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American Journal of Epidemiology

Un recente rapporto mette in discussione gli effetti benefici dell’alcol sul sistema cardiocircolatorio.

Mercoledì 8 settembre 2004, Reuters (Charnicia E. Huggins) New York

L’idea che un consumo leggero o moderato di alcol possa proteggere dalla malattia cardiaca è ben radicata, ma un recente studio la mette in discussione. 

Analizzando i dati sull’arco di un decennio, i ricercatori hanno trovato che un consumo di alcol è associato ad un minor rischio di malattia cardiaca, ma solo fra persone di razza bianca. Fra i neri, si verifica l’opposto, il consumo di alcol è associato ad un maggior rischio di malattia cardiaca e di morte per cause cardiovascolari.

Questo non significa che gli effetti protettivi dell’alcol dipendano dalla razza del bevitore, secondo lo studio del Dr. Flavio Fuchs  della Università Federale di Rio Grande do Sul in Brasile e riferito alla Reuters Health.

"Noi non crediamo che l’etanolo abbia uno specifico effetto a seconda della razza" ha dichiarato. "Non c’è alcun supporto scientifico che faccia supporre che i neri rispondano differentemente all’etanolo"

Piuttosto, i ricercatori dicono, nel loro rapporto all’American Journal of Epidemiology, che i risultati contrastanti fra bianchi e neri “solleva la questione se l’effetto cardioprotettivo dell’alcol è reale o se non è confuso dalle diverse caratteristiche di stile di vita dei bevitori”

I risultati dello studio solleva dubbi sulla convinzione che la gente dovrebbe bere alcol come strategia preventiva per proteggersi dalla malattia cardiovascolare. "Un consumo moderato di alcol non sembra aumentare il rischio di attacco cardiaco, ma non risulta chiaro se esso protegge dallo stesso rischio” ha detto Fuchs.

Questo è importante, ha aggiunto, perché "c’è una tendenza in qualche nazione a raccomandare il consumo di quantità moderate di alcol per ottenere una protezione cardiaca”

Fuchs ed i suoi colleghi hanno analizzato i dati di 14,506 partecipanti, bianchi e neri, alla ricerca Atherosclerosis Risk in Communities Study, che è ancora in corso. I partecipanti  hanno fornito dati sulle loro abitudini relative all’alcol, se stanno ancora bevendo, se sono ex bevitori, il numero medio di drinks che prendono alla settimana, e sono stati seguiti per 10 anni. 

Circa il 55% dei maschi bianchi ed il 34% delle femmine bianche hanno dichiarato di essere bevitori, mentre fra i neri si sono dichiarati bevitori il 45% dei maschi ed il 15% delle femmine.

Nel periodo della ricerca 707 persone sono state ricoverate in ospedale per attacco cardiaco, o hanno sperimentato qualche altro disordine cardiaco. Di queste, 146 sono poi decedute.  L’incidenza della malattia cardiaca fra i bevitori è stata più alta per i neri che per i bianchi. Per esempio, con un consumo di 13 grammi di alcol al giorno (pari ad una lattina di birra da 33 cl) i maschi neri hanno sperimentato  il 13% di possibilità  in più di avere malattie cardiache, mentre i maschi bianchi hanno mostrato il 22% di possibilità in meno.

Inoltre, i maschi neri con un  consumo fra i 140 ed i 210 grammi di alcol alla settimana – da 13 a 19 bicchieri di vino, per esempio – hanno mostrato probabilità più che doppie di avere dei problemi cardiaci rispetto ai loro pari non bevitori. Per contro, i maschi bianchi che bevevano le stesse quantità hanno mostrato probabilità di rischio cardiaco all’incirca della metà rispetto ai bianchi non bevitori.

Le donne bianche che bevevano solo in rare occasioni (il 27% del totale) hanno mostrato il 53% di probabilità di rischio in meno rispetto alle non bevitrici. Quelle che hanno dichiarato di consumare oltre i 70 grammi di alcol alla settimana hanno mostrato probabilità simili. Non si sono potute trarre conclusioni sulle donne nere perché il numero di quelle che bevevano solo in rare occasioni era troppo limitato.

La ragione della discrepanza fra bianchi e neri è sconosciuta, ha detto Fuchs, ma i bianchi sembrano avere un profilo generale di più basso rischio. La morale ? “L’uso moderato di vino, e probabilmente anche di birra e liquori, non sembra far male, ma probabilmente non ci protegge la salute” ha dichiarato Fuchs.

Origine: American Journal of Epidemiology, September 1, 2004.

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