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Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento
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Il Centro alcologico territoriale funzionale
Vladimir Hudolin
Una volta definiti in modo chiaro lo scopo e la forma del Centro alcologico territoriale funzionale, la sua organizzazione non è difficile. I fondatori del centro possono essere varie organizzazioni e istituzioni pubbliche o private che si occupano del controllo dei problemi alcolcorrelati (le istituzioni e i servizi sanitari e sociali, i comuni, le Associazioni dei Club degli alcolisti in trattamento ecc.). I fondatori non dirigono il Centro, ma possono avvalersi dei suoi servizi ed il Centro può sottoporre loro i risultati del suo lavoro e le proposte per un controllo più efficace dei problemi alcolcorrelati. Il Centro deve creare un legame molto stretto con l’Associazione dei Club degli alcolisti in trattamento perché, come il Club, agisce nell’ambito del concetto ecologico-sociale. Il Centro non dovrebbe diventare una struttura istituzionale, ma rimanere un’associazione funzionale. I programmi per la prevenzione primaria devono essere coordinati su un livello nazionale con lo scopo di evitare la ripetizione non necessaria e gli scontri sul territorio tra i vari gruppi di lavoro.
Settore dei Club degli alcolisti in trattamento Il gruppo di lavoro di questo settore dovrebbe comprendere i servitori-insegnanti dei Club degli alcolisti in trattamento con una maggiore esperienza, gli alcolisti in trattamento, i membri delle loro famiglie ed i professionisti che lavorano nei Club. Il gruppo di lavoro dovrebbe tener conto della necessità di condurre il lavoro sulla base di un concetto comune. Un’attività specifica deve essere consacrata alla territorializzazione dei Club, al loro collegamento con l’Associazione dei Club. Questo gruppo di lavoro dovrebbe anche raccogliere dati sulle difficoltà che si presentano nel lavoro dei Club che sono collegati con il Centro. Sulla base di questi dati il settore può proporre che si realizzino vari tipi di aggiornamento. Il gruppo deve inoltre assumersi l’obbligo di mobilitare un numero sufficiente di servitori-insegnanti per i programmi alcologici territoriali.
Settore della la formazione e l’aggiornamento Formazione ed aggiornamento rappresentano il perno del sistema ecologico-sociale per i programmi territoriali. La formazione e l’aggiornamento delle famiglie, dei servitori-insegnanti e delle comunità locali sono attivi già a partire dall’inizio dell’attività del primo Club degli alcolisti in trattamento in Italia; ma nonostante questo, a causa della rapida crescita del numero dei Club e degli altri programmi per i problemi alcolcorrelati, è diventato imperativo dare maggior spazio, sia nelle ricerche sia nel lavoro pratico, alla formazione e all’aggiornamento. L’accresciuta domanda attuale riguarda non solo il numero dei servitori-insegnanti ma anche una loro migliore formazione ed un aggiornamento continuo. Formazione ed aggiornamento debbono essere uguali per tutto il sistema e per tutto il territorio nazionale. E’ sempre vivo il rischio di medicalizzazione e psichiatrizzazione del sistema; e molti professionisti fanno pressione per ricondurre il processo del trattamento alle regole della terapia medica, e questo si spiega facilmente se si considera la loro formazione antecedente ed il lavoro quotidiano che essi svolgono spesso all’interno di istituzioni mediche. La famiglia che inizia il trattamento ha necessità di una istruzione specifica in relazione ai comportamenti e problemi alcolcorrelati ed al funzionamento del Club. Questo si fa sul territorio nelle Scuole alcologiche territoriali e non significa che la famiglia non possa successivamente cercare altre conoscenze sull’alcolismo o sui problemi complessi (sui problemi psichici, sulla diagnosi dei problemi droga correlati o altri disagi combinati con quelli alcolcorrelati). E’ sempre meglio che la formazione di base sia organizzata sul territorio, al di fuori delle normali sedute di Club, e non nella sede di istituzioni sanitarie. Se la formazione