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Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento
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Manuale Il servitore-insegnanteVladimir HudolinDal 1985, quando ad Abbazia al Congresso dei Club degli alcolisti in trattamento della ex Jugoslavia e dell’Italia, ho proposto il termine operatore al posto di terapeuta, e dal 1993, anno in cui ho suggerito di chiamarlo servitore, nei Club si è molto discusso sul termine terapeuta e sul significato del servitore-insegnante. Con il tempo venne accettato il termine servitore-insegnante, quale catalizzatore della crescita e maturazione nel Club. La persona che catalizza il cambiamento del comportamento molto spesso non è un professionista nel senso classico, e non lo potrà diventare. Ciò non vuol dire che il servitore non sia professionista all’interno del lavoro che svolge come volontario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità chiama questi volontari ‘operatori della salute nella comunità’. Ultimamente esiste un vivace dibattito sul termine servitore, una persona cioè che si mette al servizio degli altri sulla base di una solidarietà reciproca, dove ognuno diventa responsabile dell’altro, o meglio dove tutti sono responsabili di tutti. Così è stata descritta la solidarietà nell’analisi di Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Sollicitudo rei socialis: “Si tratta innanzitutto dell’interdipendenza, sentita come sistema determinante di relazioni nel mondo contemporaneo, nelle sue componenti economica, culturale, politica e religiosa, e assunti come categoria morale. Quando l’interdipendenza viene così riconosciuta, la correlativa risposta come atteggiamento morale e sociale, come ‘virtù’, è la solidarietà. Questa, dunque, non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti. Tale determinazione è fondata sulla salda convinzione che le cause che frenano il pieno sviluppo siano quella brama del profitto e quella sete del potere, di cui si è parlato”. Il servitore può essere un professionista o un volontario non professionale, a condizione che sia l’uno sia l’altro abbiano avuto la necessaria formazione e siano inseriti in un programma di aggiornamento permanente. Il termine servitore è mutuato dalle istituzioni pubbliche che hanno organizzato i servizi. Ci si aspetta quindi che nei servizi lavorino persone che servono i loro clienti. Riferendosi agli ‘operatori della salute nella comunità’ (termine coniato in seno all’Organizzazione Mondiale della Sanità), Banoo J. Coyaji nel 1982 li ha definiti così: “Gli operatori della salute nella comunità non sono medici, medici scalzi o altro. Essi sono addestrati per compiti per i quali i medici non sono sufficientemente preparati”. E’ indispensabile una cooperazione fra gli operatori professionali e i volontari non professionali: tutti proteggono e promuovono la salute. L’introduzione del termine servitore non vuol dire che l’operatore professionale non può essere attivo nel Club, ma deve accettare il concetto ecologico sociale, che fra l’altro è parte del lavoro professionale.
Significato del termine ‘servitore-insegnante’ nei programmi alcologiciSe il bere bevande alcoliche e i problemi alcolcorrelati sono considerate forme di comportamento o stili di vita, non si può parlare dei problemi alcolcorrelati in termini psicopatologici e di conseguenza della loro terapia in senso classico. Non si può neppure parlare di terapeuti nei Club degli alcolisti in trattamento in senso sanitario Per questo, invece della terapia, abbiamo cominciato a parlare del trattamento quale processo che catalizza il cambiamento del comportamento, conducendo ad una maturazione e crescita del sistema familiare, dei suoi membri individuali, del servitore-insegnante e della comunità nella quale è inserito il Club. Il catalizzatore di tale processo, il servitore-insegnante nei programmi alcologici territoriali, non è necessariamente un terapeuta, un operatore professionale sanitario, psicologico o sociale, ma una persona che ha le caratteristiche personali e una formazione di base tale da poter produrre una empatia e l’inizio del cambiamento di stile di vita in un processo socio-culturale. Oggi parliamo di servitore-insegnante che in un clima di solidarietà catalizza il processo di cambiamento degli individui, delle famiglie e della comunità che serve. Sarebbe bene che il coordinatore