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British Medical
Journal, 8 settembre 2001
Alcol: la stampa nega. I giornalisti odiano ammettere che l'alcol
sia una droga.
Di Colin Brewer, direttore medico, Stapleford Centre, Londra.
Traduzione a cura di Ennio Palmesino
Quando il British Medical Journal pubblica uno studio che conferma l'esistenza
di una cura per l'AIDS, esso sarà probabilmente stampato con lo stesso corpo di
un cambiamento nell'epidemiologia dell'ictus o altri del genere, anche se questi
ultimi sono meno interessanti o attraenti.
Il problema con la grande stampa, invece, è che lì c'è la mentalità dei
grandi titoli, ed i giornalisti ad indirizzo medico passano la maggior parte del
loro tempo a fabbricare ansietà, spesso con conseguenze nefaste.
Per esempio, essi spaventano le donne circa l'uso dei contraccettivi
orali, col risultato che le donne cessano l'uso della pillola e si espongono
all'effetto collaterale della gravidanza.
Con lo stesso metro, voi potreste pensare che la stampa si diverta a spaventare
il pubblico ingigantendo le notizie degli effetti collaterali dell'alcol, ma
invece le trombe dei media in questo caso fanno un suono incerto, curioso.
Così come l'industria delle bevande alcoliche, anche i giornalisti sembrano
avere una leggera difficoltà nell'ammettere che l'alcol, anche in quantità
moderate, è una droga psicoattiva, la nostra droga preferita, in effetti, e che
molti bevono questa roba per andare fuori di testa. Questo succede perchè
l'alcol ha una presenza importante nello stile di vita e nell'alimentazione, ed
ovviamente non fa "carino" menzionarlo nello stesso contesto di, per
esempio, violenza domestica, emorragie all'esofago, o arresto cardiaco indotto
dalla cocaina.
E' meglio che gli articoli sull'alcol appartengano di più alla categoria delle
ricette della gelatina al vino Porto, o della salsa al Madeira.
Che questo abbia a che fare con le vagonate di denaro che fluiscono nelle casse
dei giornali dalla pubblicità delle bevande alcoliche, o che il giornalismo
è una delle professioni dove il bere problematico è più presente ?
Qualunque sia la risposta, molti giornalisti trovano difficile scrivere in modo
sensato dell'alcol. Molti amano riprendere invece gli studi che dimostrano
che l'alcol farebbe bene alla salute.
Come il pezzo sul Daily Mail del 21 agosto, che riprende uno studio del Giornale
di Epidemiologia e Salute Pubblica. Il Daily Mail scrive nel primo
paragrafo che "un nuovo studio suggerisce che un bevitore moderato gode
migliore salute di un astemio, qualunque cosa decida di bere".
Un attimo, Signori, fino a un certo punto. Apprendiamo infatti che il whisky
"contiene antiossidanti fenolici che proteggono dai radicali liberi, che
possono danneggiare le cellule".
Questo caldo benvenuto alla novità non è stato minimamente offuscato dalla
cognizione che anche l'alcol non ha la mano leggera se si tratta di danni
alle cellule.
Per contrasto, vi sono molti articoli sulle droghe illegali (o almeno, illegali
dopo una legge del 1916 che rispecchiava il panico del tempo di guerra), che si
concentrano esclusivamente sui loro effetti dannosi Ci permettiamo di ricordare
i titoli cubitali sull'ecstasy, che pure uccide molto meno di quanto faccia
l'alcol.
Sono stati citati i membri del governo che hanno ammesso di avere usato cannabis
all'università. Ma dove sono gli articoli su quei personaggi VIP, incluso
almeno un ministro ancora in carica di recente, che sono morti per cirrosi
epatica o pancreatite ?
Talvolta, mi diverto un pò (senza far danno) con qualche mio paziente che ha
problemi di alcol. "Lei usa qualche droga ?" chiedo, sfoggiando
un'espressione indagatoria, così che spesso essi rispondono con palpabile
indignazione "Oh, no, dottore, non ho mai preso droghe". Alcuni anzi
implicano che i dipendenti da droghe sono una masnada di gente sub-umana che
dovrebbe essere messa al muro.
Sfortunatamente, quello che passa per essere un dibattito politico sul grave
problema dell'uso di droghe, vede spesso in prima linea persone di mezz'età,
con un doppio whisky in una mano ed una sigaretta nell'altra, che pontificano
sull'uso di droghe fra i giovani.
Chissà se lo Spettatore avrà colto la giusta prospettiva, quando di recente ha
potuto vedere un cartone dove una coppia in auto attraversa il cancello
di una prestigiosa residenza di campagna, ed il marito dice "Quale onore
essere invitati a prendere la droga del mattino al Castello".
+++
La buca dei giornalisti bevitori:
El Vino in Fleet Street, Londra.

Di Colin Brewer, direttore medico, Stapleford Centre, Londra.
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