di svolge all’interno delle istituzioni sanitarie, si tende inevitabilmente ad essere inclini a medicalizzare il programma, ed i partecipanti possono divenire succubi delle istituzioni, ed invece di attivarsi nel cambiamento del comportamento cercano la soluzione del problema nella terapia medica. La formazione delle famiglie deve comprendere la motivazione ad un cambiamento, alla crescita e maturazione, e alla utilizzazione dell’approccio sistemico. Il veloce sviluppo del numero dei Club e degli altri programmi alcologici territoriali richiede un gran numero di nuovi servitori-insegnanti. Di qui la necessità di organizzare sul territorio occasioni di formazione e aggiornamento, provvedendo a dotarsi di un adeguato numero di insegnanti locali. Si può dire che sul piano formale bisogna organizzare in ogni regione la possibilità di formazione ed aggiornamento per le famiglie e per i servitori-insegnanti (Corsi di sensibilizzazione) formando un gruppo quanto più completo possibile di insegnanti; un’équipe di insegnanti può servire per la formazione di membri e di servitori-insegnanti di 50-60 Club degli alcolisti in trattamento. Questo non vuol dire che un certo numero di insegnanti non dovrebbe essere chiamato da fuori regione, per contribuire allo scambio di esperienze e all’arricchimento reciproco. Sarebbe meglio invece mantenere centralizzate nei posti fissi le Scuole delle trecento ore. In esse vengono preparati i futuri insegnanti per i Corsi di sensibilizzazione, e per le altre forme di educazione delle famiglie nei Club e nella comunità locale. I vari settori organizzati dal Centro alcologico territoriale funzionale dovranno instaurare una mutua cooperazione, in quanto la formazione e l’aggiornamento delle famiglie nei Club, delle famiglie della comunità locale, dei servitori-insegnanti e la supervisione e la formazione dei supervisori sono esigenze che riguardano tutti i settori.
il Centro e la ricerca alcologica Il gruppo del Centro che si occupa delle ricerche deve essere composto da persone che abbiano una certa esperienza ed una inclinazione verso questa attività. La ricerca è oggi indispensabile in ogni attività umana. I programmi si occuperanno prima di tutto delle ricerche significative per l’attuazione pratica dei programmi stessi e, solo eccezionalmente, potranno occuparsi delle ricerche fondamentali. Le ricerche, che devono accompagnare tutte le attività pratiche, non sono solo importanti per il lavoro, ma sono anche il più efficace e conveniente metodo per la formazione dei servitori-insegnanti. Fra le ricerche che devono essere presenti nei programmi dei Centri alcologici territoriali funzionali, quelle epidemiologiche hanno una rilevanza particolare soprattutto perché attraverso di esse si può far conoscere l’entità e la gravità dei problemi alcolcorrelati e complessi sul territorio. Possono inoltre essere utili per conoscere meglio la cultura sanitaria locale, fornendo in tal modo utili ed importanti dati per la prevenzione primaria. Le ricerche epidemiologiche possono dare anche un’immagine più chiara delle famiglie nelle quali sono presenti i problemi alcolcorrelati e complessi; forniscono inoltre i dati necessari per la valutazione dei risultati ottenuti e delle cause degli eventuali insuccessi. Nelle ricerche epidemiologiche si dovrebbe dedicare una maggiore attenzione alla ricerca sulla metodologia del lavoro, sulla verifica di coerenza con il concetto teorico espresso e sull’influenza che la formazione e l’aggiornamento hanno sui cambiamenti necessari nel lavoro futuro. Per tutte queste ricerche il Centro deve organizzare una raccolta sistematica dei dati. I limiti esistenti in questo campo ancora oggi si evidenziano nella difficoltà di ottenere informazioni esatte sui Club, sui servitori-insegnanti, sul numero di coloro che hanno abbandonato i programmi per varie cause, sulla mortalità degli alcolisti ecc. Nei vari programmi di ricerca devono essere inseriti anche i membri dei Club. Il gruppo di lavoro deve preparare l’elenco dei problemi da ricercare, mobilitare le persone che lavoreranno nei programmi e preparare i progetti di ricerca.