di questo processo nella comunità diventasse il medico di base. Basta vedere il suo ruolo come descritto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla conferenza da Alma-Ata nel 1978 e in seguito. Ma se tutti i medici di base fossero inclusi come servitori-insegnanti nei Club degli alcolisti in trattamento e negli altri programmi alcologici territoriali il loro numero non risponderebbe alle necessità. Non esiste paese abbastanza ricco da organizzare il controllo dei problemi alcolcorrelati usando nei programmi esclusivamente professionisti specializzati e pagati. I problemi alcolcorrelati, facendo parte della cultura sanitaria locale, non possono essere controllati senza l’inserimento dei servitori-insegnanti volontari non professionisti e senza l’introduzione dei programmi nelle comunità dove la gente vive e lavora. Nel Club degli alcolisti in trattamento il servitore-insegnante, aiutato dai membri del Club, conduce il primo colloquio. Egli deve essere in grado di accettare l’alcolista ed i suoi famigliari, creando un’atmosfera emozionale nella quale si sviluppano le comunicazioni e le interazioni positive. Per i nuovi membri e per le famiglie che per la prima volta entrano nel trattamento sono a disposizione le esperienze delle altre famiglie che sono già da tempo in trattamento e da tali esperienze ogni famiglia può scegliere le più adeguate per i suoi problemi. Il servitore-insegnante deve catalizzare il processo e non offrire le soluzioni, che la famiglia deve trovare nelle interazioni con le altre famiglie, nella comunità multifamigliare del Club e nella comunità locale, scegliendo quello che meglio le corrispondono. Durante il processo il servitore-insegnante ripete lo stesso procedimento con ogni famiglia nuova, segue il processo della maturazione e prepara il Club per la divisione che inizia quando nel trattamento entra la tredicesima famiglia. Egli deve prevenire la regressione delle famiglie e impedire la loro indipendenza sia da esso, sia dal Club, sia dalle istituzioni sanitarie. Se i problemi si evidenziano nel Club, egli cerca di trovarne la soluzione. Se questo non funziona, chiede la supervisione del Centro alcologico territoriale funzionale o dell’Associazione. Almeno una volta al mese, prendendo parte alla riunione di servitori-insegnanti del territorio, il servitore-insegnante ha la possibilità di organizzare una forma di auto-valutazione e di reciproca supervisione. Nel processo, il servitore-insegnante impara ad ascoltare i membri del Club, a comprendere i loro problemi e ad aiutarli nella comunicazione ed interazione. Non ha bisogno di tecniche speciali al di fuori del lavoro descritto con la comunità multifamigliare del Club, ma se possiede delle conoscenze professionali specifiche, queste lo possono aiutare nel lavoro. Con le sue attività il servitore-insegnante stimola la comunicazione e l’interazione tra i membri del Club e fra il Club e la comunità locale, dove avviene il cambiamento del comportamento e dove i membri dovrebbero trovare quanti più possibili agganci e legami umani migliorando la propria comunicazione con la comunità locale. Il servitore-insegnante cerca di disincentivare le attività limitate e chiuse nel Club che potrebbero portare all’alienazione. I Corsi di sensibilizzazione per la preparazione dei servitori-insegnanti, come parte di un sistema dinamico, cambiano in continuazione. Il servitore-insegnante apprende questi cambiamenti nei vari corsi di aggiornamento perché altrimenti può avvenire una stasi e un blocco della ulteriore crescita e maturazione. Più tardi il servitore-insegnante può entrare nella Scuola nazionale di perfezionamento in alcologia (cosiddetta Scuola delle 300 ore), preparandosi così per l’insegnamento dei vari tipi di formazione e di aggiornamento e per il lavoro nelle Scuole alcologiche territoriali. Un ulteriore aggiornamento il servitore-insegnante può raggiungerlo leggendo, scrivendo e ricercando. L’importanza del Corso di sensibilizzazione consiste nel fatto che simultaneamente all’insegnamento di contenuti e nozioni fin dal primo giorno, si sottolinea anche la necessità del cambiamento del corsista e si stimola la motivazione per un tale lavoro. Il sapere senza un cambiamento profondo personale del servitore-insegnante non produce risultati positivi per il suo futuro. Parlando di motivazione e cambiamento personale del servitore-insegnante di solito