento specifico legato all’uso delle bevande alcoliche o agli altri problemi comportamentali viene considerato come parte del comportamento più complessivo di questo sistema. Il trattamento dell’alcolista si compie nell’ambito del sistema famigliare; il cambiamento del comportamento, dello stile di vita, non si può ottenere al di fuori del sistema. Del resto anche i membri della famiglia hanno delle difficoltà ad accettare un approccio famigliare sistemico, e spesso si manifestano delle resistenze, sia da parte di alcolisti sia da parte dei loro famigliari, che possono essere risolte introducendo una regolare formazione e aggiornamento delle famiglie. Il Club non può operare bene se al trattamento non prende parte tutta la famiglia. E’ molto importante chiedere all’alcolista e alla sua famiglia di partecipare al completo alle sedute fin dall’inizio del trattamento, quando è ancora presente una situazione di crisi. In quel momento, quando la famiglia si trova in evidente difficoltà, accetterà il suggerimento anche se potranno non esserle chiare le motivazioni. Il Club concorda allora con la famiglia una sorta di contratto che deve essere poi mantenuto da entrambe le parti. Molte volte le difficoltà sono causate dall’alcolista che cerca di evitare che il suo problema e quelli della sua famiglia vengano discussi nella comunità multifamigliare durante la seduta. Spesso l’alcolista dirà che non è necessario che tutta la sua famiglia si rechi alle sedute in quanto è solo lui l’alcolista. L’approccio sistemico considera invece alcolista, qualunque cosa questo significhi, tutti i membri della famiglia. Evitando di portare la famiglia al Club l’alcolista dimostra il desiderio, neanche troppo nascosto, di non cambiare nulla all’interno del proprio nucleo famigliare. In molti alcolisti, del resto, esiste il desiderio, più o meno coperto di poter riprendere, superata la fase critica iniziale, un bere cosiddetto moderato, credendo di riuscire questa volta a controllarsi malgrado le esperienze disastrose che ha già avuto nel passato. Anche i membri della famiglia, in questa fase iniziale, si difendono dicendo che, non essendo alcolisti, non devono partecipare alle sedute. Di solito cercano di evitare il Club adducendo varie scuse: il lavoro, i bambini piccoli, la malattia dei genitori anziani, l’obbligo scolastico dei figli e molte altre ancora. Allo stesso modo, molto spesso non accettano di essere astinenti, difendendo una sorta di loro diritto al bere cosiddetto moderato. Con queste scuse e su queste scelte le famiglie tentano di nascondere le proprie resistenze al cambiamento del comportamento, dello stile di vite. Osservando i comportamenti e interagendo con i membri della famiglia, sia all’inizio del trattamento che in seguito, il servitore-insegnante e le altre famiglie cercano i modi di risolverli. Si possono elencare e descrivere brevemente alcune difficoltà specifiche di inserimento delle famiglie nel Club e i diversi approcci usati in tali casi: 1. E’ più facile inserire la famiglia nel Club quando è in crisi, condizionando l’inizio del trattamento a patto che tutti i membri accettino di frequentare le sedute regolarmente. 2. La famiglia deve essere subito inserita nei programmi di formazione alcologica di base e deve accettare il concetto per il quale l’alcolismo è considerato un comportamento che riguarda tutto il sistema famigliare. La formazione delle famiglie va intrapresa nelle Scuole alcologiche territoriali. Ad ogni membro della famiglia deve risultare chiaro che l’alcolismo è un disturbo del comportamento famigliare e che è estremamente difficile prevedere quale dei membri famigliari avrà più difficoltà nel processo di cambiamento del comportamento. 3. Ai membri della famiglia, almeno a quelli che vivono assieme all’alcolista, bisogna chiedere l’astinenza totale, l’eliminazione dell’alcol da casa e, di conseguenza, l’abbandono dell’abitudine di offrire una bevanda alcolica agli amici in visita. 4. Il servitore-insegnante e gli altri membri del Club, a volte, sono in difficoltà a decidere quali e quanti membri della famiglia invitare a prendere parte al trattamento. All’inizio è meglio inserire tutti i parenti stretti e anche altri membri facenti parte della parentela. Discutendo con la famiglia allargata sarà più facile farsi un’idea chiara dei problemi sul tappeto. Dopo un certo lasso di tempo si potrà permettere ai membri che non sono indispensabili al trattamento, se lo desiderano, di abbandonare il Club. 5. Come membri della famiglia vengono considerate anche quelle persone che, pur non avendo con l’alcolista un legame di sangue, hanno una grande importanza per la famiglia: sono gli amici, i collaboratori, i datori di lavoro ecc. 6. Può sorgere un problema sul cosa fare quando qualcuno viene al Club senza l’alcolista e chiede un consiglio o un aiuto. Di solito si tratta del coniuge, di un figlio, di un amico che chiedono aiuto perché, dicono, non riescono in nessun modo a portare l’alcolista. Il servitore-insegnante e i membri del Club in tal caso si trovano di fronte ad un problema difficile: da un lato sanno che senza la famiglia al completo non si possono ottenere dei risultati soddisfacenti, dall’altro lato conoscono la ‘regola’ secondo la quale la persona che chiede aiuto al Club ne diventa automaticamente membro. L’approccio, in tal caso, si lega al dato oggettivo che il comportamento dell’alcolista è un problema cronico, che non può e non deve essere cambiato in breve tempo. Qualche volta occorre molto tempo per portare tutta la famiglia ad accettare il trattamento proposto. La persona che chiede aiuto a nostro avviso, fa naturalmente parte del sistema famigliare, sistema coinvolto per intero nella situazione di alcolismo; e quindi ha bisogno del trattamento. Se questa persona, frequentando le sedute, cambia il proprio comportamento, ciò può significare, in molti casi, l’inizio del cambiamento dello stile di vita anche da parte degli altri membri famigliari, che, assenti inizialmente, si uniranno più tardi al Club. Durante il periodo in cui il membro della famiglia viene da solo alle sedute, l’approccio è tale come se fossero presenti tutti i famigliari. 