raccolta ed elaborazione dei dati Sarebbe bene evidenziare le informazioni che i Club dovrebbero raccogliere regolarmente, mettendole a disposizione del Centro alcologico territoriale funzionale. Le informazioni vengono raccolte su tutte le famiglie, incluse quelle che hanno avuto anche un solo contatto con i programmi. Il gruppo di lavoro prepara i questionari ed individua la metodologia di elaborazione dei dati. Questa attività del Centro deve essere in sintonia e coordinata a livello dei programmi nazionali, il che significa fare riferimento al registro nazionale dei Club degli alcolisti in trattamento. A livello regionale sarebbe bene organizzare i registri regionali. Una descrizione dettagliata delle banche dati esistenti si trova nel capitolo dedicato alle ricerche.
pubblicazioni del Centro Parallelamente alle ricerche ed alla raccolta dei dati è di grandissima importanza mettere a disposizione i risultati della ricerca: tutto ciò che non viene pubblicato è come se non fosse mai stato fatto. Le pubblicazioni servono per confrontare i dati risultanti da ricerche simili, e inoltre sono necessarie per informare il pubblico in generale ed offrire la possibilità di essere valorizzati dal pubblico professionale. Sarebbe un errore che ogni Centro volesse pubblicare tutto: dai manuali ai progetti di ricerca. Sarebbe meglio se i vari Centri si aggregassero sia a livello locale sia nazionale. In tal modo il lavoro potrebbe essere realizzato meglio, con più efficacia e con costi minori.
biblioteca del Centro Tutte le attività del Centro alcologico territoriale funzionale che sono state descritte non possono essere realizzate se non esiste un servizio di biblioteca ben organizzato: ogni Centro dovrebbe disporre di pubblicazioni alcologiche di base. Nei Centri più organizzati dovrebbe essere attivato un servizio adeguato. Il Centro di S. Daniele, con F. Piani e M. Sforzina ha assunto il compito di raccogliere le informazioni su tutto ciò che si pubblica in Italia sui Club degli alcolisti in trattamento e il sistema ecologico sociale più in generale e di offrire regolarmente le note bibliografiche sulla rivista Camminando insieme e attraverso Internet[1]. Sarebbe utile organizzare una biblioteca alcologica centrale a livello nazionale. Inoltre sarebbe bene che i Centri che possono permetterselo, disponessero di un segretario che si occupi anche della biblioteca.
la supervisione Il gruppo per la supervisione avrà in futuro compiti sempre più numerosi. Nel Giugno 1991 si è tenuto a Trento un Corso sulla supervisione, le cui conclusioni sono molto utili nel favorire lo sviluppo di un sistema di supervisori. Alcuni fra gli aspetti che il gruppo deve prendere in considerazione sono: modalità di organizzazione di una supervisione sistematica, scelta e formazione dei supervisori, supervisione dei supervisori e molte altre. Prima di tutto si deve chiarire che cos’è la supervisione del lavoro dei Club, dei servitori-insegnanti e dei programmi alcologici territoriali. Per il momento le riunioni mensili dei servitori-insegnanti possono servire come auto-supervisione.
Formazione ed aggiornamento delle famiglie. Scuole alcologiche territoriali E’ un’altra funzione del Centro alcologico, della quale si parla nel capitolo dedicato alla formazione di base, l’aggiornamento permanente, la specializzazione nel sistema ecologico sociale.