sorge anche la questione se il servitore-insegnante può bere o no. Personalmente penso che il bere non abbia importanza. Il Corso di sensibilizzazione di solito produce una crisi personale in ogni corsista e la risposta alla domanda se bere o no il servitore-insegnante la trova nel lavoro futuro. Il lavoro descritto richiede al servitore-insegnante, come si vede, una formazione di base, l’esperienza costante nel lavoro e l’aggiornamento continuo ponendo in prima linea la propria disponibilità e le proprie qualità umane. Queste qualità umane devono abituarlo alla solidarietà, alla possibilità di accettare ed estendere l’amicizia, all’amore, alla possibilità di una convivenza armoniosa con gli altri, ad accettare la diversità, a proteggere e sviluppare la pace e la libertà. Questo significa che anche il servitore-insegnante deve cambiare il suo comportamento, il suo stile di vita. Se il servitore-insegnante non è in grado di sviluppare le qualità personali elencate, difficilmente potrà indicare tale cambiamento ai membri dei programmi nei quali lavora.
La formazione di base del servitore-insegnanteLa formazione di base del servitore-insegnante si fa nel Corso di sensibilizzazione della durata di 50 ore, durante una settimana, dopo di che può entrare nel Club come servitore-insegnante. Entrando in un Club, il nuovo servitore-insegnante riceve eventualmente un minino di informazioni necessarie dal servitore-insegnante che ha lavorato nel Club prima di lui. La prassi di lavorare con un altro servitore-insegnante per un tempo prolungato prima di iniziare indipendentemente l’attività può provocare molti problemi.
La multidimensionalità della sofferenza umana e il servitore-insegnanteMolti aspetti del comportamento umano non sono neanche conosciuti. Cosa sappiamo dei disagi politici, spirituali ed emozionali, per elencare soltanto gli esempi più evidenti. Con l’inserimento nel Club molti di questi problemi sparivano senza un intervento speciale da parte del servitore-insegnante. Così i servitori-insegnanti hanno imparato, senza accorgersi, come comportarsi in tali situazioni. Oltre a questi problemi molte volte s’incontrano nella famiglia con un problema alcolcorrelato altri problemi comportamentali più difficili. Il servitore-insegnante allora, senza un aggiornamento specifico, si può trovare in difficoltà. E’ venuto il momento nel quale i programmi alcologici territoriali, i Club degli alcolisti in trattamento e i servitori-insegnanti devono aprirsi con più interesse e preparazione a questi problemi combinati, complessi, multidimensionali. Si tratta prima di tutto delle famiglie nelle quali il problema alcolcorrelato viene combinato con vari problemi psichici, con l’uso di altre sostanze, con i problemi spirituali ed esistenziali, con il comportamento aggressivo, con i comportamenti a rischio e con il gruppo degli alcolisti skid row o alcolisti senza dimora. In questo senso sono stati organizzati i Corsi di sensibilizzazione modificati, nei quali veniva riservato più spazio alla multidimensionalità della sofferenza umana. Questo non significa che i Club degli alcolisti in trattamento e i servitori-insegnanti intendano occuparsi dei problemi drogacorrelati e psichiatrici se non sono combinati con l’alcolismo. La personalità e la professionalità del servitore-insegnanteI programmi ecologico-sociali nell’alcologia dipendono dalla dedizione al lavoro dei servitori-insegnanti che a sua volta dipende dalla loro personalità e professionalità. Quando si chiede, durante i Corsi di sensibilizzazione, quali dovrebbero essere le qualità personali del servitore-insegnante, i corsisti di solito elencano un gran numero di qualità umane, fra le quali non sono quasi mai inserite le richieste della professionalità. La figura ideale di servitore-insegnante descritta dai corsisti ha tali caratteristiche che sarebbe difficile trovarle presenti in una sola persona. Tra tali caratteristiche le più importanti sono: necessità di una abilità umana nel comunicare ed interagire con le famiglie, possibilità di creare l’empatia, capacità di ascoltare, idoneità a creare amicizie ed offrire amore ecc. Lo schema seguente ripropone un test che è stato eseguito nel giugno 1993, durante un Corso di sensibilizzazione. Si chiede che il servitore-insegnante sia umano ed accettabile; è interessante notare che non si chiede una professionalità specifica e non si parla del suo bere.