7. Le scuse dei famigliari o degli alcolisti per non partecipare alle riunioni non si dovrebbero accettare, a prescindere dalle giustificazioni portate. Si tratta di un’ora e mezza o due alla settimana, ed è difficile pensare che uno spazio di tempo così esiguo non possa essere trovato. Anche questi problemi devono essere analizzati, e il Club deve fare tutto il possibile per cooperare con i membri per risolvere le eventuali difficoltà che impediscono alla famiglia di partecipare alle sedute. 8. I figli dell’alcolista, all’inizio del trattamento, devono essere presenti alle attività del Club. Il Club è utile per risolvere anche quelle loro difficoltà che sono derivate dalla presenza del nucleo famigliare di un problema alcolcorrelato. Quando i figli formano una famiglia propria, assumendo un ruolo autonomo nella comunità, si può pensare che iniziato il processo di cambiamento del comportamento, non sia più necessaria la loro presenza nel Club. Ci sono poi dei figli che si interessano particolarmente del lavoro, che decidono di diventare servitori-insegnanti, o altri che vedono nel Club uno stimolo importante per la loro personale crescita e maturazione e decidono di continuare a frequentarlo. Gli individui e le famiglie che non hanno problemi alcolcorrelati non possono entrare nel Club. Il Club non è un’organizzazione aperta a tutti. Gli alcolisti ‘soli’ nei Club degli alcolisti in trattamento Nella maggioranza dei Club degli alcolisti in trattamento si discute delle difficoltà provocate dall’inserimento di alcolisti che non hanno famiglia, che vivono soli, che non hanno legami con la comunità, pur avendo a volte un lavoro e un accettabile tenore di vita. Secondo l’approccio ecologico sociale, i problemi alcolcorrelati devono essere trattati all’interno del sistema biosociale nel quale ognuno vive, comunica, lavora, prima di tutto nella famiglia. Nella maggioranza dei casi qui descritti la famiglia esiste, ma tutti i legami con l’alcolista si sono spezzati. Qualche volta accade che il Club decida che, in questi casi, non sia opportuno insistere per cercare di inserire i famigliari. Il Club può, se la cosa appare possibile, impegnarsi affinché la famiglia riprenda i contatti, ma prima di tutto il suo compito è di catalizzare il cambiamento del comportamento nella situazione esistente e trovare una famiglia sostitutiva. Quando poi il comportamento è cambiato, l’alcolista dovrà prendere molte decisioni importanti, tra cui anche quella concernente il futuro dei rapporti con la sua famiglia. Questo non può farlo, al suo posto il Club. Va detto comunque che i membri di una famiglia, a prescindere che vivano insieme o meno, hanno degli obblighi reciproci, e se li hanno dimenticati il Club deve ricordarli loro. Se i membri della famiglia non sono rintracciabili o se comunque non sono disposti a prendere parte al trattamento, il Club deve organizzare una famiglia sostitutiva. Essere una famiglia sostitutiva non è un obbligo superficiale attribuibile ad un singolo membro che si rende disponibile unicamente per accompagnare l’alcolista alle sedute: la famiglia sostitutiva deve essere profondamente coinvolta nella vita dell’alcolista solo e nel fornirgli in ogni situazione il proprio sostegno. La famiglia sostitutiva inoltre, a prescindere che abbia o che non abbia dei problemi alcolcorrelati, deve accettare tutti gli obblighi, inclusa la propria astinenza, come le altre famiglie nel Club. E’ meglio che la famiglia sostitutiva venga trovata nella comunità e non all’interno del Club che in tale caso infatti può essere meglio collegato con la comunità locale. Tutto questo dimostra che il Club non può operare bene se ha un numero eccessivo di alcolisti ‘soli’. Se questo accade bisogna ridistribuire gli alcolisti soli nei Club ove non ve ne sono o dove sono pochi. Spesso si discute sulle possibilità che il servitore-insegnante possa assumere il ruolo di membro famigliare sostitutivo, o che con la sua famiglia costituisca la famiglia sostitutiva per l’alcolista solo. Si tratta di una scelta da sconsigliare. Il servitore-insegnante ha già abbastanza responsabilità e non lo si deve sovraccaricare eccessivamente. D’altra parte la famiglia sostitutiva crea con l’alcolista solo dei legami emotivi profondi e non è opportuno che un membro della famiglia sostitutiva sia simultaneamente servitore-insegnante all’interno dello stesso Club. Questo naturalmente vale anche per gli alcolisti e i membri delle loro famiglie che sono servitori-insegnanti quando accettano di svolgere il ruolo di famigliari sostitutivi. Loro in ogni caso devono frequentare due Club, uno come membro della famiglia e uno come servitori-insegnanti. Se il trattamento con gli alcolisti ‘soli’ viene organizzato bene, questi cominciano a cambiare il proprio comportamento e devono essere stimolati a riprendere i contatti e i legami con la loro comunità di appartenenza e ad allentare un eventuale legame eccessivo con il Club e con la famiglia sostitutiva. |
Dal 10/04/2008
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