Il Centro alcologico territoriale funzionale e la sua organizzazioneM. SforzinaNel costante sviluppo quantitativo e metodologico dei programmi territoriali per i problemi alcolcorrelati si è imposto, ormai da anni, il concetto del Centro alcologico territoriale funzionale, formulato - credo per la prima volta - da Hudolin, in occasione del quarto Congresso dei Club dell’Italia e della Jugoslavia. Se accettiamo l’idea che l’obiettivo dei Club non si limita al raggiungimento e al mantenimento dell’astinenza ma, come disse Hudolin a Treviso, deve occuparsi della crescita e maturazione dei membri e della comunità nel suo insieme, ciò può essere raggiunto solo se il lavoro si volge nella comunità stessa, secondo i principi della rete territoriale e quindi con il Centro alcologico territoriale funzionale. Da quella data sono sorti in alcune regioni d’Italia dei Centri, ognuno dei quali è stato organizzato in base a una specifica visione dell’idea originale. Alcuni hanno assunto caratteristiche più vicine a un centro studi, altri sono stati fondati e gestiti solo da un’istituzione pubblica o viceversa solo privata, altri ancora sono riusciti a creare un collegamento fra operatori pubblici e privati, ma con funzioni ancora non ben definite. Ritengo che l’esistenza e il funzionamento di un Centro alcologico territoriale funzionale abbia significato se rispetta alcune qualità descritte molto chiaramente nelle opere di Hudolin e dei suoi collaboratori e ribadite in occasione dei Corsi di sensibilizzazione, Corsi di perfezionamento, Seminari di aggiornamento, Congressi. L’idea del Centro è nata dalla possibilità di creare un ponte, come conferma Hudolin, fra il ‘pubblico’ e il ‘privato’, e quindi creare e sostenere una rete di operatori che provengono dalle istituzioni pubbliche (come ad esempio i servizi di alcologia) e volontari privati. Già da tempo era ben chiaro che senza il volontariato i programmi territoriali non si sarebbero potuti sviluppare. Ora, sarebbe sbagliato pensare ai servitori-insegnanti come a coloro che collaborano a un programma progettato e gestito dall’istituzione pubblica. Il ‘ponte’ di cui parla Hudolin dovrebbe significare, credo, una reale cooperazione fra questi su un piano paritario. Territorializzazione non significa allora decentramento di servizi, ma iniziare a pensare e agire secondo l’approccio di comunità, verso la demedicalizzazione del comportamento degli operatori della salute e in particolare dei servitori-insegnanti, la multidimensionalità dei progetti per la protezione e la promozione della salute, la valorizzazione delle risorse umane della comunità e il suo potenziamento. In pratica ciò vuol dire che nel Centro alcologico territoriale funzionale devono cooperare tutti questi operatori, ognuno con la sua identità professionale, ma tutti con la stessa dignità. I programmi del Centro devono essere formulati e condotti assieme. E’ ormai da tempo superata la divisione fra i servitori-insegnanti che provengono da un ambito professionale e quelli non professionali, perché ogni servitore-insegnante, di qualsiasi estrazione sia, se lavora ed è inserito in un programma di formazione permanente, va considerato un professionista in questo campo. La differenza allora può essere solo in termini burocratici fra gli operatori pubblici (quelli dipendenti dal servizio sanitario nazionale o altri enti) e i privati, che generalmente svolgono il loro lavoro gratuitamente. La qualità, e quindi la professionalità del loro intervento non può essere definita a priori dalla loro posizione giuridica. In questo modo sarà possibile avviare e sostenere il processo di cambiamento della cultura della salute nelle comunità, lasciando il giusto valore al ruolo degli ospedali e dei servizi, e riconoscendo e favorendo quello dei cittadini, delle associazioni, dei programmi alternativi ecc. L’esperienza di questi anni, e il dialogo fra i Centri esistenti nelle varie regioni, ci ha dimostrato quanto sia ancora difficile comprendere e accettare l’idea del Centro alcologico territoriale come gruppo funzionale e informale. Avviare un Centro non è come aprire un negozio, per il quale sono necessari dei muri e delle pratiche burocratiche, ma comporta un processo; anche lungo e difficile, di sensibilizzazione nei confronti di chi è ancora legato a una visione classica istituzionale dei programmi e concepisce il lavoro in base a una distribuzione di compiti o mansioni. Nell’esperienza sandanielese abbiamo visto che queste resistenze sono meno presenti nei servitori-insegnanti privati: ad esempio, nei tre moduli della Scuola alcologica territoriale sono attivi cinque servitori-insegnanti, fra i quali soltanto uno che proviene dal servizio pubblico. E’ mia convinzione che il lavoro di comunità non possa costituire un compito specifico di specifici operatori, ma, per raggiungere i suoi scopi, debba essere il risultato di una scelta metodologica chiara e condivisa fra il ‘pubblico’ e il ‘privato’. [1] Vedi il capitolo dedicato alla Raccolta bibliografica. |
Dal 10/04/2008
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