SERVITORE-INSEGNANTE
SI NO
se stesso razzista umano terapeutico onesto con se stesso inquisitore discreto invadente elastico curioso tollerante fingere semplice giudice accogliente brutto empatico intransigente amico aggressivo bello direttivo adulto presuntuoso socievole impositivo saper ascoltare superbo paziente egoista il più utile possibile cattivo equilibrato freddo competente giudicante neutro non competente umano sostituirsi al gruppo attento interessante sensibile
Nonostante le caratteristiche umane molto importanti, non si devono tuttavia trascurare le doti professionali, delle quali si è già parlato descrivendo la formazione e l’aggiornamento dei servitori-insegnanti. La professionalità del servitore-insegnante per il lavoro nel Club non dipende dai diplomi, ma dalle esperienze ottenute nel lavoro pratico. Oggi al servitore-insegnante nei programmi alcologici si chiede di: - continuare il lavoro nel Club anche se svolge altre attività nel sistema (insegnamento, ricerca, impegni nell’associazione dei Club ecc.); - prepararsi bene per il lavoro nel Club e negli altri programmi, in particolare per la multidimensionalità della sofferenza umana; - aggiornarsi con lo scopo di inserirsi come insegnante nelle scuole alcologiche territoriali ed in altri tipi di insegnamento; - collaborare alle ricerche alcologiche; - veicolare negli altri programmi alcologici le esperienze maturate e le ricerche svolte. In verità non possiamo standardizzare le caratteristiche comportamentali del servitore-insegnante, ma, in linea generale, egli dovrebbe essere in grado di suscitare empatia, di ascoltare, di non giudicare e di essere aperto ad un contatto umano. Molte volte non è chiaro chi e come sceglie il servitore-insegnante per il lavoro nei Club. L’approccio ecologico-sociale richiede soltanto l’espressione della disponibilità per tale compito da parte dell’interessato e che abbia portato a termine un Corso di sensibilizzazione. Dopo di ciò un Club potrebbe richiederlo e più facilmente lo fanno l’associazione dei Club, un centro alcologico o, almeno, un servitore-insegnante già inserito in Club.
Il servitore-insegnante nel sistema ecologico socialeG. Guidoni, M. G. VaggelliUna delle più importanti caratteristiche del Club degli alcolisti in trattamento è certamente la presenza del servitore-insegnante in queste comunità. L’unico requisito richiesto è quello di aver partecipato al Corso di sensibilizzazione, secondo il metodo Hudolin. Il servitore-insegnante non è il padrone o il conduttore o lo psicoterapeuta del Club. Egli è una persona interessata ai problemi alcolcorrelati, presenti nella comunità in cui vive, e che, grazie al Corso di sensibilizzazione, ha acquisito le conoscenze fondamentali riguardo a questi problemi. Come il termine ‘servitore’ esprime, egli offre la sua disponibilità e le sue conoscenze alle famiglie del Club e della comunità locale. Il servitore-insegnante partecipa regolarmente ad incontri settimanali, ma non fa il verbale o l’appello, né conduce la discussione. Nel momento in cui comprende come lavora il Club, egli stimola i membri ad assumersi gli incarichi che hanno una durata da uno a due anni (presidente, segretario, cassiere ecc.) e quegli incarichi settimanali (conduttore, responsabile delle visite agli amici, verbalista). Quindi, anche se il servitore-insegnante per qualche motivo