Egregio Signor Ministro Renato Balduzzi,
in qualità di presidente dell’AICAT, la più grande associazione non profit che coordina in Italia le attività dei Club Alcologici Territoriali (CAT), comunità multifamigliari attive da oltre trenta anni sia nel campo dell’approccio ai problemi alcolcorrelati di migliaia di famiglie italiane che della promozione della salute dei cittadini rispetto al consumo di bevande alcoliche, mi consenta di rivolgerLe l’invito a riconsiderare la posizione del Suo Ministero, espressa nel comunicato n. 270 del 30/12/11, in cui veniva smentita l’ipotesi di una tassazione del vino, attraverso l’introduzione di un’accisa specifica.
L’invito nasce da alcune precise considerazioni che La prego di tenere nel dovuto conto e che evidenziano come il vino, che non è classificabile come un genere di prima necessità come pane, pasta e latte, goda di una condizione di privilegio che appare incompatibile con i principi di equità sociale ed anche economica a cui intende richiamarsi il Governo di cui Ella è autorevole membro:
- il vino è la bevanda alcolica più consumata in Italia e rappresenta la parte più cospicua nel fatturato di vendite di tutti gli alcolici che è pari a circa 20 miliardi di euro all’anno;
- la vitivinicoltura è un settore che riceve fiumi di finanziamenti regionali, nazionali ed europei sia per il suo sviluppo sia per lo smaltimento e la distruzione delle eccedenze di produzione e che genera incrementi continui e costanti di budget di milioni di euro investiti nel marketing e nella pubblicità;
- a fronte di tali indiscutibili vantaggi e benefici, il vino continua ad essere esente da accise a differenza sia delle altre bevande alcoliche, come la birra e i superalcolici, sia di altri generi anch’essi voluttuari come il tabacco e i profumi e ora anche le vincite al gioco di importo superiore ai 500 euro;
- tra le tante esenzioni di cui beneficia, il vino è un genere di consumo che non può certo godere (al pari del tabacco per i problemi correlati al suo uso) di quella relativa alla responsabilità ampiamente documentata di determinare, assieme a tutte le altre bevande alcoliche, una vasta gamma di problemi quali incidenti, malattie, disabilità, morti, costi sociali, giudiziari ed anche immateriali che investono milioni di italiani (dolori e sofferenze psicologiche, morali e spirituali).
A sostegno di tali affermazioni giungono in soccorso i dati già pubblicizzati dall’Osservatorio Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità: la spesa effettiva per problemi alcol-correlati è pari a 66 miliardi di euro, mentre la perdita potenziale di produttività a causa di mortalità prematura, assenteismo, disoccupazione genera ulteriori 59 miliardi di euro. Oltre a questi costi materiali, quelli immateriali ed intangibili indotti da l’uso di alcol si aggirano intorno a da una cifra compresa tra 152 e 764 miliardi di euro.
La condizione di privilegio riservata al vino non ha allora nessun motivo di persistere, sotto il profilo economico, etico e scientifico, dal momento che contrasta anche con le innumerevoli ed anche recenti raccomandazioni espresse dai principali organismi internazionali impegnati nella tutela della salute (ONU, OMS, Forum Europeo su Alcol e salute). Essa appare invero ancora più insopportabile per la sua palese iniquità se si considera che i prezzi dei generi alimentari di prima necessità sono in costante e drammatico rialzo, a seguito dell’incremento iperbolico del costo dei carburanti, su cui influisce anche l’aumento delle relative accise imposte dal Governo.
Introdurre un’accisa sul vino potrebbe essere invece un’importante segnale di svolta nel campo della promozione della salute, nella misura in cui ciò contribuirebbe, come dimostrato dall’evidenza scientifica, alla riduzione dei consumi medi di alcol nella popolazione ed alla proporzionale riduzione dei rischi e dei danni alcolcorrelati.
Tale provvedimento potrebbe poi essere utile a favorire anche il recupero di altre risorse economiche necessarie sia a rifinanziare adeguatamente la Legge Quadro sull’alcol e i problemi alcolcorrelati sia a promuovere altri interventi socio-sanitari dello Stato e delle Regioni a supporto dei programmi di prevenzione e di fronteggiamento dei problemi legati al consumo di bevande alcoliche, valorizzando in particolare quelli svolti “a costo zero” dalle reti no-profit di mutualità e di promozione della salute attive in campo alcologico.
Egregio Signor Ministro,
in un momento in cui l’Italia viene chiamata a sopportare una pressione fiscale senza precedenti per uscire dal baratro economico e sociale in cui versa, la scelta del Suo Ministero di proporre l’accisa sul vino verrebbe interpretata come un gesto significativo di autonomia e di libertà verso gli interessi di lobbies e corporazioni, del vino come di altri settori economici e professionali, che appaiono sorde se non ostili ad ogni istanza di corresponsabilità e di partecipazione solidale alla salvezza del nostro Paese.
Salerno, lì 4/01/2012
Cordiali saluti
Aniello Baselice
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