è assente, il Club funziona regolarmente. Infatti, i membri del Club possono decidere qualsiasi cosa ritengano necessaria per affrontare i problemi, ed è meglio che siano il più attivi possibile. Il servitore deve stare attento che: - la discussione non duri troppo a lungo; - tutti i problemi siano affrontati nell’ora e mezza, e gli incarichi settimanali vengano assegnati: se il Club lavora bene durante la settimana, ci saranno meno discussioni durante gli incontri; - durante la discussione nessuno venga accusato. Non deve essere dato nessun giudizio: ognuno parla della sua esperienza personale e famigliare; - si eviti di parlare del passato, ma ‘qui ed ora’; - si comprenda che la cosa più importante è quella di sviluppare relazioni di altruismo, solidarietà, amicizia e amore; - la famiglia intera sia presente (questo è l’aspetto fondamentale dell’approccio famigliare). Ovviamente il Club propone uno stile di vita sobrio a tutti i membri della famiglia. Inoltre il servitore-insegnante collabora con il Club per trovare un altro servitore, per poter dividerlo quando entra la tredicesima famiglia. Ovviamente, con il tempo saranno gli stessi membri del Club ad imparare a prendersi cura di questi importanti aspetti, e saranno loro ad assicurarsi che la discussione si svolga regolarmente. Quindi, durante gli incontri settimanali, meno interviene il servitore, meglio è. Tuttavia ci sono alcune cose che egli deve fare: - condurre un primo colloquio, di circa dieci/venti minuti, con la famiglia che chiede di entrare nel Club, per spiegare i principi fondamentali del suo funzionamento, e assicurare un transfert positivo; - assicurarsi che non siano presenti per più del 20% membri con problemi complessi (alcol e altri droghe, alcol e problemi psichiatrici ecc.); - partecipare alla riunione mensile dei servitori della zona, per discutere e confrontare i problemi del lavoro nel Club, nel cosiddetto incontro di ‘auto-supervisione’; - insegnare nelle Scuole alcologiche territoriali: questa è la ragione per la quale lo definiamo insegnante. Visto che il Club è libero e completamente autosufficiente nelle sue attività, il servitore non ha da rispondere a nessuno se non alle stesse famiglie Ovviamente, molti servitori-insegnanti lavorano anche in servizi socio-sanitari pubblici, ma i ruoli devono mantenersi ben distinti: questo è fondamentale per proteggere l’autonomia e la libertà del Club. Allo stesso tempo, questa situazione è molto favorevole per ottenere una cooperazione fra i servizi pubblici e privati, così necessaria per il buon funzionamento del sistema sanitario: infatti il servitore rappresenta spesso l’anello di congiunzione fra questi due mondi. L’inserimento del servitore-insegnante nei Club è davvero una delle intuizioni più importanti di Hudolin, e ciò ha favorito il rapido e fruttuoso sviluppo in Italia non solo dei Club, ma anche dei servizi pubblici e inoltre di tutti quei programmi che riguardano l’alcolismo, dopo gli anni ottanta. In altre parole, possiamo dire che il servitore-insegnante del Club degli alcolisti in trattamento, come è stato proposto e sviluppato in questi anni da Hudolin, rappresenta un nuovo e moderno paradigma all’interno del contesto delle cosiddette professioni sociali, perché esprime, in un modo concreto, il tanto atteso punto d’incontro fra il settore pubblico e quello privato.
L’evoluzione dal concetto di ‘terapeuta’ a quello di ‘servitore-insegnante’ A. Tosi
Dal 1964, momento della nascita del sistema dei Club in Croazia, al 1985 colui che prendeva parte insieme all’alcolista e ai famigliari alla riunione settimanale del Club, con un suo ruolo e una sua figura fu definito ‘terapeuta’. In seguito questa persona verrà definita ‘operatore’ (in base alla relazione di Hudolin al Congresso italo-jugoslavo dei Club degli alcolisti in trattamento, ad Opatija nel 1985), per poi diventare ‘servitore’ (secondo la definizione che propose Hudolin in occasione dei Corsi di aggiornamento nazionali nel 1994), e, come ultima tappa da lui segnata, ‘servitore-insegnante’ (1996). Il nome ‘terapeuta’ è lo stesso che fu assegnato a colui che dirige le comunità terapeutiche intese in senso tradizionale (molto diffuse negli anni sessanta) nell’approccio ai problemi psichiatrici. L’astinenza all’epoca rappresentava il primo passo del recupero psico-medico-sociale dell’alcolista che si sviluppava secondo il principio dell’auto-aiuto e dell’auto promozione della salute mentale. La finalità dell’approccio psico-medico-sociale è anche educativa e, seguendo l’impostazione della nuova medicina, essa doveva essere parallela alla terapia medica; pertanto il terapeuta in senso classico si doveva occupare di terapia ed anche di educare il paziente alla conoscenza della propria malattia. La ‘malattia alcolismo’ al principio attirava l’attenzione più per i suoi aspetti cronici coinvolgenti la famiglia, il luogo di lavoro e il territorio; vedeva necessaria pertanto una pianificazione che li potesse comprendere tutti; chi si deve occupare degli aspetti acuti e cronici di una malattia è ancora la terapia, quindi questa doveva essere ancora una competenza del terapeuta in senso classico, secondo la metodologia hudoliniana tesa precipuamente alla riabilitazione ed al reinserimento nella vita sociale. Con la crescita numerica dei Club si crea immediatamente un cambiamento culturale. Di rimando, il cambiamento culturale, contenendo le diverse istanze scientifiche, antropologiche e filosofiche, influenza positivamente e dinamicamente le risposte che il metodo si propone. In questo clima di influenza reciproca, il metodo psico-medico-sociale si trova nel 1985 a dover proporre e maturare nuovi presupposti mutuati obbligatoriamente da un cambiamento culturale, intuito dalla lungimirante mente di Hudolin. Tale cambiamento si riassume nell’opportunità di valutare se l’uomo sia maturo in quel momento per considerare l’alcolismo nella sua complessità come espressione di uno stile di vita. Il fatto di poter considerare l’alcolismo in tal modo crea una grossa rivoluzione epistemologica ed induce ex-novo ad un approccio culturale meglio comprensibile, accessibile richiamando la comunità umana ad un’onerosa responsabilità nel doversi occupare del problema. In questo nuovo contesto, non essendoci le condizioni perché si debba trovare una cura per una malattia inesistente e neppure perché sia necessario servirsi dell’astinenza come mezzo terapeutico, non è più adeguata, nel Club, neanche la figura del terapeuta. L’operatore non è l’artefice del lavoro delle famiglie, e non può esserne neppure l’osservatore: è invece un membro di Club che custodisce gelosamente il tesoro scoperto durante il lavoro con le famiglie, perché la maturazione, la crescita, la trascendenza sono l’elevazione ad un livello più alto, e nel Club debbono essere patrimonio comune agli operatori e alle famiglie con problemi alcolcorrelati. Per poter lavorare insieme alle famiglie, per il miglioramento della qualità della vita comunitaria e quindi anche della cultura generale, l’operatore acquisisce le caratteristiche personali ed una formazione di base tali da poter produrre un’empatia e indurre l’inizio del cambiamento dello stile di vita in un modo maturo e produttivo. Il termine ‘operatore’ non è una novità, è l’espressione della responsabilità di ciascuno, vale a dire quella di non cessare mai di essere operativi nel proprio cammino. Il servitore: Servire la vita non è un compito solo del credente, è un compito della città degli uomini; servire la vita vuol dire contribuire al rinnovamento della società mediante l’edificazione del bene e quindi anche della salute comunitaria non è possibile agire per il bene comune senza difendere e tutelare il diritto alla vita, su cui si fondono e si sviluppano tutti gli altri diritti inalienabili dell’essere umano. Il Club degli alcolisti in trattamento, ricercando uno stile di vita sobrio, nel servizio e nella solidarietà, vogliono affermare il sommo valore di una società che proclama valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace, rifiutando le diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata. |
Dal 10/04/2008
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